Scuole chiuse per coronavirus, il fronte degli educatori 'a cottimo': "Un'altra settimana senza stipendio"

Sarebbero almeno 700 le persone che forniscono servizi scolastici ed educativi inappalto con le cooperative, tra assistenza disabili, sostegno e corsi di italiano per adulti. Martedì 3 marzo presidio sotto la Regione

A Bologna, stima il sindacato di base Sgb, sono circa 700. Sono gli educatori e le educatrici dei servizi scolastici, che nello stop forzato prorogato per la seconda settimana di fila, vedono il rischio di ricadute immediate in busta paga, con il salario non corrisposto per il periodo di interruzione causa Coronavirus del lavoro nelle scuole. Martedì 3 marzo alle ore 10 è stato convocato un presidio di lavoratori sotto la Regione, proprio per protestare contro questa situazione.

Infatti, con l'ordinanza e il successivo Decreto del presidente del consiglio, nella zona 'gialla' (leggasi tutta l'Emilia-Romagna, ndr) le scuole e servizi connessi di ogni ordine e grado resteranno chiuse un'altra settimana, fino all'8 marzo prossimo. Insegnanti di sostegno, supporto ai disabili, ma anche insegnanti per corsi singoli e tutti quei servizi pubblici dati in appalto, ma che ruotano attorno alla galassia della scuola pubblica, non avranno le stesse garanzie salariali dei loro colleghi pubblici, con il risultato che la chiusura della scuole per due settimane possa trasformarsi in una voragine in busta paga.

Con queste motivazioni venerdì scorso una delegazione di sindacalisti di base ha interrotto per protesta il Question time in Comune, venendo poi ricevuti dal direttore generale Valerio Montalto. Dall'incontro sarebbero emerse rassicurazioni circa il pagamento delle ore 'saltate' anche per la settimana a venire, ma questo non convince del tutto i sindacati di base i comitati di educatori (Sgb, Usb, educatori contro i tagli, ndr) che continua a chiedere "il pagamento per intero dello stipendio di febbraio, senza decurtazioni e senza recuperi a causa dell’emergenza". Infatti "le dichiarazioni del sindaco Merola rilasciate alla stampa in merito alla “riprogrammazione dei servizi non svolti” e alla relativa retribuzione, lasciano parecchi dubbi sul fatto che i lavoratori saranno costretti a recuperare le ore", continuano a sostenere i sindacati di base.

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La questione è sentita un po' in tutta la regione, e fa riaffiorare il tema dei servizi scolastici dati in appalto, definiti "il discount" delle prestazioni lavorative del settore. "Vogliamo sottolineare" riprende il concetto una nota del collettivo di educatori di Parma "che la problematica del pagamento a ore (cottimo) all’interno degli appalti pubblici è una questione generale che va al di là dell’emergenza attuale, e che i lavoratori in appalto, come sempre abbiamo detto, non sono retribuiti in qualsiasi tipo di chiusura dei servizi, siano esse festività o emergenze, di fatto si resta a casa senza salario".

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