Post Covid e povertà, quale futuro? "Housing first e rete con i privati"

Ne ha parlato l'assessore al Welfare del Comune di Bologna, Giuliano Barigazzi, durante un'udienza conoscitiva sulle azioni messe in campo per la tutela delle persone senza dimora e delle povertà estreme e sulle ipotesi di riorganizzazione dei servizi

Emergenza Covid e povertà. Quali spunti per il futuro? Quali azioni da mettere in campo in questa fase post-covid? Se ne è discusso in commissione consiliare Parità e Sanità durante un'udienza conoscitiva sulle azioni messe in campo durante l'emergenza sanitaria per la tutela delle persone senza in estrema povertà e sulle ipotesi di riorganizzazione dei servizi.

 "Sono moderatamente soddisfatto di quello che è stato fatto durante l'emergenza coronavirus – ha detto l'assessore al Welfare Giuliano Barigazzi – tutto il lavoro svolto dai servizi sociali per i senza fissa dimora e per le povertà in generale. Così come dello sforzo finanziario del Comune sui buoni spesa, che saranno erogati fino a dicembre. Vorrei fare ora – ha detto l'assessore – due riflessioni sul futuro che sono di questo tipo: abbiamo visto che fare rete dà i suoi frutti, il welfare di comunità. Questo tema delle reti, di fare sistema tra terzo settore, amministrazione, e anche altri soggetti, anche privati, è il bene più prezioso che dobbiamo portare nel post-covid perché è una fase strana. Non sappiamo cosa e se succederà, ma intanto dobbiamo prepararci a continuare su questa strada lavorando su alcuni servizi che ci siamo immaginati in quei mesi, come nel caso del piano freddo, diventato piano accoglienza, con 100 posti in più solo in questi mesi".

Oltre alla povertà estrema, ha ricordato l'assessore, che si è andata aggravandosi, ce n'è una nuova che proviene dallo sfaldamento del ceto medio. C'era anche prima del covid, ma è emersa proprio grazie alla pandemia. "Come si risponde a questo? Chiamando i diversi soggetti a non costruire da soli ma a creare rete –continua Barigazzi –tutti con la propria peculiarità, con la regia del Comune, per ricostruire e fare un osservatorio continuo perché abbiamo bisogno di fare una mappa sociale del territorio così da poter agire in modo specifico in base alle esigenze".

Housing First e fondo di comunità

"La direzione è lavorare per concretizzare meglio i luoghi di interscambio tra le varie realtà, esaltare l'idea della prossimità nei quartieri. Continuare sull'idea dell'housing first – ha proseguito – con il quale abbiamo inserito più di 86 persone. L'housing first funziona perché non è assistenzialistico ma aiuta le persone a recuperare autonomia – spiega – unisce sia risorse ma anche possibilità per il futuro partendo dalle minime capacità di ognuno. Questa è un programma da implementare cercando, magari anche con gli aiuti dei privati, alloggi o posti nelle strutture più ampie del piano freddo".

"È necessario aprire un tavolo cittadino per parlarne: stamattina – ha concluso Barigazzi – con il mondo del Terzo settore, imprenditori e sindacati abbiamo cominciato a ragionare sul fondo di comunità che da settembre vorremmo proporre; fondo in cui vorremo fare convogliare fondi pubblici e privati, oltre ai 2 milioni del comune, così che, una volta strutturato, diventi luogo di coordinamento, con soldi e beni, per interrogarsi in maniera differenziata e individuare spazi e soluzioni per i senza dimora e quelle nuove povertà emerse con l'emergenza coronavirus".

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