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Il futuro dei rider inizia da Bologna: la nuova proposta delle consegne "etiche"

L'ambizioso progetto paga i rider 9 euro all'ora e vede coinvolti la Fondazione per l’Innovazione Urbana, il Comune, due cooperative e numerosi studenti

Anche nel nuovo lockdown che ha coinvolto numerose città in Italia, a seconda del colore della regione, loro continuano a sfrecciare e a consegnare cibo nelle case. Sono i rider, categoria professionale che si è fatta (letteralmente) strada negli ultimi anni e della cui situazione economica si è discusso a lungo. Se infatti, da una parte, molti bar e ristoranti hanno incrementato l’offerta delle consegne a domicilio durante la chiusura forzata - spesso appoggiandosi a delivery esterni - i "ciclisti delle consegne" hanno però più volte protestato per la mancanza di condizioni di sicurezza (come ad esempio le code durante il primo lockdown davanti ai ristoranti, in attesa della consegna del piatto, che rischiavano di creare assembramenti).

Un'ombra su cui fare luce

Il lavoro di molti ragazzi che consegnano il cibo a domicilio rientra nella categoria del “platform work”, una sorta di occupazione che utilizza una piattaforma on-line per far icnontare la domanda con l’offerta. Senza, però, garanzie per chi pedala. Un'ombra - quella delle retribuzione della categoria, dovuta ad una serie di variabili tra cui la forma contrattuale, il mezzo di trasporto o il giorno della settimana in cui si consegna - su cui è arrivato il momento di fare luce.

La sfida di Bologna

Ecco allora che la sfida, tanto ambiziosa quanto ammirevole, parte da Bologna: è proprio questa, infatti, la prima città italiana in cui l'utente finale ha la certezza di ricevere il cibo a casa da un operatore pagato degnamente, e non sfruttato. Un sogno diventato realtà? Forse sì, se si considera l'organizzazione e il coordinamento del progetto, che ha visto numerosi protagonisti tra cui la Fondazione per l’Innovazione Urbana e il Comune di Bologna insieme a due cooperative, Dynamo e Idee in movimento, e al centro universitario AlmaVicoo.

In che cosa consiste l'iniziativa? In una nuova piattaforma on-line, Consegne Etiche, ancora unica nel suo genere, che propone consegne a domicilio dalla parte dei tre protagonisti del ciclo di ordini: i commercianti locali, i fattorini e i cittadini. Una vera e propria sfida al delivery tradizionale e alle sue (discutibili) regole, che offre da quasi un mese un servizio più rispettoso sia dei lavoratori che dell'ambiente. Sì, perchè i rider vengono pagati 9 euro netti all'ora (considerando il compenso medio di 5,5 euro lordi, ben si comprende il grande passo in avanti del progetto) e al tempo stesso si muovono sulle Cargo Bike (delle biciclette progettate specificatamente per trasportare carichi) evitando quindi di inquinare l'aria. Una scelta significativa che ben rappresenta la consapevolezza sul tema, quanto mai attuale, della sostenibilità.

La mappa su Bologna

Al momento all'iniziativa hanno aderito, in modo gratuito, diverse realtà commerciali della città tra cui i mercati di via Vittorio Veneto, Mercati Albani e Mercato Ritrovato e Coop Alleanza 3.0 con due supermercati. La piattaforma non trattiene alcun costo e a pagare la consegna, sulla base di un preventivo equo, è il cliente.

Come funziona la piattaforma

L'utente può selezionare dalla piattaforma il prodotto o il servizio richiesto (sono presenti, per esempio, anche biblioteche con prestiti gratuiti) prendendo quindi contatto dal sito o per telefono, a seconda delle informazioni disponibili. Le modalità di consegna e di pagamento verranno concordate nello specifico al momento della prenotazione.

Che il progetto non si fermi su Bologna è un augurio che in molti - rider in primis - si fanno, considerando che Consegne Etiche è un modello esportabile fuori Bologna e in molte città d'Italia. Forse il cammino è ancora lungo ma, se è vero che "da qualche parte bisogna iniziare", una realtà come Bologna, dove la cooperazione tra i quartieri e la rete dei commercianti è ancora molto forte, è sicuramente il giusto punto di partenza.

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