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Riforme costituzionali, Calvano: 'Alle Feste dell'Unità sottotitolo per il sì al referendum'

Campagna elettorale in favore del sì al referendum costituzionale del prossimo autunno a partire dalle Feste dell'Unità: 'Devono essere tutte impostate in quel modo' per il segretario regionale PD

Campagna elettorale in favore del sì al referendum costituzionale del prossimo autunno alle Feste dell'Unità. E' l'idea del segretario regionale PD Paolo Calvano, annunciata oggi pomeriggio alla direzione nazionale del partito. "Abbiamo ritenuto che le Feste dell''Unità debbano avere un sottotitolo per il sì al referendum, poi lo slogan ce lo dirà il partito. Ma devono essere tutte impostate in quel modo, con un'indicazione chiara che quelle feste vogliono promuovere quella cosa - ha detto Calvano - che come Pd abbiamo portato avanti in modo unitario, discutendo al nostro interno e arrivando a un'approvazione che nei diversi passaggi ha portato a maggioranze del 57% in Parlamento, percentuali che "penso che possano essere anche superiori nel Paese se facciamo tutti il lavoro che dobbiamo fare", afferma Calvano.

Il numero uno del PD emiliano-romagnolo ha annunciato "mille comitati" per il sì, "partendo da 600 comitati nei nostri circoli. C'è un clima molto unitario e siamo completamente disinteressati da quello che abbiamo votato al congresso, penso che questo sia un valore aggiunto per il Pd". La campagna per il referendum comincerà nei territori che non sono chiamati alle urne in giugno per le amministrative. "Ci sono Comuni al voto, se cominciano più tardi o vanno più lenti non succede niente - spiega Calvano - abbiamo delle priorità". (agenzia dire)

RIFORME COSTITUZIONALI. Si tratta del terzo referendum costituzionale nella storia della Repubblica. Il referendum verte sul ddl Boschi, approvato il 12 aprile. Non è previsto il quorum. 

Riforma del Senato. Riduzione dei poteri del Senato e modifica nell'elezione dei senatori che non potranno dare la fiducia al governo. Passerà da 315 a 100 membri, i senatori non saranno più eletti direttamente, ma saranno scelti dalle assemblee regionali tra i consiglieri e i sindaci. Sarà composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e cinque senatori nominati dal presidente della Repubblica che resteranno in carica per sette anni.

Il nuovo Senato potrà approvare, abrogare o modificare solo riforme costituzionali, disposizioni sulla tutela delle minoranze linguistiche, referendum, enti locali e politiche europee, potrà presentare emendamenti, ma la Camera dei Deputati non sarà obbligata ad accettarli. Parteciperà all’elezione di due giudici costituzionali, del presidente della Repubblica e dei membri laici del Consiglio superiore della magistratura.

Titolo V. Riduzione dell’autonomia degli enti locali, ovvero modifica del Titolo V della Costituzione. Molte competenze saranno in capo allo Stato, mentre le competenze concorrenti (cioè condivise tra Stato e regioni) scompariranno. La competenza Alle regioni rimarrà la sanità, ma la riforma prevede l'intervento dello stato anche in questioni esclusivamente regionali. Abolizione definitiva delle province. 

Elezioni del presidente della Repubblica. Il presidente della Repubblica sarà eletto dalle due camere, senza più la partecipazione dei delegati regionali. Sarà necessaria la maggioranza dei due terzi fino al quarto scrutinio, poi basteranno i tre quinti. Al nono scrutinio basterà la maggioranza assoluta (attualmente è necessario ottenere i due terzi dei voti fino al terzo scrutinio; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta). 

Abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro - CNEL. Previsto nella Costituzione, è un “organo consultivo”, con la facoltà di promuovere disegni di legge. È composto da 64 consiglieri, in parte nominati dal presidente della Repubblica e dal presidente del Consiglio in parte dalle categorie produttive e dai rappresentanti di associazioni e volontariato.

Possibilità di introdurre referendum propositivi, mentre attualmente i referendum possono solo confermare o abrogare leggi.

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