Mihajlovic: “La soddisfazione più grande con il Bologna? Averlo salvato”

A tu per tu con mister Mihajlovic. I ragazzi del Bologna intervistano mister Mihajlovic incalzandolo di domanda e lui ride, scherza, parla della sua vita, dei suoi trascorsi da allenatore e calciatore

A tu per tu con mister Mihajlovic. I ragazzi del Bologna intervistano mister Mihajlovic incalzandolo di domanda e lui ride, scherza, parla della sua vita, dei suoi trascorsi da allenatore e calciatore.  

Mister, Qual è stato l’allenatore con cui è cresciuto di più? “Non c’è stato un allenatore con cui sono cresciuto di più. Ogni allenatore era diverso dall’altro. Questo è un lavoro dove se tu hai 10 lauree ti manca sempre qualcosa, però è anche vero che ogni allenatore ha le sue caratteristiche. Nessuno sa fare tutto. Mancini ad esempio è uno che lavora bene sul campo, Zaccheroni era un insegnante di calcio. Ognuno aveva certe caratteristiche. Io ho cercato di prendere il meglio da tutti e metterci anche del mio. Si cresce se si ha voglia di crescere. Sono stati importanti per me sia come calciatore che come allenatore”.

Qual è stata la più grande soddisfazione con il Bologna? “Senz’altro averlo salvato. I più grandi ottimisti non potevano aspettarsi un risultato del genere”.

Qual è la caratteristica di un giocatore a cui non può rinunciare? “L’intelligenza e il carattere, perché sono quelli che ti servono anche nella vita oltre che nel calcio”.

Quali sono le difficoltà che ha incontrato iniziando la carriera da allenatore? “All’inizio essere un calciatore ad alti livelli può aiutare questa situazione. Però allenatore e giocatore sono cose diverse. Io vivo le partite da allenatore come se fossi in campo, guardando sempre la palla”. 

Un consiglio per tirare le punizioni come lei? “Non è così facile, sicuramente ci sono i consigli ma bisogna aver piede ed allenarsi molto. E’ anche una dote naturale perfezionata nel tempo. A me del calcio piaceva calciare. Guardavo il portiere fino all’ultimo passo decidendo in base a come si muoveva dove tirare”.

Il rapporto con i giocatori, il ruolo dell'allenatore

Che rapporto ha con i suoi giocatori? “Buonissimo, poi a volte mi fanno arrabbiare, ma in realtà sono tutti bravi ragazzi e ascoltano, poi capita facciano delle stupidate. Cerco sempre di portarli verso la strada giusta sia nel calcio che nella vita. Gli sbagli si possono fare ma si può rimediare e bisogna ascoltare. Bisogna essere veri, leali e sinceri”. 

Quando ha capito di poter diventare un allenatore?“Anche quando giocavo mi sentivo un po' un allenatore in campo. Io ho smesso a giocare a 37 anni e pensavo di voler continuare facendo l’allenatore già negli ultimi 4 anni in cui ho giocato”. 

“La grinta dipende anche dal carattere, devi essere umile ma anche credere in te stesso, cercando sempre di migliorarsi giorno per giorno. Non bisogna mai mollare. Io ho sempre pensato di voler diventare un calciatore professionista e ho fatto molti sacrifici. Se ci metti il cuore e passione alla fine ci riesci. Non bisogna mai mollare di credere in te stesso”.

Cosa rappresenta per lei il Bologna? “La prima squadra da allenatore è stata il Bologna e questo non si scorda. Prima non era così semplice che un ragazzo di 38 anni prendesse una squadra senza esperienza. Mi sentivo in debito con la società e con la città. Son tornato per la gente. Ho avuto sempre un bellissimo ricordo”.

Il consiglio più importante? “Di consigli se ne ricevano tanti, dai genitori, agli allenatori. Anche se sembrano stupidaggini quello che dicono i genitori dovete ascoltare di più, perché parlano per il vostro bene. Anche il vostro allenatore dice perché guarda il vostro bene e pensa che ce la potete fare”. 

Come ha fatto a creare un legame forte con i giocatori?  “Io ho avuto sempre buoni rapporti perché ho sempre detto le cose in faccia. Poi ogni giocatore è diverso e bisogna trovare il modo di prenderlo nel modo giusto. Non devi mai dire il falso e dire cose che non farai.  L’importante è far capire che quello che fai lo fai per il loro bene. È’ importante creare una bella atmosfera, devi farli vivere tranquilli chiedendogli cose che possono fare”.

La sua partita più emozionante, la soddisfazione più grande di tutta la carriera

Da giocatore qual è stata la partita più emozionante? “Le più emozionanti sono state quelle con le Stella Rossa di Belgrado. Con quella squadra ho vinto diverse coppe. E’ la squadra che tifavo da ragazzino ed è stato un sogno giocarci”.

Tra tutti i giocatori che ha allenato chi l’ha impressionata di più? “Jovetic perché non ho mai visto un giocatore così forte, fisicamente e tecnicamente. Era un vero fuoriclasse”.

Qual è la soddisfazione più grande della sua carriera? “Sicuramente da giocatore la vittoria della Coppa dei Campioni con la Stella Rossa. Da allenatore deve ancora arrivare.”

Cosa fai per prima cosa a casa dopo una partita del Bologna? “Bevo una birra o una grappa”

Come si gestisce l’inizio carriera di un giocatore? “Bisogna scegliere il momento giusto per farlo entrare anche in base al suo carattere”.

Qual è il ricordo più bello in un campo da calcio? “Ogni volta che ho fatto gol. La gioia più grande è far il lavoro che ti piace.” 

Qual è stato il miglior momento nella carriera da giocatore? “Io ho cominciato a giocare la serie A a 17 anni e finito a 37. Non c’è un momento migliore, mi sono sempre divertito. Questi venti anni di calcio sono stati i più belli della mia vita.

Il gol più importante?
“Quello in semifinale tra Bayer Monaco e Stella Rossa dove abbiamo vinto per 2 a 1”.

Cosa ne pensa del calcio femminile? “Ho visto tutto il campionato e ci sono delle giocatrici interessanti. Penso sia importante. Gli sport sono adatti a tutti e tutte. Il calcio femminile negli altri paesi è più seguito ma ultimamente anche in Italia si segue di più”.

Preferisce la vita da allenatore o da calciatore? “Tutta la vita quella da calciatore. L’allenatore deve preparare a mente tutto, deve pensare ai giocatori, a chi far giocare. Si pensa alla squadra 24 ore al giorno. Io spesso discuto con mia moglie perché lei mi parla, io la guardo, ma non l’ascolto perché penso se far giocare Orsolini o Skov Olsen”.

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