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Gianluca Notari

Collaboratore Sport e Cronaca

Thiago Motta: trust the process

Nonostante la fragorosa sconfitta di Milano e la sinistra somiglianza con la bulimica stagione dello scorso anno, il Bologna di Thiago Motta ha un sapore tutto nuovo

A leggere i commenti e i post sui social network nel giorno dell’annuncio di Thiago Motta come nuovo allenatore del Bologna ci sarebbe stato da mettersi le mani nei capelli. Parlando con i tifosi al termine di Bologna-Torino, invece, la maggior parte dei tifosi si diceva più che soddisfatta dalla sua gestione. In appena una manciata di partite, infatti, i rossoblù avevano prima accusato il colpo del cambio di guida tecnica e poi messo in cascina quattro vittorie consecutive, Coppa Italia inclusa. Quello che sembrava un percorso netto ha però subito un brutto stop: perdere a Milano ci può stare, ma prendere sei gol non è cosa da poco.

Il passato del Bologna

Era il 13 ottobre del 2014 quando la cordata guidata da Joe Tacopina e Joey Saputo ufficializzava l’acquisto del Bologna FC. In quella stagione il Bologna giocava in Serie B: nei sette anni precedenti aveva giocato in Serie A ma le difficili condizioni economiche avevano condizionato la gestione del club e il suo rendimento, facendolo retrocedere. Dopo una trattativa piena di colpi di scena, sembrava che il club dovesse tornare nelle mani di Massimo Zanetti, proprietario della Segafredo e attuale patron della Virtus Bologna. Il sogno americano, però, infiammava i sentimenti dei tifosi rossoblù: “We want Joe” si leggeva sugli spalti del Dall’Ara e lo stesso Gianni Morandi, presidente onorario del club, riportava le intenzioni di Saputo dicendo che la cordata avrebbe investito “decine e decine di milioni di euro per mettere a posto lo stadio, per fare una grande squadra e per riportare lo Scudetto”. In quella stessa stagione il Bologna arriva quarto in Serie B e conquista la promozione in Serie A.

Delio Rossi, Roberto Donadoni e Filippo Inzaghi guidano con risultati alterni la squadra fino alla 21^ giornata della stagione 2018-2019, quando torna a sedere in panchina Sinisa Mihajlovic, già allenatore del Bologna nella stagione 2008-2009. In quell’occasione la scossa di Miha funziona: i rossoblù sotto la sua gestione collezionano 30 punti in 17 partite e si piazzano decimi con 44 punti totali. Rimarrà il miglior piazzamento della sua gestione.

Nelle due stagioni successive il Bologna arriva 12° ma nonostante i rapporti tesi con alcuni membri della dirigenza il tecnico viene confermato anche per la stagione 2022-2023. L’inizio non è buono: dopo tre pareggi e due sconfitte in campionato il tecnico viene sollevato dall’incarico.

Il futuro del Bologna

Dopo una gara guidata e vinta dall’allenatore della Primavera Luca Vigiani, il Bologna passa nelle mani di Thiago Motta. Reduce da un’esperienza positiva a La Spezia, Motta è il tipo di allenatore che si colloca nella posizione esattamente opposta a quella di Mihajlovic. Il Bologna non sceglie solo un allenatore, ma un metodo. Motta assomiglia ad una scelta tardiva: il tecnico rappresenta infatti un cambio di mentalità in linea con la via intrapresa dal Bologna in quell’ottobre del 2014. Non più una gestione sentimentale del club ma una visione internazionale e strutturata; non Zanetti, Guaraldi o Menarini, ma Saputo; non Mihajlovic, ma Motta. E ancora: il rinnovamento del centro tecnico, il nuovo Dall’Ara e un nuovo reparto scout che pesca (e spesso bene) in ogni angolo d’Europa.

A questa crescita globale, il Bologna deve adesso accompagnare una crescita tecnica. È naturale che i risultati arrivino in secondo luogo rispetto alla riorganizzazione del club. Un esempio a cui i tifosi rossoblù possono guardare è quello della Roma: anche il club capitolino è passato recentemente in mano a dei proprietari americani e, seppur con diverse difficoltà, negli ultimi anni i giallorossi hanno raggiunto due semifinali ed un trofeo europeo. Non è detto che il Bologna arriverà a raggiungere gli stessi risultati della Roma, ma la linea tracciata dal club è quella, tanto che il Bologna ha anche preso alcuni dei dirigenti che, in passato, hanno guidato la transizione a stelle e strisce nel club giallorosso.

L’uomo che siede sulla panchina del Bologna sembra, a tutti gli effetti, la persona giusta per guidare questa transizione. Un profilo internazionale, giovane e con le idee chiare, Motta è la boccata d’aria che serviva a una realtà che troppo spesso si è chiusa su sé stessa. Le sconfitte come quella di Milano fanno male, ma passano in fretta se inserite in una progettualità.

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