Esposizione al sole: "La bufala del betacarotene e la differenza tra filtri chimici e fisici"

L'INTERVISTA. La dermatologa Patrizia Bandini sfata alcuni miti e mette in guardia sui comportamenti a rischio: "L'ustione solare per un bambino è un evento importante che lascia il segno. Non teneteli in spiaggia in certi orari"

Estate e voglia di sole. Ma l'esposizione ai raggi solari quanto ci può costare in termini di salute? Molto se non si prendono le giuste precauzioni: si va dalle fastidiose e antiestetiche macchie solari ai tumori cutanei, i melanomi, che sono di fatto quelli più "cattivi". Di cose se ne dicono molte, ma poi sono ancora troppo poche le persone che fanno prevenzione nel modo giusto, anche se le regole da rispettare sono semplici e chiare, a partire dalla scelta e dall'utilizzo delle protezioni solari. 

E' Patrizia Bandini, dermatologa del Centro Medico Santagostino di Bologna, a fare un quadro ben definito mettendo in guardia anche su alcune "bufale" o convinzioni che fanno più bene che male. Intanto quali sono i comportamenti e i soggetti più a rischio? «I soggetti più a rischio sono certamente i bambini. Una ustione subita all'età di 5 anni vale 20 volte un'ustione presa a 15 anni e questa vale 20 volte una subita a 30. E così via. A 40 anni si pagano ancora i danni delle ustioni degli anni precedenti. E quando parlo di ustioni, non immaginate delle terribili scottature con spellamento, anche un semplice arrossamento per un bambino è una importante ustione solare. I genitori devono proteggere i loro figli allontanandoli dalla spiaggia dalle 12 alle 15 e spalmando loro una protezione 50 ogni due ore e dopo ogni bagno. Sfatiamo il mito della maglietta tenuta addosso, le fibre dei tessuti non proteggono dai raggi solari, così come tanti materiali con cui sono fatti i cappellini estivi: ecco perchè ai calvi consiglio di usare la protezione solare sotto il copricapo». 

A proposito di creme solari, quali scegliere fra latte, pomate, spray, mousse e stick. E dopo quanto tempo scadono? «Intanto facciamo una importante distinzione fra due categorie di filrti solari - spiega la dottoressa Bandini - i filtri solari chimici e quelli fisici, ovvero fra quelli che proteggono la pelle attraverso assorbimento e dispersione o tramite rifrazione. Sono fisici quelli naturali e sintetici quelli chimici. Quelli da preferire sono i filtri solari fisici, che non trattengono il calore e respingono sia le frequenze UVA che quelle UVB. 

Da preferire i formati in spray, che sono più pratici e penetrano meglio, anche in soggetti pelosi. Una cosa importante sulle creme solari e sulla loro efficacia nel tempo che riguarda proprio anche il formato: i cosmetici con filtro solare vanno cambiati ogni anno (così come si dice) non perchè nel tempo perdano l'efficacia nel proteggere la pelle dai raggi solari, ma per la contaminazione batterica che subiscono e che può fotosensibilizzare la cute! E se si sceglie lo spray questo rischio è abbattuto perchè appunto il dispenser non lascia passare nulla al suo interno. Sul fattore di protezione: assolutamente un SPF 50. Va messo ogni due ore perchè alla terza ora l'SPF dichiarato si riduce della metà, alla quarta non basta più. Idem dopo ogni bagno. Per questo è meglio scegliere un fattore alto, perchè si riduce» spiega ancora la dermatologa. E la regola vale almeno per le prime due settimane di esposizione ai raggi solari. Poi eventualmente è concesso ridurre un po' la frequenza». 

Sul sole se ne dicono tante...ci sono delle "bufale" o delle credenze da smentire in quanto a cura della pelle? «Intanto non è vero che chi diventa scuro subito non soffre il sole. Il sole, che lo ricordiamo fra i suoi rischi comporta il melanoma, invecchia la pelle e provoca le rughe, cosa che a livello estetico non è certo gradevole (ed ecco perchè le modelle hanno la pelle del colore del latte). Poi sfatiamo il mito del betacarotene: aumenta la produzione di melanina (che non è una protezione dai rischi dei raggi solari) ed è addirittura cancerogeno. Altrochè far bene, provoca dei danni...Piuttosto assumere sostanze a base di licofene e polipodium ippotomus (anti radicali liberi) che prevengono invecchiamento, eritemi e danni al DNA. Si può cominciare ad assumerne da una settimana prima dell'esposizione». 

Nei: come comportarsi? Usare una protezione diversa? «Intanto diciamo che la protezione va messa ugualmente su tutta la pelle. Il rischio di melanoma è del 30% su un neo presistente e del 70% su una parte di cute dove non c'era nulla. Quindi ribadisco, SPF 50 dappertutto». 

Color cioccolato è bello? «Niente affatto. Lo abbiamo già detto, fra rughe, macchie solari e melanomi (il tumore più maligno che l'essere umano conosca) il colorito scuro non promette nulla di buono e l'abbronzatura spesso viene letta in modo sbagliato visto che la melanina viene prodotta per riparare a un danno. Vorrei ricordare l'esempio di Fiorello, che sfoggiava sempre un colorito molto scuro (lavorava nei villaggi turistici) e che dopo aver combattuto con ben tre melanomi ha fatto informazione sui rischi reali dell'esposizione ai raggi solari. Faccio anche l'esempio dell'Australia. In questo paese il tasso di melanoma è il più alto del mondo, così come la percentuale di riduzione dei rischi è la più alta proprio per la cultura che ha modificato i comportamenti: gli australiani girano sempre con la protezione solare in tasca, adesso lo sanno e fra l'altro i loro canoni estetici rifiutano l'abbronzatura!». 

Macchie solari: come comportarsi?

«Si tratta di una pigmentazione post infammatoria: mettere ossido di zonco dopo la ceretta e usare filtri minerali».

Chi è la dottoressa Patrizia Bandini. Dopo la laurea con lode all'Università di Bologna, si specializza in Dermatologia e Venereologia, nel 2002, con 70/70 e lode. Nel 2006 prende il Dottorato di Ricerca in Scienze Dermatologiche. Durante gli studi, vince la borsa di studio e altri numerosi premi per la migliore tesi di specializzazione, la migliore relazione e il migliore poster, in vari congressi. Ha eseguito una sperimentazione farmaceutica mentre svolgeva la sua attività al centro di malattie a trasmissione sessuale della Clinica Dermatologica dell'Università degli Studi di Bologna. Nella stessa clinica, ha collaborato anche con il laboratorio di Istopatologia, diretto dalla professoressa Passarini, con la quale ha realizzato numerose pubblicazioni su riviste specialistiche. Attualmente svolge attività libero professionale.

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