Dal restyling del Dall’Ara, al Mubit e il nuovo palazzo dello sport: l’intervista all’assessore Lepore

Matteo Lepore sull’oggi e il domani dello sport sotto le due torri, dai quartieri agli impianti sportivi

Dal nome del nuovo museo del basket del Paladozza di Bologna lanciato verso un futuro multisport, al nuovo palazzo dello sport di Arcoveggio su cui si stanno investendo 3,5 milioni,  passando per Olimpiadi, il restyling del dall’Ara, ex Cierrebi e molto altro. L ’assessore allo sport del Comune di Bologna, Matteo Lepore risponde alle domande di BolognaToday sull’oggi e il domani dello sport sotto le due torri dai quartieri agli impianti sportivi. Tra idee, sogni, progetti in cantiere e ristrutturazioni.

Assessore, secondo lei in che direzione si svilupperà lo sport bolognese nei prossimi anni?

“Bologna si sta affermando come una destinazione di eventi sportivi a livello nazionale ed internazionale e anche gli interventi strategici sullo stadio, sul palazzo dello Sport e sull’ impiantistica sportiva stanno cambiando il posizionamento di Bologna che sarà una città di sport”.

Presupponendo che ogni sport per valore e dignità sia uguale agli altri, non lo stesso si può dire del numero di persone attratte. Su che settori bisognerebbe investire? che ambiti privilegiare?

“La priorità è indubbiamente la manutenzione degli impianti e la promozione dello sport come strumento e momento d’inclusione.Abbiamo da recuperare molti ritardi sullo stato degli impianti di tutte le discipline sportive.Bologna è la città in Emilia-Romagna con il maggior numero d’impianti pubblici comunali, 150 sono. Ci sono alcuni settori in cui abbiamo fatto delle scelte come l’atletica, per dotare una città di una nuova pista di atletica outdoor-indoor, il rugby, per il quale abbiamo appena firmato con la federazione nazionale del Rugby un protocollo per fare del campo della Dozza una scuola regionale sul rugby, ma anche tutti gli sport che stanno andando molto forte dal punto di vista femminile, perché comunque lo sport femminilesta crescendo molto. La boxe, il volley, l’aritmica e anche il calcio femminile. Questi sono ambiti su cui stiamo scommettendo, sia per ammodernare gli impianti che per realizzarne di nuovi”.

E invece quali progetti avete in cantiere?

“Ce ne sono su due livelli: uno rivolto ai quartieri, l’altro verso i grossi impianti sportivi. Nei quartieri il progetto più importante è quello dell’Arcoveggio, in zona Corticella, vicino all’uscita della tangenziale, dove stiamo investendo 3,5 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo palazzo dello sport da 400 postiper la ritmica e il volley e accanto stiamo ristrutturando anche la pista di atletica con la realizzazione di una pista coperta per gli allenamenti dei 100 metri. Questo è sicuramente l’impianto di quartiere su cui si sta puntando di più, poi c’è il progetto dello stadio, con il Bologna calcio che ci sta per presentare la sua proposta, e dell’antistadio che verrà anche lui ristrutturato ma c’è anche il progetto dentro la fiera di Bologna di un nuovo padiglione fieristicoall’interno del quale la Virtus Segafredo sta pensando di investire per la realizzazione di un nuovo palazzo dello sport”.  

Riguardo alle Olimpiadi 2032, quale parola potrebbe scegliere per descriverle: sogno, mito o speranza concreta?

“Sognosicuramente, un sogno per l’Italia, non soltanto per Bologna. Perché le olimpiadi del 2032possono essere un obiettivo solo se giocate da più città come alleanza, dopo le olimpiadi del 1960 a Roma, per far ritornare gli anelli olimpici nel nostro paese lungo la ferrovia dell’alta velocità, la metropolitana d’Italia, e coinvolgendo anche i territori. Nessuna città italiana ad eccetto di Roma ha le attrezzature adatte per ospitare da sola una competizione olimpica. Può essere un obiettivo importante per portare investitori, ammodernare le strutture sportive di base. Una città da sola non potrebbe”.

Le Olimpiadi sono occasioni d’investimento, una possibilità per creare nuovi impianti. Se venissero fatte a Bologna ne creereste di nuovi rispetto a quelli che già ci sono?

“Sicuramente se nel 2032 si dovessero fare le Olimpiadi a Bologna, sarebbe un volano per alcuni sport e alcuni interventi. Già Bologna ha un tiro a segno sul quale il Coni e la Federazione stanno investendo molte risorse. Potremmo utilizzare il Paladozza per la boxe e altri sport olimpici indoor. Potrebbe essere un’occasione anche per altri tipi di sport, per dare una dimensione di Bologna sportiva più regionale, con un’alleanza con Ravenna e alcune città della costa sugli sport acquatici, oltre che la piscina dello stadio che ha già una dimensione olimpica per alcune discipline. Credo però che prima delle Olimpiadi ci siano anche altre competizioni internazionali che si possono portare a Bologna, anche a livello giovanile e sicuramente Bologna città universitaria potrebbe ambire ad avere altri tipi di manifestazioni internazionali anche più raggiungibili e concrete”.

Ad esempio?

“Ci sono varie forme di giochi internazionali sia del comitato olimpico che no che stiamo valutando prima delle Olimpiadi, come recentemente abbiamo fatto per la partenza del giro d’Italia o per i mondiali di pallavolo maschile o l’under 21 di calcio”.

Riguardo alla piscina dello stadio e del tetto in che situazione sono?

“La piscina dello stadio e il tetto saranno sottoposti a manutenzione prossimamente”

Lei è assessore alla Cultura ma ha anche la delega allo Sport, come si fa a far dialogare questi due mondi?

“Bisogna riconoscere un’identità profonda della nostra città che è rappresentata dal grande tema della solidarietà, che si porta dietro tutto ciò che parla di socializzazione e inclusione. Bologna è una città che vive in ogni quartiere e nelle dinamiche quotidiane per combattere ogni forma di solitudine e questo avviene tanto a livello istituzionale tanto nella cittadinanza attiva. Noi ogni giorno abbiamo centinaia di associazioni che organizzano in ambito culturale, sportivo o sociale momenti di aggregazione. Lacultura e lo sport a Bologna rappresentano un unicum. Tutto ciò che si muove di culturale e sportivo a Bologna spesso nasce dal basso, cioè dalla libera iniziativa dei cittadini. Dall’alto, le nostre istituzioni scolastiche ed educative, attraverso il linguaggio della cultura e dello sport, possono raggiungere meglio i più giovani, i cittadini stranieri, o i più fragili come gli anziani. Cultura e sport insieme sono un grande elemento di rafforzamento della cittadinanza”.

Sulla ristrutturazione dello stadio è da qualche settimana che si parla dell’arrivo della lettera d’intenti da parte dall’Ara. Si è detto che la lettera sarebbe giunta entro oggi. E’ così?

“E’ stato fatto un passo importante e decisivo dal Bologna in questi giorni. Hanno costituito il veicolo societario per presentarci la proposta questo significa che sono convinti di quello che stanno facendo. Comunque, più della lettera d’intenti devono portarci il progetto, la lettera d’intenti sul piano economico-finanziario è la candidatura a ristrutturare lo stadio del comune”.

Una data per l’inizio dei lavori?

“Dipende dal progetto”

Riguardo ai costi è stato detto dai giornali che 60 milioni li avrebbe messi il Bologna Fc e 30 il Comune. E’ vero?

“La proporzione potrebbe essere questa ma è indicativo, prima bisogna vedere il progetto economico finanziario”.

Passiamo a Basket city e alla riqualificazione del Paladozza, A che punto siete? Come procede con il museo del basket? A quando l’inaugurazione?  Riuscirete a completarlo entro l’anno?

“Abbiamo scelto il nome sarà il Mubit museo del basket italianoe sicuramente in questo mandato il mio sogno è tagliare il nastro. Io mi auguro che i lavori partano entro il 2020 e che Bologna entro questo mandato possa avere il suo museo del Basket. Il progetto si sta molto allargando perché abbiamo coinvolto anche l’Eurolega e io sarò nei prossimi giorni a Londra per parlarne anche con l’Nba.  Abbiamo come partner Rai teche oltre alla federazione di Basket e il lavoro sui contenuti si sta allargando in maniera importante perché questo progetto crea molto entusiasmo. Il progetto vincitore prevedeva sia il museo che un playground sul tetto. Vogliamo aprire con tutto il progetto”.

Il parquet nuovo, il tabellone nuovo, il museo…Perché ha deciso d’investire così tanto sul Paladozza?

“Amo il Basket e prima di entrare in una scuola sono entrato in una palestra con mio padre.Considero il basket uno dei valori più forti che ha questa città nella sua capacità di raccontare come si vive a Bologna e come siamo conosciuti fuori. Il Basket, grazie al ritorno in serie A della Virtus e della Fortitudo, è rinato come Basket city sia nella serie A che nei playground e nei tornei. E’ un fenomeno sociale a Bologna senza pari a livello nazionale. Creare a Bologna il museo del basket è motivo di orgoglio e credo sia un’affermazione di quello che siamo e saremo. L’impianto del Paladozza poi da troppi anni, andava avanti per inerzia, bisognava di investimenti e di una nuova vocazione. A mio parere deve essere multisport. Io nel futuro del Paladozza non vedo solo il basket vedo la Boxe, di nuovo il tennis, vedo tornare la ginnastica,discipline sportive che siano in grado di riempire quel luogo sette giorni, ma anche musica e congressi. Non mi spaventa il futuro del Paladozza penso sia un vero e proprio tempio del basket, dello sport e della cultura”.

E invece riguardo all’ Ex cierrebi?

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“Il mio sogno è sempre stato quello di riuscire a far sì che il Cierrebipossa diventare un giorno un impianto pubblico, aperto a tutti, completamente dedicato allo sporte ristrutturato, lo stato degli impianti in molte parti è fatiscente. Spero che il Bologna calcio e la proprietà ascoltino le mie parole. So che è un sogno difficile ed impegnativo per il quale in tanti si sono spesi in questi anni e credo che il comune di Bologna continuerà a lavorare in questo senso. Ribadendo il nostro no al supermercato e aprendoci a qualsiasi tipo di proposta che sia utile a questo obiettivo”.

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