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Lunedì Salvini in centro ai gazebo della Lega: parte anche la campagna FdI

Non è ancora nota invece la location che ospiterà Matteo Renzi, in città lo stesso giorno alle 18

Come annunciato, il leader della Lega, Matteo Salvini, sarà a Bologna la mattina del 19 luglio per portare avanti la raccolta firme sulla riforma della giustizia, nei gazebo allestiti dal Carroccio in via Ugo Bassi. Il segretario, in una precedente dichiarazione, aveva assicurato: "Sarò in città lunedì 19 luglio, con gioia, col candidato sindaco e per raccogliere firme per i referendum sulla giustizia", sebbene non sia ancora stato ufficializzato un nome "gradito" a tutta la coalzione di centrodestra. 

I due "Matteo", Renzi e Salvini, in città il 19 luglio

Parte anche la campagna elettorale di Fratelli d'Italia, con i primi tre banchetti, da domani 17 luglio: dalle 10 alle 12.30 in piazza Aldrovandi angolo via San Vitale; dalle 17 alle 19 in via Farini angolo D'Azeglio e al Mercato delle Erbe.

Non è ancora nota invece la location che ospiterà Matteo Renzi, in città lo stesso giorno alle 18 per presentare il suo ultimo libro "Controcorrente".

I quesiti referendari 

Responsabilità diretta dei magistrati. Secondo la legge attualmente in vigore, chi oggi è vittima di un errore giudiziario può chimare in causa lo Stato che poi, entro due anni dal risarcimento, ha l'obbligo di rivalersi nei confronti dello stesso magistrato "nel caso di diniego di giustizia", qualora si ravvisi una "violazione manifesta della legge nonché del diritto dell'Unione europea" o se viene accertato che "il travisamento del fatto o delle prove" siano "stati determinati da dolo o negligenza inescusabile". L'obiettivo del referendum è invece permettere al cittadino di poter chiamare in giudizio direttamente il magistrato. 

Riforma della custodia cautelare. "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva". Ciò comporta il divieto di anticipare la pena, a meno che non si renda necessario disporre le così dette misure cautelari. La carcerazione preventiva deve (o dovrebbe) essere motivata da specifiche esigenze cautelari: pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato.  Nel referendum si propone di limitare la possibilità di ricorrere al carcere prima di una sentenza definitiva.

Separazione delle carriere tra giudici e pm. A oggi i magistrati della pubblica accusa e quelli chiamati a giudicare sono inseriti in un'unica categoria professionale. Nel corso della loro carriera i magistrati passano più volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa. Per i proponenti però "questa contiguità tra il pubblico ministero e il giudice rischia di creare uno spirito corporativo tra le due figure e di compromettere un sano e fisiologico antagonismo tra poteri, vero presidio di efficienza e di equilibrio del sistema democratico". Il quesito punta dunque a stabilire che il magistrato, "una volta scelta la funzione giudicante o quella requirente all'inizio della carriera, non possa più passare all'altra".

Nel referendum sono poi inseriti altri tre quesiti, uno dei quali riguarda le regole per elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura. Secondo i proponenti,  "il 'caso' Palamara' ha portato alla luce i guasti del sistema delle 'correnti'" e "il primo passo per poterlo sradicare è quello di superare il potere di veto delle correnti all'interno del Csm". Attualmente un magistrato che voglia candidarsi al Consiglio Superiore della Magistratura deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme. Con il referendum verrebbe abolito il vincolo delle firme in modo da permettere "a tutti i magistrati di candidarsi, senza dover sottostare al condizionamento delle correnti".

Abolizione della legge Severino che prevede, in caso di condanna superiore ai 2 anni, che ad alcune specifiche ipotesi di reato sia comminata automaticamente la sanzione accessoria dell'incandidabilità alla carica di parlamentare, consigliere e governatore regionale, sindaco e amministratore locale. Secondo i promotori del referendum l'ultima parola deve invece spettare al giudice che può stabilire, oppure no, in base al caso specifico,  se comminare, oltre alla sanzione penale, anche la sanzione accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici e per quanto tempo. 

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