Lotta ai tumori infantili, scoperta nuova molecola: ricerca anche Unibo

Bolognesi tutti attivi al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie. Lo studio è stato reso possibile anche grazie ad AIRC

Un team internazionale di ricercatori, tra cui un gruppo dell'università di Bologna, ha scoperto una nuova molecola in grando di constrastare lo sviluppo di alcuni tumori infantili.

La scoperta riguarda il neuroblastoma, la forma tumorale più diffusa tra quelle che colpiscono i bambini al di sotto dei cinque anni. I risultati di uno studio realizzato da un gruppo internazionale di ricerca con il sostegno di AIRC, sono stati pubblicati dalla rivista accademica 'Science Translational Medicine'. Del team 'bolognese' fanno parte Stefania Purgato, Federico M. Giorgi, Giorgio Milazzo, Simone Di Giacomo e Giovanni Perini, tutti attivi al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie.

Al centro dell’indagine degli studiosi c’è MYCN, un oncogene riconosciuto come causa principale di diversi tumori, tra cui il neuroblastoma. Mentre nelle cellule sane ci sono normalmente due coppie del gene MYCN, in quelle colpite dalla malattia se ne possono trovare tra 10 e 500. Poiché a oggi non esistono farmaci in grado di bloccare direttamente la funzione dell’oncogene, i ricercatori si sono concentrati su un’altra strada: trovare il modo di inibire i geni che sono a loro volta regolati dall’azione di MYCN.

Il ruolo delle poliammine

L’attenzione dei ricercatori si è focalizzata in particolare sulle poliammine, un insieme di molecole con un ruolo cruciale nella crescita e nella proliferazione cellulare, il cui numero aumenta a dismisura nelle cellule tumorali. Un fenomeno, questo, che per la prima volta è stato associato all’azione del gene MYCN. “Con questo studio – spiega Giovanni Perini, docente dell’Università di Bologna e a capo di uno dei tre laboratori principali che hanno coordinato la ricerca – abbiamo messo in evidenza come l’oncogene MYCN sia capace di regolare in modo diverso più di venti geni responsabili della sintesi, degradazione e importo delle poliammine, rendendo la cellula tumorale pressoché inattaccabile”.

Il ruolo delle poliammine nella formazione del tumore era già stato evidenziato in passato, tanto che era già stato messo a punto uno specifico farmaco, il DFMO, in grado di inibire un gene direttamente coinvolto nella sintesi di queste molecole. Purtroppo però la sua azione non si è rivelata efficace poiché le cellule tumorali, quando non riescono più a produrre autonomamente le poliammine, sono in grado di attivare un meccanismo alternativo che permette di importare tali composti dall’esterno.

Una porta da bloccare

I ricercatori hanno scoperto che questo meccanismo è a sua volta guidato dall’oncogene MYCN. “Per effetto del farmaco DFMO – dice ancora il professor Perini – l’oncogene MYCN comincia a stimolare l’espressione di un altro gene, noto come SCL3A2, che produce un trasportatore di membrana specifico per le poliammine”.

La proteina SCL3A2 è un trasportatore che funziona come una porta controllata da un buttafuori, il cui compito è riconoscere e far entrare nella cellula solo le poliammine esterne. Una volta compreso questo meccanismo, i ricercatori si sono messi al lavoro per trovare il modo di bloccare il trasportatore. E ci sono riusciti, mettendo rapidamente a punto un inibitore specifico, chiamato AMXT 1501, la cui azione arresta in modo irreversibile l’apertura della porta.

Risultati incoraggianti

Grazie a questo studio, le sostanze in grado di contrastare la proliferazione delle poliammine sono quindi diventate due: il farmaco DFMO e il nuovo inibitore AMXT 1501.

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