Salute

Covid-19, i massimi esperti riuniti a Bologna: "Trauma collettivo senza precedenti. Importante il ruolo del corpo"

"Ci ritroveremo con molte problematiche psicologiche legate alla sindrome post traumatica scatenata dalla pandemia. Ciò che sta accadendo è del tutto inedito, non solo dal punto di vista medico, ma anche dal punto di vista della salute mentale"

Quindici massimi esperti di psicologia e psicoterapia si sono dati appuntamento da tutto il mondo a Bologna, ma senza incontrarsi fisicamente, per il convegno "Body and Psychotherapy at the time of Pandemic". Un evento eccezionale che nasce per guardare oltre l'emergenza sanitaria immediata e rispondere a tanti interrogativi importanti legati al ruolo del corpo, a quello della tecnologia, all'importanza del contatto fisico e al superamento di un trauma collettivo paragonabile solo a quello della segregazione dei nativi americani. Come staremo fra qualche mese? Cosa possiamo e potremo fare per superare questa esperienza? Fra gli studiosi riuniti al tavolo il filosofo Umberto GalimbertiStephen Porges, uno dei massimi neurofisiologi viventi; da Wuhan il dott. Li Wentian e ancora Vittorio Gallese; Massimo Biondi; Rubens Kignel, Corrado Sinigaglia e Ulrich Sollmann oltre ai "padroni di casa" Maurizio Stupiggia e Rosanna De Sanctis, della Società Italiana di Biosistemica di Bologna. 

Cosa ci è successo allimprovviso? Cosa ci accadrà nella fase successiva? Qualcosa di simile è mai accaduta prima? 

"E' successo che siamo stati improvvisamente catapultati in una nuova era che ha messo a dura prova la nostra connessione con il passato e con il futuro. – spiega il Professor Maurizio Stupiggia - Stiamo assistendo a due rivoluzioni temporali che si sono susseguite una dopo l’altra: una fortissima accelerazione che ha esponenzialmente destabilizzato le interazioni sociali, e ora una imprevedibile riduzione della vicinanza fisica e del contatto corporeo a causa della pandemia da CoVid-19. Durante il congresso ho voluto sottolineare come la situazione pandemica di fatto sia un trauma, in particolare un trauma collettivo: non ne esistono altri coincidenti o simili, visto che guerra e il terrorismo sono tutta un'altra cosa. Il trauma più vicino è quello della segregazione subita dei nativi americani. Anche noi come loro abbiamo subito una segregazione ed è stato interessante sapere dagli psicoantropologi americani come abbiano lavorato per ricostruire il senso di comunità e una sana individualità ricostruendo i legami con gli antenati. E questo coincide con un tentativo quasi spontaneo di tutti noi durante il primo lockdown di ricontattare persone legate alla nostra storia anche molto lontana; un moto spontaneo della ricostruzione del tessuto relazionale che ci permette di essere resilienti di fronte a questo trauma collettivo". 

Stress traumatico da pandemia: il ruolo della "resilienza" 

Massimo Biondi, dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" ha dimostrato che cosa produce quella che viene chiamata resilienza: «Si tratta di un valore molto importante in questa fase, perché stiamo attraversando e andremo sempre di più verso un periodo di grande stress e soprattutto di stress traumatico, tanto da poter parlare di post-epidemic syndrome». Biondi dunque fa riferimento alla sindrome post-epidemica e analizza il fattore della resilienza, cioè la capacità di far fronte a queste situazioni difficili e mette in luce che dal punto di vista della corporeità è molto importante se noi facciamo pratiche della meditazione, mindsfulness, yoga cioè ciò che ha a che fare con la consapevolezza corporea. Ed ecco che torniamo a quello che dicevano Gallese e Sinigaglia, ovvero che la percezione del nostro corpo e del nostro corpo in azione, produce una capacità di sentire l‘altro, di gestire le relazioni con l’altro e di modularle in un senso ottimale per sé.

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Come Umberto Galimberti ha spiegato l’angoscia e Gallese l’importanza della tecnologia

"L’intervento di Umberto Galimberti si è focalizzato sulla difficoltà di gestire questa situazione traumatica che genera angoscia, ovvero una paura senza nome, senza oggetto né contorni e al successivo tentativo di rendere minacciose delle etnie, altri stati e regioni cercando un nemico che potesse farci passare dall’angoscia alla paura. La paura è infatti più maneggiabile". Spiega De Sanctis, psicologa e psicoterapeuta che riassume così l’intervento del noto filosofo, accademico e giornalista. 
Vittorio Gallese invece, dell’Università di Parma, ha parlato dell'importanza della tecnologia, la quale diventa protesi per costruire ponti relazionali e fare da collegamento fra esseri umani in una dimensione epocale fortemente estetizzante. Il tema dell'aestesis, il processo sensoriale di sensazione estetica quindi: "La tecnologia è interfaccia fra noi e il mondo e plasma il nostro sguardo fra noi e il mondo". 

Gli esperimenti di Corrado Sinigaglia e la percezione attraverso la mascherina 

Corrado Sinigaglia, Università di Milano, nel suo intervento ha mostrato una serie di esperimenti interessanti rispetto alla percezione umana: "Quando gli attori sono per esempio schermati da un plexiglass o da altri schermi che impediscono l'azione, tutto questo modifica la percezione umana e modifica soprattutto la percezione del comportamento e delle intenzioni dell'altro. Perché è importante questa serie di esperimenti? Perché adesso che usiamo tutti la mascherina, che è uno schermo protettivo, noi sappiamo anche sperimentalmente questo ci cambia profondamente la percezione dell'altro. E c'è poi quella tendenza strutturale dell'uomo a non stare troppo lontano dall'altro. Come a dire che se sto troppo lontano dall'altro, non ne percepisco né immagino il mondo interno. Dunque possiamo stare un po' lontani dagli altri, ma poi, a un certo punto l'innata tendenza umana e di avvicinarci”. 

"Siamo costituiti da batteri e virus per il 40%"

Rubens Kignel, dal Brasile (Universidade de Sao Paulo), ha messo in luce la tendenza a vedere il mondo come totalmente puro e a combattere l’impurità anche in questa pandemia: "Basti pensare all’attenzione all’untore, a sconfiggere il virus". Ma Rubens facendo riferimento a studi di biologia e immunologia mostra come "noi siamo per il 40% composti da virus e batteri e siamo nati addirittura da virus e batterie che quindi noi non possiamo avere questa logica di ricerca ossessiva dell’impurità, ma piuttosto lui cerca di mostrare come la nostra vita sia una ricerca di convivenza con tutte le forme di virus". 

Fra gli interventi più rilevanti del congresso, anche quello di uno dei massimi neurofisiologi viventi, che ha influito in maniera profonda e fondamentale sulla psicoterapia: Stephen Porges, dell'Indiana University. Il suo messaggio principale è stato “safety is the treatment” (la sicurezza è la terapia): dice che noi riusciamo a calmarci, a regolarizzare il nostro metabolismo e a cambiare se ci sente in un ambiente sicuro. Porges stesso ha sperimentato che il terapeuta, quando riesce a costruire delle condizioni di sicurezza e lui stesso si pone come persona degna di fiducia, allora si giunge a una co-corregolazione reciproca e precisa e il paziente va verso il benessere e la guarigione.

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Le conclusioni: un confronto utile a tutti e non solo agli addetti ai lavori

«Per gli addetti ai lavori si è trattato di un evento straordinario perché ha raggruppato i massimi esperti del settore, che qui si sono confrontati pubblicamente su questo tema per la prima volta – spiega Stupiggia - Mentre le istituzioni e la stampa si occupano solo dell’emergenza immediata, l’argomento proposto dal convegno viene trascurato sebbene sarà forse, nel proseguo della pandemia e anche dopo, la questione di maggior rilievo.  Ci ritroveremo infatti con molte problematiche psicologiche legate alla sindrome post traumatica scatenata da questa pandemia. Ciò che sta accadendo è infatti del tutto inedito, non solo dal punto di vista medico, ma anche dal punto di vista della salute mentale. I terapeuti non avevano mai affrontato una emergenza tale, che richiede prospettive e strumenti totalmente nuovi».

De Sanctis ha fatto il punto sulla fruizione del seminario da parte di un target non medico, non specialistico, generalista ma altrettanto interessato: «Anche per i non addetti ai lavori è stata un’opportunità perché sono state spiegate in maniera chiara e comprensibile le dinamiche che stanno alla base di una serie di reazioni emotive e comportamentali che viviamo quotidianamente.  I relatori cercheranno di spiegare l’impatto che questa esperienza collettiva e planetaria ha su di noi, e offriranno anche strumenti praticabili di cura di sé e del proprio ambiente di vita». 

Il parterre dei relatori internazionali presenti al convegno online 

Ozden Bademci, Maltepe University, Istanbul; Massimo Biondi, Università di Roma; Fabio Carbonari, Istituto Reich, Roma; Genovino Ferri, New York Academy of Sciences; Umberto Galimberti, Università di Venezia; Vittorio Gallese, Università di Parma; Gabriel Graca de Olivera, Universida de Brasilia; Herbert Grassmann, Parkmore Institute, Johannesburg; Rubens Kignel, Universidade de Sao Paulo; Patrizia Moselli, Società Italiana di Analisi Bioenergetica; Stephen Porges, Indiana University; Frank Rohricht, London University; Corrado Sinigaglia, Università di Milano; Ulrich Sollmann, Shanghai University; Li Wentian, Wuhan Mental Health Center; Giovanni Stanghellini, Università di Chieti. 

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Chi sono Rosanna De Sanctis e Maurizio Stupiggia

Entrambi presiedono il congresso ed entrambi ne sono moderatori. Tanti i punti di contatto fra loro, uno su tutti la Società Italiana di Biosistemica di Bologna.  Rosanna De Sanctis. Psicologa, libera professionista. Presidentessa di Associazione di iDee di Bologna; didatta presso la Società Italiana di Biosistemica di Bologna e trainer per insegnanti, educatori, psicologi e supervisori.
Maurizio Stupiggia. Psicoterapeuta ad orientamento corporeo, ha integrato nel corso degli anni l’approccio sistemico-familiare con il lavoro terapeutico sul corpo. Insegna alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano. È direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Biosistemica di Bologna, opera in diversi Paesi d’Europa, in Giappone e America Latina. Ha pubblicato numerosi articoli e libri tradotti in varie lingue. 

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