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Ticket sanitari, gli stranieri non pagano. Sokos smentisce

L'Associazione replica alle parole della consigliera Cocconcelli a proposito dell'attività svolta all'interno del proprio ambulatorio

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

Alla polemica mossa dalla leghista, Mirka Cocconcelli, sulla presunta evasione del pagamento dei ticket sanitari da parte dei cittadini stranieri, pronta arriva la replica dell'Associazione Sokos, tirata in ballo dalle parole della consigliera.

"Ci teniamo a smentire in toto le dichiarazioni del consigliere comunale Mirka Cocconcelli a proposito dell’attività svolta nell’ambulatorio dell’Associazione Sokos", scrive in una nota l'Associazione che prosegue: "Le affermazioni erronee e gravemente tendenziose, peraltro da parte di un medico, dimostrano scarsa competenza anche in materia di legislazione sul diritto alla salute per la popolazione migrante.
La consigliera dimostra di non conoscere neppure la recente normativa che introduce il pagamento del ticket: infatti, i cittadini italiani il cui reddito è inferiore ai 36.000,00 euro non hanno bisogno di accedere all’ambulatorio SOKOS, posto che la legge espressamente già li esonera dal pagamento del ticket!!

Tanto ciò premesso, vale la pena precisare che l’ambulatorio a cui la dottoressa Cocconcelli fa riferimento è gestito dal 1993 da operatori e medici volontari appartenenti all’associazione Sokos,che garantiscono  assistenza sanitaria ai cittadini, anche italiani, senza fissa dimora e quelle “cure urgenti ed essenziali” che sono espressamente prescritte dal Testo Unico dell’Immigrazione a favore di tutti gli stranieri privi di permesso di soggiorno.
Le attività all’interno dell’ambulatorio si svolgono in regime di convenzione con l’AUSL che, grazie all’attività di SOKOS, realizza un enorme vantaggio: infatti, affidando ad un’associazione di volontariato la cura e l’assistenza dei cittadini immigrati senza permesso di soggiorno, l’AUSL dà esecuzione a quanto stabilito dall’ art. 35 del T. U. sull’immigrazione, evitando che tale onere gravi sui medici di base del territorio, che, diversamente dovrebbero prendere in carico anche tali pazienti. Per trasparenza e correttezza verso i cittadini bolognesi, si segnala, inoltre, che la convenzione con SOKOS costa all’AUSL solo 11.000 euro annui per le spese di gestione, più i locali (convenzione scaduta il 31.12.2010 e non ancora rinnovata).
Le spese sostenute per le prestazioni sanitarie erogate vengono rimborsate alla Regione Emilia Romagna dai paesi di provenienza nel caso dei cittadini neocomunitari (identificabili tramite un codice ENI), e da un fondo speciale del Ministero dell’Interno nel caso dei non comunitari (identificabili tramite il codice STP).

Si tiene inoltre a precisare che, come previsto dalla normativa vigente, tutti gli stranieri privi di permesso di soggiorno sono obbligati a contribuire alla spesa sanitaria a parità di condizione con i cittadini italiani: gli utenti di SOKOS che accedono alle prestazioni sanitarie pagano il ticket come i cittadini, anche perché, in assenza della prova del pagamento, le amministrazioni dell’AUSL si rifiutano di rilasciare i referti.
Invitiamo, quindi, la consigliera a cercare altrove sprechi e costi superflui nella gestione della sanità, evitando attacchi strumentali e demagogici verso associazioni di volontariato che operano solo al fine di garantire il rispetto del diritto alla salute di tutti i cittadini presenti sul territorio bolognese, a prescindere dalla loro cittadinanza, nel pieno rispetto della legge.

Crediamo opportuno richiamare l’attenzione della Sig.ra Consigliera sull’art. 32 della Costituzione Italiana laddove stabilisce che: La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Il nostro è veramente un “fantastico ambulatorio”, non nel senso ironico inteso dalla consigliera Cocconcelli, perché accoglie tutti coloro che fuggono da Paesi dove c’è guerra, fame, disperazione offrendo loro assistenza, una buona medicina e quell’umanità che nelle dichiarazioni della consigliera manca completamente.
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