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Telemedicina, la casa come cura: a che punto siamo a Bologna

Se ne è parlato in un incontro online della Scuola Achille Ardigò del Comune di Bologna dedicato ai cambiamenti in atto nella sanità bolognese nel periodo Covid e post-Covid

A marzo partita come sperimentazione durante la pandemia, oggi l'Ausl di Bologna lavora per renderla uno strumento ordinario più che straordinario. Stiamo parlando della telemedicina, ovvero la cura a distanza, che a Bologna già da mesi permette, scaricando un'app, di entrare in contatto con il paziente direttamente in casa per visitarlo a distanza.

Televisite e teleconsulti, per visite di controllo di pazienti già seguiti, soprattutto nel settore dell'oculistica che prenderanno ancora più campo con lo stanziamento delle risorse dedicate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Se ne è parlato in un incontro online della Scuola Achille Ardigò del Comune di Bologna dedicato ai cambiamenti in atto nella sanità bolognese nel periodo Covid e post-Covid. 

Al centro dell'incontro, il passaggio da una sanità prevalentemente ospedaliera, a una sanità territoriale, in linea con le strategie di cambiamento indicate dal Pnrr e con le importanti esperienze di welfare di comunità da tempo in atto nel servizio sociale e sanitario locale. 

Sono intervenuti, tra gli altri, Mauro Moruzzi, presidente Cts Scuola Ardigò, Maria Adele Mimmi, Capo Area welfare Comune di Bologna, Paolo Bordon, direttore generale di Ausl Bologna, Chiara Gibertoni, direttrice generale Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna.

Nel corso dell'evento sono state presentate due tra le principali esperienze innovative avviate recentemente nella sanità bolognese: l’utilizzo della telemedicina da parte dell’Ospedale Maggiore, che verrà in prospettiva estesa dalla Ausl di Bologna nella continuità di cura dei pazienti; l’ospedalizzazione a domicilio, un progetto avviato dall’Istituto Seragnoli dell’Azienda Policlinico Sant’Orsola - Malpighi.

"Questa azienda è in grado di accantonare la parola sperimentazione affiancata alla telemedicina – ha detto il direttore generale dell'Ausl di Bologna Paolo Bordon –, stiamo lavorando ad un cambiamento strutturale per migliorare la rete di servizi; stiamo lavorando anche sulla formazione per supportare ad esempio percorsi formativi sulla telemedicina affinché possa diventare uno strumento ordinario, fondamentale per quella integrazione tra ospedale e territorio a cui si punta per migliorare welfare e sanità". 

L'obiettivo dell'azienda Usl di Bologna dunque è quello di investire sempre di più su questo strumento e far sì che diventi strutturale, non solo nell'ambito dell'oculistica, ma anche in altre branche specialistiche. Dove possibile chiaramente. Al momento, come dettagliato dal direttore generale, ci sono 50 esperienze in essere per un totale, dall'inizio della sperimentazione, conclusa a maggio, di oltre 80 interventi tra televisite e teleconsulti.

Quali passi ulteriori fare? "Si è detto di investire nella sanità digitale – ha detto Bordon – che è quello di cui noi abbiamo bisogno. Se dovessi scegliere preferisco meno muri e più infrastrutture telematiche perché al di là di alcuni investimenti sulle infrastrutture, come il completamento delle tre case della Salute, su Bologna quello che resta da fare è pensare a come evolvere e come far dialogare comunità di professionisti diversi, enti locali e terzo settore. Insomma l'integrazione tra ospedale, territorio e comunità. Di cui la telemedicina è un potentissimo strumento. Siamo pronti dunque a rendere strutturale queste esperienze: qui c'è terreno fertile e professionisti orientati".

L'esperienza oculistica

"La casa in luogo di cura grazie alla telemedicina". L'esperienza è nata durante la pandemia nel reparto Oculistica dell'Ospedale Maggiore, diretto da Manlio Nicoletti, quando è stato necessario, per emergenza, riadattarsi anche a domicilio con percorsi di cura vicini ai pazienti. Soprattutto per quelli più fragili. Un'opportunità per attivare gli strumenti digitali e un volano per il futuro. 

"In alcuni casi si tratta di visite assolutamente equivalenti a quelle tradizionali  – spiega Francesca Francesca Quagliano - Referente PDTA paziente pediatrico affetto da patologie oculari – mentre in altri invece c'è bisogno di un approfondimento maggiore. Ad ottobre 2020 il ministro della salute ha individuato cinque prestazioni ambulatoriali, tra cui la televisita, che è quella in cui abbiamo maturato esperienza. La sperimentazione, conclusa a maggio, ha coinvolto una cinquantina di pazienti. Tutti pazienti già in cura: la televisita è un'attività medica in cui il medico interagisce a distanza con il paziente durante le visite di controllo".

In sostanza tramite una video chiamata si possono effettuare quelle visite che non richiedono la completezza dell'esame visivo del paziente. Quindi si effettua un'ispezione della struttura più superficiale dell'occhio, trattando ad esempio pazienti che soffrono di maculopatia o strabismo. Ma anche la più classica visita di misurazione della vista – quella con le lettere – proiettate sullo schermo di tv o pc.

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