Prostituzione, il Movimento Identità Transessuale traccia la mappa della città

La media è di 62 presenze al giorno, ma è sottostimata. La responsabile del MIT: "In strada si trovano soprattutto donne e donne trans per l'80% e il 20%"

Prevenzione dei danni e dei rischi di salute e sicurezza legati al fenomeno della prostituzione su strada: "Ufficialmente, sono 20 anni che lavoriamo sulla prostituzione: abbiamo cominciato nel 1997. Ufficiosamente lo facevamo già da molto prima". Porpora Marcasciano, responsabile dei progetti sulla prostituzione del Mit, Movimento identità transessuale, esordisce così in occasione dell'iniziativa "Le vie delle signore: dati, letture e riflessioni sul fenomeno prostituzione a Bologna", organizzato nell'ambito del progetto "Via Luna" di Mit e Istituzione per l'inclusione sociale e comunitaria del Comune. 

OSSERVAZIONE DEL FENOMENO. "Nel 2016 con la nostra unità di strada abbiamo fatto 154 uscite, di cui 129 di contatto, quindi per farci conoscere, per parlare, per consegnare il nostro materiale, e 25 di mappatura, per osservare le presenze di genere e nazionalità, per capire come cambia il fenomeno nei diversi giorni della settimana: venerdì è il giorno con più presenze" l'incipit di Porpora Marcasciano, che ha introdotto alcuni numeri sul fenomeno - "I dati sono inseriti in un database: in media, l'unità di strada ha rilevato ogni giorno 62 presenze. Sono stati registrati picchi di presenze a maggio, giugno, luglio e ottobre, i mesi con condizioni climatiche più favorevoli. Ottobre è il mese con piu' presenze (100), gennaio quello con meno". 

"Ci sono sere in cui incontriamo pochissime persone, magari perche' c'è stata una retata o perche' c'è brutto tempo. Ma quando decidiamo di fare le uscite di mappatura, le facciamo, a prescindere dal meteo o da qualsiasi altro dato: il nostro compito è fotografare l'esistente".

Marcasciano sottolinea come, sebbene la media di 62 presenze sia il dato ufficiale, la realtà è diversa: "I numeri con cui veniamo in contatto sono sottostimati: alcune persone quella sera possono non essere uscite, altre possono essere impegnate. Ma noi le conosciamo tutte, e sappiamo che il fatto di non vederle non significa che non ci siano. Diciamo che la lettura scientifica va interpretata sulla base dell'esperienza".

In strada si trovano soprattutto donne e donne trans: "In percentuale direi 80 e 20 per cento. Gli uomini trans non stanno in strada". Le donne hanno tra i 20 e i 30 anni e sono soprattutto est-europee e nigeriane: "Lo scorso anno abbiamo avuto contatti con 555 donne dell'Est Europa e 208 donne nigeriane. L'origine delle persone in strada, non dimentichiamolo, varia con grande frequenza: per esempio, in questi ultimi mesi abbiamo riscontrato un aumento esponenziale delle ragazze nigeriane", continua Marcasciano. Per quello che riguarda le donne transessuali, si tratta soprattutto di peruviane, "a Bologna la loro comunita' e' ben radicata. In media hanno tra i 25 e i 40 anni". 

Da tre anni "Via Luna" è gestito dal Mit e dall'associazione Via Libera: "Insieme ci occupiamo anche di accompagnamento ai servizi. Solitamente, è meglio che una donna sia accompagnata da una donna, una transessuale da una transessuale: avere una mediatrice pari è un passaggio importante".

Diverso è il discorso per le unita' di strada: quella di Via Libera è eterogenea e con un significativo turn over di volontari, quella del Mit e' più "statica. È composta da donne trans che provengono dal mondo della prostituzione, si tratta di educatrici alla pari. Mi piace ricordare che a Bologna sono stati il Mit e il Comitato per i diritti civili delle prostitute, nel 1994, a fare partire i primi interventi di riduzione del danno, facendo scuola in Italia".

Ma il progetto non è dedicato solo alla prostituzione in strada, ma anche a quella indoor, in casa. "Da qualche anno a questa parte sono aumentati i casi di prostituzione al chiuso: lo vediamo dalle centinaia di annunci online e sui giornali. Anche di questi teniamo un database, ma e' un processo molto complesso: spesso dietro un numero ci sono piu' persone, spesso quando chiamiamo riagganciano". Ci sono operatrici addette alla raccolta di tutti i contatti che riescono a intercettare e mensilmente ne chiamano alcuni per tentare un contatto: a Bologna vengono effettuate, con esiti alterni, una sessantina di chiamate. "In strada tutte ci conoscono e conoscono il nostro mezzo, con i loghi del Mit e del Comune. Al telefono le cose sono ben diverse: nessuno dei due interlocutori sa chi c'e' dall'altra parte".

Sempre per quello che riguarda la prostituzione indoor, il Mit sta portando avanti anche una sperimentazione sulla prostituzione maschile che, come detto, non e' in strada: "Qualsiasi sia il genere, il nostro obiettivo e' chiaro: vogliamo contattarli e tendere loro una mano. Possiamo accompagnarli ai servizi sociosanitari, prenotare visite e controlli in massima sicurezza".

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(agenzia DIRE) 

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