Primo intervento con realtà aumentata, il chirurgo Badiali: "Coronamento di un lavoro durato anni"

Grande la soddisfazione per il ricercatore a tempo determinato e chirurgo del Policlinico Sant'Orsola

Foto archivio

"E' il coronamento di un lavoro durato anni". Grande la soddisfazione per Giovanni Badiali, ricercatore e chirurgo del Policlinico Sant'Orsola di Bologna, che per primo ha utilizzato la realtà aumentata per eseguire un intervento maxillo-facciale. Una tecnologia che lui stesso ha contribuito a realizzare, in collaborazione con l'istituto di Fisica dell'Università di Pisa, nell'ambito di un progetto di ricerca finanziato dall'Europa.

Ricercatore a tempo determinato di tipo B dell'Alma Mater di Bologna, 39 anni, all'Ateneo felsineo ha conseguito il dottorato di ricerca con una tesi proprio su questo tema. E oggi appunto ha il frutto di anni di studio e lavoro tra le mani. "E' una tecnologia- spiega Badiali, oggi in conferenza stampa al Policlinico- che consente in sala operatoria di visualizzare direttamente sul paziente molte informazioni aggiuntive, che aiutano il chirurgo a conoscere l'anatomia e a seguire piani di intervento programmati al computer il giorno prima". Ad esempio, nel caso dell'intervento in questione, la realtà aumentata è servita per guidare la mano del chirurgo nell'eseguire un taglio dell'osso mascellare e nel riposizionarne un segmento. Le indicazioni del visore compaiono "direttamente sul paziente- spiega il chirurgo- è come avere sul parabrezza dell'auto le indicazioni del navigatore, invece che in uno schermo sul cruscotto. Quello che a volte ci fa sbagliare in macchina è che serve un certo tempo per passare con lo sguardo dal navigatore alla strada. Se le indicazioni sono mostrate direttamente sulla strada, questo tempo si annulla e l'incrocio non viene più perso".

"L'obiettivo è riuscire a fondere il virtuale con il reale"

Sul visore, spiega ancora il chirurgo del Sant'Orsola, si vede allo stesso tempo sia il paziente sia tutte le informazioni virtuali sulle linee di taglio da seguire, l'anatomia della persona da operare e le indicazioni su come riposizionare le parti dello scheletro facciale. "Uno dei lavori fatti nello sviluppo del visore- rimarca Badiali- è stato rendere il sistema il più ergonomico possibile per il chirurgo, quindi evitare i disturbi legati alla visione di due cose simultaneamente. L'obiettivo è proprio riuscire a fondere dal punto di vista percettivo il virtuale con il reale".

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Dall'utilizzo della realtà aumentata in sala operatoria, continua il chirurgo del Sant'Orsola, "ci aspettiamo che possa aumentare la precisione e la velocità" degli interventi, ma anche "ridurre l'invasività" di certe operazioni chirurgiche. Solo però con ulteriori prove "sapremo se è una tecnologia che ci dà davvero dei vantaggi", sottolinea Badiali. Altre operazioni sono già state programmate: "Il visore è stato utilizzato per la prima volta in un intervento abbastanza standard- spiega il chirurgo- la prospettiva è estendere questa tecnologia a tutti i possibili interventi sull'apparato scheletrico". Prima di sperimentare la realtà aumentata in sala operatoria, "sono stati fatti numerosi test su manichini- continua Badiali- creati su misura dei pazienti che sono stati operati, in modo da rendere la procedura gia' 'vissuta' dal chirurgo". (dire)

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