rotate-mobile
Salute

Disturbi alimentari, fondi per prevenzione e cura: "Fenomeno in crescita"

Non solo bulimia e anoressia, ma anche binge-eating e colpiscono soprattutto le donne. Il progetto della Regione prevede anche posti letto dedicati. I dati nelle città in Emilia-Romagna

Per la prevenzione e la cura dei disturbi del comportamento alimentare, all’Emilia-Romagna vanno 1,9 milioni per finanziare un progetto ad hoc che ha ottenuto il via libera dal ministero della Salute.

Le risorse provengono dal fondo nazionale - istituito dal Governo nella legge di bilancio 2021 - che mette a disposizione 15 milioni per il 2022 e altri 10 per il 2023 per finanziare i Piani regionali per le patologie legate ai disordini dell’alimentazione. 1,9 milioni quelli destinati all’Emilia-Romagna, che sommati agli 820mila euro della Regione porta a oltre 2,7milioni l’investimento complessivo per contrastare i disturbi legati al cibo.

Il progetto - “Linee di intervento per il contrasto dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA)” - ha come principale obiettivo, rende noto la Regione, quello di stabilizzare e consolidare l’attuale modello organizzativo regionale della rete ambulatoriale basato sull’équipe multidisciplinare per l’intercettazione precoce dei disturbi alimentari, e garantire prossimità territoriale e adeguatezza delle cure. Altre finalità sono l’implementazione e omogeneizzazione dei Programmi Pdta (Percorso diagnostico terapeutico assistenziale) in ogni Azienda Usl e Azienda Ospedaliero-Universitaria dell’Emilia-Romagna, compatibilmente con le specificità organizzative e territoriali. Il punto su quanto messo in campo dalla Regione in questo ambito è stato fatto oggi in Commissione assembleare. 

“La Regione dedica da anni grande attenzione al fenomeno, con una molteplicità di servizi e competenze per offrire interventi integrati, coordinati e professionalmente qualificati, capaci di cogliere i diversi livelli di un disturbo che ferisce profondamente corpo e anima- sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. L’impegno si conferma con questo nuovo progetto sanitario, che prevede lo sviluppo di azioni mirate per contrastare l’insorgenza e la cronicizzazione di disturbi legati alla nutrizione e all’alimentazione. Fondamentale è lavorare insieme, con il coinvolgimento della famiglia, della scuola e delle associazioni presenti sul territorio”.  

Il progetto

Tra le azioni principali previste dal progetto il potenziamento e la realizzazione, dove non presenti, dei livelli ambulatoriali intensivi dei Day Service con figure professionali dedicate al percorso psiconutrizionale: almeno un Day service per il 50% delle Aziende sanitarie del territorio; l’implementazione della cartella socio-sanitaria unica elettronica regionale per la gestione della documentazione sanitaria, i Percorsi di cura (Programma regionale DNA) e la condivisione dei Progetti terapeutico-riabilitativi con tutti i componenti dell’équipe DNA e con gli assistiti/familiari.

E ancora, si prevede un ulteriore potenziamento della telemedicina nell’ambito della cura delle persone che soffrono di disturbi alimentari, in particolare della televisita e del teleconsulto: l’obiettivo in questo caso è raggiungere il 5% delle prestazioni in telemedicina.

Il progetto regionale sosterrà anche l’attivazione di Posti letto dedicati, ma non esclusivi, in un reparto di area medica (escluso chirurgia e psichiatria) con competenze nutrizionali, in ogni Azienda Usl per casi con minore complessità o per Area Vasta, per casi con maggiore complessità, che richiedono esperienza e formazione specifica.  

Sono previste anche attività trasversali. Tra queste la realizzazione in ambito aziendale/provinciale di eventi di formazione rivolti a tutti gli operatori coinvolti a vario titolo nella gestione della problematica DNA; la formalizzazione di un Tavolo di Rete Territoriale tra Aziende Usl, volontariato e Sistema scolastico, che promuova progetti di prevenzione e promozione della salute, e la costruzione di una rete di collaborazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica e/o Dipartimento Cure Primarie per la rilevazione precoce dei casi. La Regione, inoltre, intende dare significativo impulso alla realizzazione di un coordinamento autonomo delle Associazioni di utenti e familiari che si occupano di DNA. Il tavolo di coordinamento delle Associazioni sarà un elemento di costante verifica della progettualità realizzata dalla Regione Emilia-Romagna e dalle Aziende Usl.

Infine, una formazione regionale co-progettata e realizzata dall’Università degli Studi di Bologna su tematiche cliniche organizzative, destinata a tutti i professionisti delle équipe DNA della regione.

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) alimentari: cosa sono

Tipicamente questi disturbi hanno l’esordio in età evolutiva e colpiscono maggiormente la popolazione femminile.Sono patologie gravi caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per l’immagine fortemente distorta del proprio corpo. Tra i principali comportamenti anomali riferiti all’alimentazione e alla nutrizione ci sono l’anoressia, la bulimia, il disturbo da binge-eating, il disturbo da ruminazione e quello evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo.

Nei programmi per i disturbi dell’alimentazione si intersecano problematiche di tipo biologico, psichico, familiare e socio- culturale, che necessitano di trattamenti specializzati e multidisciplinari. da parte di équipe che lavorano in modo integrato.

"Fenomeno in crescita" anche in Emilia-Romagna

Si tratta di un fenomeno in crescita per numero di casi dopo l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia: nel 2021 in regione sono stati 2.008 i pazienti presi in carico, tra Centri di salute mentale (1.379 persone) e Neuropsichiatrie dell’infanzia e dell’adolescenza (629); nel 92,2% dei casi donne, oltre i due terzi nella fascia d’età 12-30 anni.

In Emilia-Romagna nel 2021 sono stati 2.008 i pazienti presi in carico per disturbi del comportamento alimentare, tra Centri di salute mentale (1.379 persone) e Neuropsichiatrie dell’infanzia e dell’adolescenza (629). Alcune situazioni diventano così gravi da richiedere il ricovero ospedaliero: complessivamente 856 persone di tutte le età,
di cui 701 donne (l’81,9%).
Sul totale, 1.264 degli assistiti nei Centri di salute mentale (il 91,7%) è di sesso femminile, mentre i maschi sono 115 (l’8,3%). La prevalenza della componente femminile si riscontra anche nei servizi per la presa in carico dei più giovani (Neuropsichiatrie dell’infanzia e dell’adolescenza) con 587 assistiti (pari al 93,3%). Per quanto riguarda le fasce d’età, oltre due terzi degli assistiti (1.396, pari al 69,5%) si concentra tra i 12 e i 30 anni, con un incremento del 51,9% complessivo e del 124,4% tra i minori, rispetto al 2016, complice anche la pandemia da Covid che si è fatta sentire con forza sulla salute mentale, in particolare sui disturbi alimentari, rendendone l’esordio più precoce.

Come afferma la Regione, sono aumentate le richieste di aiuto e si sono acuiti i disturbi alimentari preesistenti. In questa fascia di età sono stati 461 i casi in cui si è reso necessario uno o più ricoveri. Quanto alle diagnosi dei singoli disturbi dell’alimentazione, tra i problemi più frequenti ci sono: l’anoressia nervosa che comprende il 38,01% dei casi e la bulimia con il 26,5% di casi.

L'impegno e la cura

La normativa nazionale indica il trattamento ambulatoriale come livello di elezione per i Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Il modello organizzativo proposto dalla Regione Emilia-Romagna è quello dei Programmi PDTA (Percorso diagnostico terapeutico assistenziale) delle Aziende Usl e delle Aziende Ospedaliero-Universitarie, in una logica di “rete” tra servizi e con la persona “al centro” della cura.
Il modello prevede in ogni territorio provinciale un’équipe interdisciplinare come nucleo del sistema di cura, responsabile della continuità e coerenza dei trattamenti e dei rapporti con i centri specializzati e con le strutture della rete dei servizi sanitari (salute mentale e pediatria / medicina interna). Un modello che integra la componente pubblica e quella privata accreditata.

Le persone con anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata e altri disturbi del comportamento alimentare, sia minorenni che maggiorenni, sono assistite da équipe multiprofessionali costituite da psicologi psicoterapeuti, medici psichiatri, medici nutrizionisti, dietisti, infermieri e medici neuropsichiatri
infantili.
I trattamenti per la cura - sia della componente fisica che di quella psichica del disturbo - avvengono con trattamento ambulatoriale, riabilitazione psico-nutrizionale in day hospital o in residenza, ricovero ospedaliero per emergenze metaboliche. Tra le prerogative del servizio offerto vi è anche un’attenzione alle famiglie dei pazienti, specie se minorenni, con attività di sostegno al fine di rendere i genitori co-terapeuti, cioè parte integrante del
processo di cura. Molto stretta anche la collaborazione con le associazioni di volontariato e auto-aiuto con cui

La ripartizione delle risorse per Azienda sanitaria 

Nel 2022 la Regione Emilia-Romagna ha stanziato 820 mila euro, ripartite tra le aziende sanitarie del territorio, per sostenere il programma di assistenza ai giovani tra i 12 e i 25 anni con disturbi del comportamento alimentare e per supportarne l’assistenza residenziale nelle strutture accreditate “in Volo” di Parma e “residenza Gruber” di Bologna. In particolare: all’ Ausl Romagna vanno 200.984 euro; Ausl Bologna 191.197 euro; Ausl di Piacenza
115.330 euro; Ausl Modena 104.468 euro; Ausl Reggio Emilia 81.644 euro; Ausl Parma 64.152 euro; Ausl Ferrara 42.816 euro e Ausl Imola che ha ricevuto risorse per 19.404 euro. 

Disturbi alimentari e autolesionismo: a Bologna +30% di autocertificazioni alunni

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Disturbi alimentari, fondi per prevenzione e cura: "Fenomeno in crescita"

BolognaToday è in caricamento