'Bufale' sul web: ecco le più grosse, made in Bo e non solo

INTERVISTA. Esempi e strumenti per riconoscere le false notizie dal 're delle bufale', il blogger bolognese Michelangelo Coltelli di "Bufale un tanto al chilo"

Un'informazione falsa, una notizia manipolata, titoli fuorvianti che ingannano gli 'ingenui' utenti del web e dei social. Chiamiamole con il loro nome: sono bufale. Come riconoscerle? Quali le più diffuse? Come imparare a non cascarci, a verificare le notizie prima di 'abboccare'? Ce lo spiega Michelangelo Coltelli, il blogger bolognese creatore del sito Butac, acronimo di bufale-un-tanto-al-chilo. 

Chi è Michelangelo Coltelli e cos'è Butac? 

Mi chiamo Michelangelo Coltelli, ho 43 anni e sono il fondatore di Bufale un tanto al chilo, Butac.it. Di giorno affianco papà nell'attività di famiglia, di notte dopo aver messo a letto i miei bimbi divento un blogger. Nel 2013 ho aperto la prima pagina su FB di Bufale un tanto al chilo, da cui è partita l’avventura.

“Sbufalavo” solo per gli amici, ma a furia di condivisioni tanta gente sconosciuta mi chiedeva l’amicizia quindi prima ho aperto un piccolo blog che si chiamava ancora Bufaleuntantoalchilo, poi è arrivato Butac come lo conoscete oggi. Altri ben più bravi di me erano già in rete a sbufalare, ma usavano poco o male i social network,  con Butac ho tentato di migliorare la visibilità di un certo tipo di corretta informazione. Non ho una preparazione scientifica, quanto faccio ogni giorno necessita studio oltre all’aiuto di valenti collaboratori specializzati in più campi, dalla medicina alla tecnologia.

Spieghi in sintesi quale il nostro livello di superficialità nel raccogliere informazioni e con quali danni?

Nel tempo le bufale si sono evolute, hanno cambiato aspetto, mentre dieci anni fa si trattava perlopiù di teorie di complotto (assurde o meno) e qualche informazione di pseudomedicina, e a diffonderle erano quasi esclusivamente blog di nicchia letti da un certo genere di pubblico. Oggi invece le bufale sono diffuse quotidianamente, da tante testate giornalistiche, più o meno note. Bufale d'ogni genere, basta che attirino i lettori. Uno degli errori più comuni è diventato il fidarsi delle agenzie giornalistiche, che spesso comprano pacchetti di notizie dall'estero senza fare alcuna verifica. Spesso capita di vedere citate testate come il Daily Mail, sinonimo in Gran Bretagna di fuffa, e invece qui da noi preso come fonte fidata da cui ricopiare e tradurre.

Come riconoscere una Bufala su Facebook?

Domanda di rito, purtroppo non esiste una singola regola valida. Specie su Facebook la prima regola dovrebbe essere l'evitare di condividere qualsiasi cosa che abbia titoli "urlati", i classici: CONDIVIDI PRIMA CHE CENSURINO sono tutti fuffa o disinformazione. Subito dopo l'altra grande regola da non scordarsi mai è la verifica base delle fonti: se trovo un articolo sul blog di PincoPallino, e l'unica fonte che mi viene citata è a sua volta un blog senza arte né parte, qualche dubbio mi deve venire subito. Ma la regola più importante di tutte a mio parere è NON condividere nulla se prima non hai verificato, quindi nel 90% dei casi evitare le condivisioni folli, mosse principalmente dall'emozione del momento. 

Quale la Bufala (nella storia delle bufale italiane) che secondo te ha causato più danni, più conflitti...

Beh una bufala sulla bocca di tutti da anni è quella legata al movimento AntiVaccinista, la storia che vorrebbe i vaccini pediatrici causa di autismo. Quella bufala da sola ha causato tantissimi danni, e ancora ne fa, ogni giorno. Il quantitativo dei genitori spaventati da questi soggetti è impressionante. Come lo è il numero di bimbi non protetti da malattie pericolose solo per una leggenda urbana diffusa da un incompetente radiato dall'albo dei medici svariati anni fa. Ma basterebbe leggere i giornali e l'allarmismo lanciato quando due anni fa titolavano contro il vaccino anti influenzale, ed accorgersi che quell'allarmismo (ingiustificato) ha portato tanti a non vaccinarsi innalzando così il numero dei morti in fasce a rischio per quell'anno. Quei morti per me dovrebbero esser sulla coscienza dei tanti giornalisti che hanno titolato male.

Raccontaci qualche bufala Made in Bologna...

La più famosa bufala che riguarda la nostra città è nei menù di mezzo mondo, esportata sia da ristoratori italiani che stranieri, i "famosi" spaghetti alla bolognese, che nulla hanno a che vedere con qualsivoglia piatto della nostra tradizione. Portata avanti da svariate generazioni di cuochi internazionali, incluso il famoso Jamie Oliver, questa è una di quelle "bufale" che ci accompagnerà per sempre. Li ho visti preparare in svariati modi, Da quelli con vere e proprie polpette a quelli con un ragù non degno di quel nome. Ma purtroppo fan parte dell'immaginifico degli stranieri.

Un'altra storia che sarebbe curioso poter  trattare è il racconto dei danni fatti al crescentone di Piazza Maggiore dai carri armati dopo la liberazione. Sono decenni che si racconta la leggenda  che i segni che tutt'ora si vedono siano stati lasciati appunto dai carri armati quando dopo la liberazione sfilarono in piazza. Io non c'ero, non posso mettere la mano sul fuoco, ma sia la mia famiglia che tanti altri vecchi bolognesi che la Piazza l'han sempre frequentata hanno sempre sostenuto che sia una bufala colossale, trasformata in realtà dalla miriade di persone che la diffondono da anni. Ma in realtà quei segni a detta loro sarebbero stati causati dalla salita sul crescentone di mezzi agricoli durante una fiera del settore (Bologna in Fiore, se non erro). Purtroppo la leggenda si è diffusa così tanto che anche le guide e i professori che raccontano la storia ormai l'hanno presa per assodata. Esisteva una foto pubblicata sul carlinodiversi anni fa che mostrava quell'angolo del crescentone intonso con vicina una FIAT 600, ma non sono mai riuscito a ritrovarla.

Siamo in campagna elettorale: la politica di nutre di bufale? Le utilizza? Qualche esempio?

Questa fra le tante è forse la domanda più importante. La risposta purtroppo è un secco SI, la politica (sia nostrana che estera) campa di bufale, magari non colossali, ma la maggior parte degli elettori scelgono a chi dare il voto sulla base di notizie manipolate ad hoc, che parlano solo ed unicamente alla pancia degli stessi. Potrei fare molti esempi, uno degli ultimi casi che mi ha infastidito parecchio è stato un articolo apparso su una testata nazionale, articolo a piena pagina, lunghissimo, tutto dedicato ai diktat imposti all'Italia dall'Unione Europea, la giornalista che l'aveva scritto non si è documentata in alcuna maniera, lo scopo evidentemente non era raccontare fatti, ma indignare contro l'unione.

Ci siamo messi in due a verificarla, non c'era un singolo diktat corretto. Purtroppo le testate giornalistiche verificano poco il lavoro dei loro giornalisti, basta che portino acqua al mulino dell'editore o difendano la posizione politica del giornale. Si va dalle sciocchezze alle cose grosse (vedi la tanta disinformazione che sta passando sui profughi ad esempio). 

Imparare a verificare le notizie è per il consumatore finale un ottimo sistema per smetter di farsi prendere per i fondelli, purtroppo la scuola non fornisce gli strumenti sufficienti a farlo. Stiamo cercando supporto per lanciare una campagna che introduca lo studio della verifica dei fatti nelle scuole, già dalla scuola media è possibile aiutare i ragazzi ad usare il mezzo informatico, Purtroppo o si parte da ragazzini o difficilmente si accetterà di farlo da adulti, specie quando la verifica dei fatti ci porta a sbugiardare cose che davamo per certe.

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