Presidente della Repubblica, Bonaccini: 'Con Mattarella siamo in ottime mani'

Giudice costituzionale ex Dc "probo, di grande onestà e fibra morale" di cui va ricordato "l'impegno nella lotta alla mafia". Insomma è lui l'uomo di cui abbimo bisogno al Quirinale, per il Governatore. La candidatura di Mattarella mete d'accordo anche gli ex bersaniani

Con Sergio Mattarella al Quirinale "saremmo in ottime mani". Per Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna, quella del giudice costituzionale ex Dc "è  un'ottima candidatura". Si tratta di una personalità "con un profilo assolutamente adatto all'incarico: uomo probo, di grande onestà e fibra morale" di cui va ricordato "l'impegno nella lotta alla mafia, il lavoro che ha svolto al Governo e in Parlamento".

Tutti i requisiti giusti dunque per essere un buon Capo dello Stato secondo Bonaccini, che in Parlamento sta guidando la pattuglia dei grandi elettori emiliano-romagnoli. E' stato lo stesso Bonaccini, qualche giorno fa, a ricordare che Romano Prodi (che ieri ha preso solo una manciata di voti) si era tirato "fuori dai giochi", pur ribadendo tutta la stima nei confronti dell'ex premier.

Col nome di Mattarella, Renzi sembra aver fatto pace  con gli ex bersaniani. "Mattarella candidato all'unanimità dal Pd alla presidenza della Repubblica. Benissimo. Adesso avanti così", commenta via Facebook Andrea De Maria, deputato e componente della segreteria Pd di Matteo Renzi. Ora "uniti e determinati". Esulta anche un'altra elettrice bolognese, Marilena Fabbri. "Sergio Mattarella era la prima scelta di Bersani nel 2013, ma allora il Pd non era nelle condizioni di porre un nome secco, oggi sì'. Lo avrei votato allora e lo voto convintamente oggi", fa sapere.

CHI E' MATTARELLA - Nato a Palermo nel 1941, nome storico della Dc, dal 2011 è giudice della Corte Costituzionale. Il padre, Bernardo, fu tra i fondatori della Dc siciliana, deputato alla Costituente e ministro dei Trasporti, del Commercio Estero e delle Comunicazioni tra la metà degli anni '50 e '60. Nella sua storia spicca il dramma famigliare del fratello Piersanti, ucciso da Cosa Nostra il 6 gennaio 1980. Aveva solo 45 anni ed era governatore della Sicilia. Tre anni dopo Sergio Mattarella viene eletto deputato con la Dc. Negli anni Ottanta è ministro dei Rapporti con il Parlamento nei governi De Mita e Goria. Poi ministro dell'Istruzione con Giulio Andreotti, carica dalla quale si dimette nel 1990 in segno di protesta contro l'approvazione della legge Mammì che, di fatto, favorì l'ascesa economica di Silvio Berlusconi. Nel 1993 è 'padre' della riforma della legge elettorale in senso maggioritario che porta il suo nome, il 'Mattarellum', sostituita nel 2013 dal cosiddetto 'Porcellum'. Nel 1996, con la vittoria elettorale dell'Ulivo guidato da Romano Prodi è capogruppo dei popolari alla Camera e diventa vicepresidente del Consiglio quando, dopo la caduta di Prodi, l'incarico venne assunto da Massimo D'Alema. Nei secondi governi D'Alema e Amato, Sergio Mattarella è ministro della Difesa. Nel 2001 è nuovamente eletto deputato nelle liste della Margherita e riconfermato a Montecitorio nel 2006 per la lista dell'Ulivo carica che ha ricoperto fino al 2008.

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