Covid, sistema bellezza in ginocchio: "Fate riaprire estetisti e parrucchieri, siamo già abituati a guanti e mascherine"

Le testimonianze di quattro imprenditrici che protestano per la mancata ripresa dal 4 maggio: "I dispositivi li usiamo da tempo, ma possiamo fare di più: diteci solo come e noi ci adegueremo"

Mariangela davanti al suo negozio

Parrucchieri ed estetisti delusi dal decreto del 26 aprile, il nuovo dpcm Coronavirus che ha calendarizzato i prossimi step di riapertura delle attività commerciali e che ha creato degli scontenti in alcune categorie in particolare, come quelle dei lavoratori della bellezza: "Eppure noi siamo proprio quelli che già prima dell'emergenza utilizzavano quotidianamente dispositivi di sicurezza come mascherine e guanti. Corsi di formazione continui e normative severe, oltre ai controlli frequenti. Ma adesso non contano nulla? Ci dicano chiaramente come metterci in regola, ma riapriamo presto perchè siamo in crisi e i debiti si moltiplicano di giorno in giorno" questa la voce di alcuni professionisti bolognesi che si rivolgono direttamente al Governo e alle istituzioni per farsi sentire e attirarel'attenzione sulle loro problematiche. 

Preoccupazione e debiti pregressi e dall'immobilità economica, Roberta, Mariangela, Marina e Michela raccontano le loro storie e il loro punto di vista sulla gestione di questa emergenza da Covid-19 in riferimento al loro comparto, confidando di poter diffondere un messaggio forte e chiaro, oltre all'appello rivolto a chi decide. 

Zero entrate per 50 giorni, ma le spese persistono

Roberta Ruggeri, titolare dell'Estetica Dharma, in zona San Ruffillo, vuole spiegare perchè è profondamente insoddisfatta dal nuovo decreto, dal quale si aspettava un'attenzione maggiore al suo settore, fortemente in crisi: "Come molte altre mie colleghe, sono in balia degli eventi dettati da questa emergenza. Vi parlo con la speranza di essere ascoltata. Dopo il discorso di Conte dell'altra sera sono nello sconforto più totale...Io non so se davvero ci rendiamo conto di quello che stiamo passando, sia dal punto di vista psicologico che economico. Il mio negozio è chiuso dal 12 marzo come da ordinamento ed è l'unica mia fonte di reddito: con quello mangiamo, manteniamo le famiglie, paghiamo le utenze, gli affitti, i tributi. Da ormai più di 50 giorni le entrate sono inesistenti, ma le uscite le dobbiamo comunque sostenere. Dopo 35 giorni sono arrivati i 600 euro e mi dicono che mi devo ritenere fortunata. Ma non ci riesco". 

Cosa si aspettava dal decreto del 26 aprile? "Mi aspettavo la possibilità di riapertura dal 4 o dall'11 maggio o perlomeno delle indicazioni chiare sul come mettersi a norma per poterlo fare a breve. Siamo stati del tutto esclusi, dimenticati. Insomma, un disastro. Io lavoro esclusivamente su appuntamento, una cliente alla volta. La sicurezza è già una nostra prerogativa, anche per proteggere noi stesse: noi non sappiamo se chi viene da noi è malato, se è sieropositivo o positivo all'epatite e non ce lo comunica...per questo per noi è da sempre una necessità lavorare con speciali accorgimenti. Chi meglio di noi è preparato a livello igeinico? Dovremmo aggiungere altri dispositivi? Lo facciamo! Ci vuole la visiera protettiva? Ce la procuriamo! Saperlo adesso sarebbe già un passo avanti". 

Voi ben saprete che la categoria delle estetiste e dei parrucchieri, per legge, è tenuta a rispettare delle normative molto severe e precise riguardanti l’igiene e i comportamenti sociali, come gli studi medici. Ausl e Comune non danno altrimenti permessi per iniziare attività. Lo sapete? Quando gli esperti si riuniscono per decidere lo sanno? Quindi, chi più di noi ha già una buona base per ricominciare in sicurezza e a tutela del pubblico. Noi lavoriamo su appuntamento, con la possibilità di regolare le entrate e le uscite dei clienti. Se non fosse che, ad oggi, ancora nessuna ufficialità di quali i dispositivi obbligatori e necessari per essere in regola anche con l’emergenza Covid. E sappiamo tutti quanto sia difficile in questo momento reperire mascherine, guanti, disinfettanti specifici. Tutti presidi che noi normalmente già utilizziamo, ma che immagino dovremmo solo imparare ad usare con più attenzione. Avremmo preferito sentirci dire 'Se siete in grado di tutelare la salute della clientela potete ripartire' E invece no!". 

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Roberta Ruggeri

Il dubbio: "Colpa dei low-cost che non garantiscono la necessaria sicurezza?"

"E la mancanza di fiducia da parte del governo sulle nostre risorse di come gestire l’emergenza a tutela della salute è alienante, ma mi chiedo se non sia a causa dei tanti parrucchieri ed onicotecnici low cost che non sono in grado di gestire i loro negozi, che veniamo penalizzati tutti?  - prosegue Roberta - E' forse questa la paura? Almeno si renda ufficiale ciò che dobbiamo aver tempo di reperire, senza farci spendere inutilmente soldi, che non abbiamo, per essere pronte e preparate, credo sia doveroso e rispettore nei nostri confronti. Neanche fossimo delle nullit: quando dovete presentarvi in ordine in conferenza stampa o in tv vi fanno comodo estetiste e parrucchieri?"

Marina: "Lo spettro del 'nero' e le spese che sono più alte del bonus"

"Sono un'acconciatrice di Bologna. Lavoro da moltissimi anni pagando regolarmente le tasse, aggiornandomi, garantendo tutti gli standard di sicurezza necessari da ben prima dell'emergenza - a parlare Marina Santin, titolare di un salone di bellezza in città - Questa chiusura prolungata metterà in grande difficoltà chi lavora come me e gioverà invece a quelli di noi  (e sono diversi) che in barba alle restrizioni hanno continuato e continueranno ad acconciare a domicilio. Naturalmente in nero e senza alcuna precauzione. Come tanti altri colleghi mi sono mossa per tempo, spendendo soldi senza incassare, per prepararmi ad accogliere le clienti nel rispetto delle regole e della sicurezza. A fronte di 600 euro arrivate, ne spendo 800 di affitto non prorogabile. Così non ce la farò. Chiedo alle autorità e all'associazione di categoria di fare controlli e opera di sensibilizzazione: lavorare in regola protegge innanzitutto le clienti, che avranno un kit igienico monouso per ridurre sensibilmente i rischi. Altrimenti a pagare il prezzo più alto saranno sempre le persone oneste".

Mariangela: "Il 4 maggio era nell'aria, poi la delusione. Ma noi siamo pronti"

Mariangela, 36 anni, titolare di una piccola realtà a Bologna, L'Officina nails and more di via degli Orti: Chiedo aiuto nella speranza di farmi ascoltare da qualcuno. Si parla di ripartire, delle grandi distribuzioni e aziende. Si parla di tutte le attività...Ma i centri estetici? Due mesi di chiusura obbligatoria, nessuna entrata ma le uscite ci sono e ci saranno. Ho aperto due anni fa una piccola realtà, con un investimento iniziale di 20 mila euro e sapete ad oggi a quanto ammonta il mio debito? 30 mila euro con zero aiuti e neppure l'ombra dei 600 euro di bonus. Mi faccio una risata o continuo a piangere? Cosa devo fare? Siamo una categoria che non è tutelata in niente. Non ho neanche la certezza del blocco delle tasse...Chi le pagherà a giugno se non ci hanno fatto lavorare? Capisco la salute e l'emergenza, ma ora basta. Devo aprire a tutti i costi". 

Si sentirebbe pronta quindi a risollevare la serranda garantendo sicurezza a lei e ai suoi clienti? "Da sempre nel mio lavoro strumenti come mascherine, guanti, igienizzanti di ogni tipo, sanificazioni dopo ogni cliente sono all'ordine del giorno. Ho l'autoclave per la sterilizzazione degli attrezzi. Lavoro da sola, solo su appuntamento, inizio e finiscio ogni mio cliente. In due anni di attività ho superato tre controlli. A noi cambia ben poco essendo già obbligato a standard si sicurezza molto elevati: servono visiere in plexiglass? Mascherine obbligatorie anche per le clienti? Distanziatori? Finestre aperte e dispositivi per il ricambio dell'aria. Ditecelo e ditecelo per tempo. Fra l'altro le persone non vedono l'ora di tornare a prendersi cura di sè, non è solo vanità, ma c'è anche un risvolto psicologico...". 

"Aggiungerei, come sottilineato da Giovanna Cacciatori, presidente unione benessere e sanità CNA di Bologna - che se l'apertura continua a posticiparsi si rischia l'esplosione dell'abusivismo (oltre a pesare sulle attività in regola) sicuramente non vengono mai attivate le norme igienico sanitarie, mettendo a serio pericolo la salute del cittadino". 

Si vociferava dell'apertura già il 4 maggio? "Esatto. Anche i fornitori (fermi anche loro visto che non lavoriamo noi) sostenevano questa possibilità e le aspettative sono state deluse con tanta amarezza da parte di tutti noi, che vogliamo solo lavorare. Continuiamo a pagare l'affitto e quando ci permetteranno di aprire i debiti che avevo già (programmati) si sommeranno a quelli dovuti alla chiusura (imprevisti)".

Michela, parrucchiera a Imola: la lettera al premier Conte

Michela Foschi, titolare dello Studio Zena di Imola, insieme alla madre Zena ha scritto una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che esprime "le idee di tutte le piccole e medie imprese che lavorano sul territorio e che hanno la responsabilità del buon padre di famiglia verso sè stesse e verso i loro dipendenti. Persone impegnate localmente che hanno costruito faticosamente e non vogliono vedere vanificati gli sforzi. Credo sia giusto dare voce a queste persone che mandano avanti l'economia del paese con tutta la forza e l'ottimismo necessari anche se l Italia non è il paese giusto per fare impresa".

E' una supplica: fateci aprire prima di giugno" 

"Egregio Presidente del Consiglio, posso solo immaginare la quantità di difficoltà che si trova a dover affrontare in questo momento. Così come sono convinto che a sua volta saprà immaginare cosa significa per un parrucchiere o per un’estetista dover attendere oltre 3 mesi prima di riaprire la propria attività. Mi permetta, il mio è tutto fuorché egoismo di parte. La mia è una supplica. 

Rispettosa, ferma, chiara. Soprattutto motivata. Non mi metto a discutere le origini delle sue scelte, anche se a mio avviso è evidente quanto siano illogiche, incomprensibili, inaccettabili. Il suo decreto è lì a confermare che i presupposti per riaprire prima di giugno ci sono! Accetteremo le disposizioni, il rapporto 1:1, tutto ciò che ci chiederete di fare…ma una cosa, proprio non ce la deve chiedere, presidente.

Perché lei ci sta chiedendo di chiudere. 'Di chiudere' e non di tenere chiuso. Un'impresa su tre non è in grado di reggere l’impatto di un altro mese senza incassi! E attenzione, deve essere chiaro: se lo stato prevedesse aiuti concreti, non sarei neppure qui a scriverle. Ma la situazione la conosciamo, e ahimè possiamo constatarla nei giorni che seguono ai suoi messaggi.

Si rende conto che i costi continuano ad essere quasi gli stessi… e che per molte imprese 600 euro servono per coprire quelli di un giorno? Inoltre, a che serve dilazionare i costi, quando i profitti sono stati annullati?! Perché attendere giugno? Perché, oltre tutto, consegnare decine di migliaia di persone all’abusivismo incontrollato, che oltre a farsi beffe di lei e di chi le paga le tasse, striscia di casa in casa moltiplicando i rischi di contagio?

Può davvero, Presidente, assumersi la responsabilità di far chiudere le imprese e far prosperare l’illegalità? Le chiedo di ascoltare con attenzione diretti interessati, associazioni e parti sociali. Le chiedo di restituire dignità ad un mestiere e a chi le chiede solo di poterlo svolgere, al più presto, nel pieno rispetto delle sue disposizioni. Le chiedo di mostrare coscienza, senso di responsabilità, e capacità strategica. Perché non si può distruggere in un trimestre ciò che è stato creato, spesso, con anni e anni di impegno, di passione, di dedizione.

Le chiedo di estinguere quel senso di impotenza che ci soffoca e che può provocare danni incalcolabili, se non irreversibili, alle persone come alla società. Serve coraggio.  Serve che lei faccia riaprire prima di giugno. Serve ridare speranza, forza, cuore, a chi merita un suo segnale concreto! Seve riaprire.  Nel rispetto delle regole e delle persone che certamente le sapranno rispettare. Serve generare fiducia, prima che venga smarrita per sempre… Con tutti i rischi che ciò potrebbe comportare e che si spinge ben oltre il coronavirus. Confido nella sua capacità di comprendere, di riflettere, di agire".

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