50 anni di colonscopia: in Emilia Romagna il tasso di sopravvivenza al tumore del colon-retto più alto d’Italia

Stefano Bonaccini: “Continueremo a rafforzare l’impegno affinché sempre più cittadini aderiscano allo screening”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

Era il giugno del 1969 quando il prof. Wolff, assieme al collega Hiromi Shinya, praticò al Beth Israel Medical Center di Manhattan la prima colonscopia, perfezionando in questo modo quella tecnica che, ad oggi, è riconosciuta come la più efficace non solo nella diagnosi precoce dei tumori del colon-retto, ma anche per la cura di patologie gravi e invalidanti come il Morbo di Crohn. Secondo i dati di AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori), nel 2018, sono state effettuate oltre 51mila nuove diagnosi di tumori del colon-retto, pari al 15% di tutti i nuovi tumori negli uomini e al 13% di quelli delle donne, confermandosi così come la seconda forma di cancro per entrambi i sessi, preceduta solo da quelli al polmone e alla mammella. A livello mondiale, i dati dell’Istituto Veronesi, indicano una media annuale di 1,8milioni di nuove diagnosi all’anno. Grazie alla diagnosi precoce e alle evoluzioni in campo medico e farmaceutico, oltre che alle modifiche agli stili di vita, i dati epidemiologici mostrano una crescita esponenziale della sopravvivenza media dei pazienti affetti da questa malattia sia a 5 che a 10 anni (Secondo i dati AIRTUM, aggiornati al 2017, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di un tumore al colon è del 66%, mentre per un tumore al retto scende al 62%; a 10 anni scende al 64% per il colon e al 58% per il retto ). Tale crescita è senza alcun dubbio imputabile alla diagnosi precoce e alle iniziative di screening che in Italia, riguardano la popolazione di età compresa tra i 50 e i 69 anni. In Emilia Romagna, la Regione si impegna dal 2005 nella campagna di screening che coinvolge mediamente 1milione e 200mila persone chiamate ogni due anni a sottoporsi ai test di prevenzione di primo livello (ricerca del sangue occulto nelle feci) e, successivamente, ove necessario alla colonscopia. “Voglio partire da un dato, estremamente significativo - commenta il presidente della Regione Stefano Bonaccini - : quello della sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi. Ed è proprio l’Emilia-Romagna ad avere i tassi di sopravvivenza più elevati in Italia per tutti i tumori, al 62,4%, e per le singole patologie. Per il colon-retto abbiamo superato il 68%, per entrambi i sessi. Non solo: negli uomini l’adesione allo screening ha fatto sì che oggi la nostra regione sia al terz’ultimo posto, a livello nazionale, per incidenza di questa neoplasia. Non sono semplici numeri, né aride percentuali, perché ci danno speranza. Speranza di potercela fare, sempre di più; grazie alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla cura, e grazie agli strumenti, primo fra tutti la colonscopia, che la medicina oggi mette a disposizione. Da parte nostra, quindi, continueremo a rafforzare l’impegno affinché sempre più cittadini aderiscano allo screening, un’opportunità straordinaria offerta gratuitamente dal servizio sanitario. Perché rispondere a questa chiamata può davvero fare la differenza”.  L’adesione alla campagna di screening per il tumore del colon-retto è circa il 50% della popolazione emiliano romagnola, con un gradiente che varia dal 65 al 50% dal nord al sud della regione, e con una partecipazione femminile lievemente superiore. “La colonscopia è a tutti gli effetti uno degli esami che ha cambiato la prassi diagnostica e di intervento per i tumori del colon-retto - spiega Elisabetta Buscarini, Presidente di FISMAD, Federazione italiana delle Società Malattie dell'Apparato Digerente e Direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia dell’Ospedale Maggiore di Crema -. Nei tre percorsi di screening ormai diffusi a livello nazionale (tumore al seno, alla prostata e, appunto al colon-retto, ndr) questo è l’unico realmente in grado di interrompere la storia naturale della malattia poiché permette l’asportazione di lesioni precancerose, come i polipi adenomatosi, o tumori in fase iniziale. È la vera prevenzione primaria, quella che ogni anno consente a 18mila italiani, l’equivalente di una piccola città, di uscire completamente guariti da una colonscopia, dunque a fronte di una stima di oltre 50mila pazienti cui ogni anno viene diagnosticata una forma tumorale all’intestino, 18mila guariranno grazie a un atto endoscopico non invasivo. Per questa ragione è importante diffondere la cultura della prevenzione primaria che, come è evidente, nel caso della colonscopia rappresenta un mezzo efficace per contrastare l’insorgenza del tumore al colon-retto. Ancor più, a fronte dei timori che ancora permangono in certe fasce della popolazione, è utile condividere un messaggio rassicurante anche circa questa tecnica che, rispetto a 10 anni fa, è diventata assolutamente indolore”. Proprio allo scopo di diffondere una corretta conoscenza delle prassi diagnostiche in ogni strato della popolazione Norgine, multinazionale del settore farmaceutico, ha promosso una mostra che presentata in anteprima in occasione del “Congresso Europeo di Gastroenterologia”, in programma a Barcellona dal 20 al 24 ottobre. L’esposizione è frutto di un lavoro di ricerca che ha avuto come protagonisti alcuni pazienti affetti da tumori del colon-retto, Morbo di Crohn (malattia infiammatoria cronica dell’intestino) che grazie alla colonscopia, e quindi a una diagnosi precoce e corretta, oggi sono guariti o hanno recuperato una qualità di vita eccellente. La mostra si compone di diversi quadri realizzati dall'artista Fabric Lenny che ha tratto ispirazione dalle storie raccolte da uomini e donne di tutto il mondo che hanno accettato di aderire al progetto di Norgine allo scopo di diventare testimoni di come un esame, non particolarmente invasivo al contrario di quanto ancora si crede, sia ad oggi il mezzo più utile che abbiamo per sconfiggere malattie mortali.

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