Politica

Stop alla proiezione del documentario pro Russia

A bloccarlo è stato il presidente del quartiere Porto Saragozza. La serata era ospitata dal Centro Sociale “La Pace” di Via del Pratello

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Dopo un intenso tira e molla tra il Comune di Bologna e l’Associazione Culturale Russia Emilia-Romagna, è stata bloccata anche la proiezione del documentario di Russia Today ‘Donbass ieri, oggi e domani’. Di ospitare la serata, introdotta da Vincenzo Lorusso, anima del canale pro Mosca ‘Donbass Italia’, di era offerto il Centro Sociale “La Pace” di Via del Pratello. Ma il presidente del Quartiere Porto Saragozza, Lorenzo Cipriani, con una Pec inviata il 30 giugno, ha bloccato la visione del film.

L’Agcom dietro al ‘no’ 

Cipriani per motivare il suo no ha invocato un “provvedimento dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), che il 4 giugno scorso, anche a seguito di una segnalazione inoltrata dal Ministero degli Affari Esteri, avrebbe chiesto alle piattaforme di condivisione di video YouTube e X (ex Twitter), la rimozione del suddetto documentario, prodotto dal canale televisivo Russia Today e accessibile dall’Italia”.

In particolare, il documentario ricostruirebbe “quanto accaduto in Donbass negli ultimi 10 anni senza alcuna disamina o riproposizione di posizione diverse, descrivendo la popolazione ucraina come composta da feroci nazisti che vogliono sterminare il loro stesso popolo con la complicità di Nato, Usa e Unione Europea, indicati come i veri mandanti delle stragi e autori del colpo di stato del 2014”. In pratica, si tratterebbe dell’ennesimo film ispirato dalla propaganda bellica del Cremlino.

L'esposto di Italia Viva in Procura

Per evitare la proiezione, il partito Italia Viva ha presentato un esposto in Procura. In una nota, il partito ha fatto sapere come il documentario voglia fare una “apologia della brutale aggressione” nei confronti dell’Ucraina, e che i contenuti del film “assumono un carattere politico di incitamento all'odio razziale in violazione della dignità umana e appaiono riconducibili ad una forma di propaganda russa con un chiaro intento di diffondere notizie distorte e generare disinformazione, volte a orientare l'opinione pubblica screditando i paesi occidentali e le istituzioni europee”. Italia Viva, come scrive la Dire, riporta il parere dell’Agcom, che solo pochi giorni fa ha chiesto alle piattaforme YouTube e X la rimozione di questo documentario.

A Bologna già proiettato ‘Il Testimone’

Il 16 giugno al Parco 11 Settembre era stato invece proiettato 'Il Testimone'. " Un'opera di fantasia", come la descrivono gli stessi organizzatori, finanziata dal governo russo per diffondere la posizione di Mosca sulla guerra in Ucraina.  La pellicola – che nei titoli di testa ha i loghi del Governo e del ministero della Difesa russi – è dichiaratamente frutto della propaganda russa.

Il film, che anche in Russia è stato un flop, è stato prodotto su richiesta del Cremlino. Costato oltre 200 milioni di rubli, circa 1,7 milioni di euro, ha incassato al botteghino meno di 14 milioni di rubli (142.000 euro). 

Le proteste dell'Associazione Culturale Russia Emilia-Romagna

In un comunicato, l'associazione che ha organizzato la proiezione illustra punto per punto le operazioni che il governo di Kiev, sostenuto dalla Nato, avrebbe fatto dal 2014 nel Donbass. 

"Oltre 10 mila cittadini del Donbass sono stati trucidati dall’esercito ucraino e in particolare dai Battaglioni Nazisti come il famigerato 'Azov' - si legge nel comunicato - . Il film “Donbass ieri, oggi e domani” documenta la barbarie compiuta da queste formazioni sui civili delle due Repubbliche oggi territorio della Federazione Russa. Questa è la disamina non gradita ai politici italiani proni al dominio anglo-statunitense, compreso il Comune di Bologna". Gli attivisti pro Russia accusano "l’Unione Europea, lungi dall’essere quel meraviglioso giardino circondato da una giungla planetaria, come descritto da Joseph Borrell" di essere "un modello reazionario neoliberista gravemente malato ed estremamente infettivo".

Il tam tam è proseguito anche su Telegram, dove i militanti hanno spiegato le ragioni del blocco e invitato a contattare direttamente il presidente del Quartiere Porto Saragozza per protestare. 

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