Si abbattono sempre più cinghiali: quasi 900 nel 2019, l'Ente parco: "Calano danni all'agricoltura"

Il punto del presidente di gestione dei parchi dell'Emilia orientale Sandro Ceccoli, ma gli animalisti attaccano: "Le battute di caccia mettono a repentaglio la biodiversità ma anche la sicurezza delle persone"

Nel 2019 è cresciuto ancora il numero di cinghiali abbattuti a Bologna, ad opera dell'Ente di gestione dei parchi dell'Emilia orientale. E così iniziano a diminuire i danni registrati dagli agricoltori. "Ad oggi - spiega il presidente Sandro Ceccoli - nella zona Bologna sud-ovest sono stati prelevati 555 capi, pari al 66% di quelli abbattuti nell'intero areale".

A questi si aggiungono i 131 cinghiali abbattuti dall'Atc Bo2 (15%) e i 162 prelevati dalla Polizia provinciale in operazioni di controllo (19%). Ceccoli sottolinea dunque l'aumento degli interventi, in tutto 848 abbattimenti, comprese le girate e l'uso di strutture di cattura, che "ha portato, assieme al lavoro di molti agricoltori di recinzione delle colture, a un trend in calo dei danni".

Dal 2016, ci tiene a dire il presidente dell'ente parco, sono stati prelevati "oltre 2.500 capi, pari a 52 esemplari per chilometro quadrato, dato che ci pone al primo posto di tutte le aree protette a livello nazionale per efficacia di intervento. A giorni - annuncia Ceccoli - lanceremo un piano di investimenti straordinario, confermando l'impegno per la riduzione dei cinghiali".

Nonostante questo, però, secondo il deputato Fdi Galeazzo Bignami la situazione rimane allarmante. "L'episodio di alcuni giorni fa - ricorda Bignami, insieme alla consigliera metropolitana Marta Evangelisti - quando un uomo di 85 anni è stato ferito gravemente da un cinghiale nel giardino di casa a Vergato, testimonia una volta di più quanto il problema della fauna selvatica sia diventato grave, soprattutto sul nostro Appennino".

Bignami ed Evangelisti se la prendono con la Regione, per una "gestione sempre troppo blanda" che in questi anni "ha scontentato tutti, dai cacciatori agli agricoltori, fino ai cittadini che oggi rischiano anche in casa propria.

Secondo gli esponenti Fdi, "ci sono aree protette che sono sempre più volte a modelli di tipo conservativo, con politiche in netto contrasto con le esigenze degli agricoltori, in fortissima difficoltà nell'affrontare i danni da fauna selvatica a fronte di risarcimenti che spesso risultano una vera elemosina, e aree non protette dove la selezione non è abbastanza efficace".

Per Bignami ed Evangelisti, quindi, "è ora che Regione e Città metropolitana convochino con urgenza un tavolo di confronto per riaprire la discussione" su un Piano faunistico venatorio giudicato "inadeguato" dai due esponenti Fdi, e "questa volta ascoltando davvero le esigenze di chi tutti i giorni patisce sulla propria pelle danni e disagi".

Associazioni animaliste

Ma c'è anche chi si schiera a difesa dei cinghiali, come le associazioni animaliste Lav e Lac di Bologna, secondo cui "le battute di caccia mettono a repentaglio non solo la biodiversità del nostro territorio e la sopravvivenza di specie protette a rischio di estinzione, ma costituiscono un serio pericolo per le persone".

Secondo gli animalisti, infatti, "l'attacco all'uomo è' l'estrema conseguenza del terrore di un animale braccato, nel tentativo di sopravvivere, in un contesto creato dallo stesso essere umano". La stessa situazione, tra l'altro, è la "causa di innumerevoli incidenti stradali - affermano le associazioni - gli animali inseguiti da cani e cacciatori attraversano vie di comunicazione, anche molto trafficate, in modo improvviso e repentino, cosa che mai farebbero in condizioni di tranquillità".

Lo stesso caso di Vergato nasce da questo, aggiungono, dal fatto che "Il cinghiale, evidentemente inseguito con accanimento e terrorizzato, ha attaccato l'uomo unicamente per difesa: l'animale non aveva più alcuna via di fuga". (Dire)

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