Carenza medici in montagna, M5s: "Stipendi più alti e incentivi a chi accetta lavoro"

Sì a medici di Medicina generale e guardia medica e "tecnologia atta a evitare ai pazienti spostamenti per esami, che possono essere eseguiti in loco senza particolari difficoltà”

"La Regione garantisca un adeguato accesso ai servizi sanitari e sociosanitari a tutti i cittadini e, in particolare, a quelli che abitano in montagna o nelle zone considerate disagiate". E' il sunto di un’interrogazione di Giulia Gibertoni, Movimento 5 stelle, che sollecita la giunta innanzitutto a finanziare i Comuni così che possano garantire la presenza di medici negli ambulatori comunali e reclutare nuovo personale nelle strutture sanitarie montane.

La proposta riguarda anche lo stanziamento di risorse per finanziare una forma di incentivazione e stipendi più alti a chi sceglie di lavorare nelle zone svantaggiate. “La carenza di medici di base e ospedalieri- sottolinea la consigliera M5s- oltre a essere un problema nazionale è un problema anche regionale, in particolare delle zone montane, zone meno ambite per le evidenti difficoltà dovute alla morfologia del territorio, dal clima che nei periodi invernali limita gli spostamenti e dalla mancanza di numerosi servizi diffusi nelle rimanenti zone del territorio regionale”.

Sì a medici di Medicina generale e guardia medica e ammodernare periodicamente gli ambulatori “con tecnologia atta a evitare ai pazienti spostamenti per esami, che possono essere eseguiti in loco senza particolari difficoltà”.

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La consigliera sollecita inoltre investimenti per reclutare nuovo personale medico e sanitario in montagna, “permettendo in tal modo alle Ausl di erogare incentivi almeno per i primi anni di servizio al nuovo personale nelle strutture sanitarie montane”. In questo caso Gibertoni invita la giunta a “prendere in considerazione l’introduzione di criteri di differenziazione stipendiale, in pratica pagando di più i medici e gli infermieri che decidono di trasferirsi in zone periferiche, montane ed in genere in zone svantaggiate” e di “valutare l’opportunità, per rendere più attrattive le strutture sanitarie montane, di attivare qui centri di alta specializzazione, che attirino utenza anche da fuori Regione, creando in questo modo opportunità di maggiori afflussi in tali territori, che possono fungere da volano per altre attività e contestualmente rendere attrattive le strutture sanitarie affinché diventino per molti professionisti in carriera tappe significative e non ostacoli alla propria carriera”. 

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