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Martedì, 29 Novembre 2022
Salute

Vaiolo delle scimmie: cos'è, come si cura e chi deve vaccinarsi

Il Ministero della Salute ha reso note le linee guida per il vaccino per il Monkeypox. Ma al momento la vaccinazione dell'intera popolazione non è né richiesta né raccomandata

Lo scorso 8 agosto è partita la campagna vaccinale per contrastare il Vaiolo delle scimmie. Al momento il Ministero della Salute ha escluso “la necessità di una campagna vaccinale di massa”, ma contestualmente sono state individuate due categorie di persone a cui il vaccino è rivolto: personale di laboratorio con possibile esposizione diretta al virus e persone gay, transgender, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM) in relazioni non stabili. Ma cos’è davvero il cosiddetto Monkeypox? Qui una guida su sintomi, cure e vaccini.

Cos’è il Vaiolo delle scimmie

Il Vaiolo delle scimmie è un’infezione virale trasmessa dagli animali all’uomo. Chiamato anche con il nome di Monkeypox, questa malattia è causata dal monkeypox virus, appartenente alla famiglia Poxviridae, la stessa del normale vaiolo. Originario delle regioni della foresta tropicale dell’Africa centrale e occidentale, è stato identificato per la prima volta nel 1958 nelle scimmie, mentre il primo caso su un umano è datato 1970. Il primo focolaio fuori dall’Africa è stato individuato nel 2003 a causa di una importazione di mammiferi infetti, mentre nel 2022 sono stati segnalati per la prima volta dei casi nell’Unione Europea non riconducibili a viaggi o a importazione di mammiferi. Per questo motivo, l’OMS ha dichiarato il Vaiolo delle scimmie un’emergenza di salute pubblica internazionale anche se, come detto, per ora il Ministero della Salute italiano ha escluso la vaccinazione di massa.

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Vaiolo delle scimmie, i sintomi

La malattia comincia spesso con una combinazione di febbre, mialgia, debolezza, cefalea e linfonodi ingrossati. Solitamente, entro tre giorni dai primi sintomi, cominciano a formarsi delle eruzioni cutanee che evolvono presto in vescicole, croste e pustole. Le lesioni possono essere poche unità o anche centinaia e le zone solitamente più interessate sono le aree ano-genitali, tronco, braccia, gambe, viso, palmi delle mani e piante dei piedi. In presenza di alcuni o più sintomi è bene isolarsi tempestivamente e contattare le autorità mediche.
Il periodo di incubazione del virus è solitamente compreso tra i sei e i tredici giorni, ma può variare da cinque a ventuno giorni. I sintomi si risolvono spontaneamente entro le due e le quattro settimane. Il tasso di letalità del Monkeypox varia dallo 0% all’11% nei focolai in aree endemiche, con una mortalità che colpisce soprattutto i bambini piccoli. Nell’epidemia di Vaiolo delle scimmie in Nigeria nel 2017 si è notato come la malattia fosse più violenta e trasmissibile tra le persone affette da HIV, seppure nessuna di queste sia deceduta per cause riconducibili al Monkeypox.

Monkeypox: come si trasmette?

Il contagio dall’animale all’uomo, come specificato dal rapporto pubblicato dall’Istituto Clinico Humanitas, avviene attraverso il contatto fisico con animali infetti, compresi roditori e primati. La trasmissione da persona a persona avviene invece tramite contatti stretti con persone che hanno eruzioni cutanee: faccia a faccia, pelle a pelle, bocca a bocca o bocca a pelle e naturalmente tramite i rapporti sessuali. La trasmissione può avvenire anche attraverso oggetti contaminato come vestiti, asciugamani, lenzuola e superfici. Il virus può inoltre diffondersi anche durante la gravidanza, trasmettendosi dalla madre al feto.
Non è ancora chiaro per quanto tempo una persona rimanga infetta, ma si pensa che in generale le persone possano essere considerate infette dalla comparsa dei sintomi fino alla loro scomparsa.

Vaccino vs Vaiolo delle scimmie

La forma di prevenzione più efficace è rappresentata dal vaccino. Nella circolare dello scorso 5 agosto, il Ministero della Salute ha reso note le linee guida per la vaccinazione che, come detto, al momento è riservata a due sole categorie di persone considerate maggiormente a rischio. La vaccinazione universale al momento non è né richiesta né raccomandata.
Il vaccino attualmente utilizzato è il MVA-BN (Modified Vaccinia Ankara prodotto dalla Bavarian Nordic e distribuito in Europa con il nome di Imvanex. La vaccinazione prevede due dosi a distanza di ventotto giorni l’una dall’altra.

In caso di contatto con una persona affetta da Monkeypox, le linee guida da seguire per i ventuno giorni successivi dall’ultima esposizione sono le seguenti:

  • Monitoraggio dell’eventuale sviluppo dei sintomi.
  • Astensione dall’attività sessuale.
  • Evitare contatti con bambini al di sotto dei 12 anni, donne in gravidanza e persone immunodepresse.
  • Evitare il contatto con animali, inclusi quelli domestici.
  • Praticare un’attenta igiene delle mani e respiratoria.
  • Evitare di donare sangue, cellule, tessuti, sperma, organi o latte materno.

In caso insorgano i sintomi, è bene osservare uno stretto isolamento ed informare il proprio medico di base. In caso di contatto stretto bisognerà controllare con frequenza il proprio stato di salute. Finché non insorgono i sintomi tipici da infezione da Vaiolo delle scimmie, si possono proseguire le proprie attività quotidiane. Salvo specifiche indicazioni dall’autorità sanitaria, infatti, non è previsto alcun regime di quarantena.

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