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Coronavirus, il caffè al bar è d'asporto: "Incongruenze, ci vorrebbe più elasticità" | VIDEO

Consumazioni solo d'asporto e poche chiacchiere: siamo stati in alcuni bar per capire come si riparte in questa fase 2 con le nuove norme restrittive anti Coronavirus

 

Obbligo di mascherina, distanza di almeno un metro dal bancone, disinfettante per le mani e, soprattutto, si entra uno per volta. Così ripartono i bar bolognesi che, con l'inizio della fase 2, dal 4 maggio sono autorizzati alle consumazioni d'asporto. Niente file, niente soste dentro né davanti al locale, poche, pochissime, chiacchiere: il caffè si prende e porta via. Letteralmente.

Per capire come sta andando la ripartenza, siamo andati in tre bar di Bologna, in zona Saragozza, e ci siamo fatti spiegare dai baristi quali regole devono seguire e quale futuro vedono per la loro attività.

"Avremmo preferito una riapertura completa – ci dice la titolare del bar-panetteria Panettiamo di via Saragozza – servirebbe più flessibilità: nel mio caso ho clienti che entrano in panetteria, da un lato del locale, mentre per fare l'asporto devo lasciare il caffè o il cappuccino su una sedia. Non ha molto senso. Siamo ripartiti – prosegue – ma non va molto bene: faccio la metà degli incassi, ho avviato quest'attività un mese prima del coronavirus e quindi è ancora più difficile per me tra debiti con la banca, affitto, famiglia da mantenere. Andiamo avanti, sperando nel 18 maggio e – conclude – soprattutto nella rateizzazione delle spese. Come si fa, altrimenti?".

Antonio Billi dell'omonimo bar, storico locale ai piedi del Meloncello, ha riaperto ieri, martedì 5, lunedì ha preferito fare una passeggiata per prendere una boccata d'aria. "Stiamo bene, prima di tutto, e questa è sempre la cosa più importante. Per il resto, come per tutti – afferma – anche per noi l'impatto economico è notevole ma per fortuna siamo in una posizione strategica e speriamo che nel weekend, quando magari più gente andrà a San Luca, si fermeranno più clienti. Per il dopo, nel nostro caso penso non ci saranno grossi problemi: abbiamo 80mq di locale e giardino. Ma i nostri colleghi che non hanno questo spazio? Qualcuno dovrà aiutarli – dicono i fratelli Billi –  non potranno mica chiudere". 

Del resto, se si immagina un futuro per locali, bar e ristoranti lo si vede solo all'esterno dove è più facile mantenere il distanziamento tra i tavoli. "Tra consegne e asporto qualcosa la facciamo, la ripresa è lenta ma va bene – dice Matteo Langone del Corner Bar di via Saragozza  – qui solitamente, con Palazzo Albergati di fronte, abbiamo un grande afflusso di turisti, il bar è pieno, speriamo si riparta presto. Al momento ci dobbiamo rimboccare le maniche – continua – direi che l'unico modo per tirare avanti è questo. La soluzione? Nel breve periodo sicuramente agevolare i locali con i tavoli fuori perché chi non ha spazio dentro fa molta fatica. Speriamo che il Comune ci dia una mano", conclude il barman.

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