Obiettori, al S.Orsola la preghiera per i bimbi abortiti: 'A Roma grande discriminazione'

Andrea Mazzi, della Comunità Papa Giovanni XXIII: "Siamo di fronte a una pesante discriminazione visto che la selezione si basa su una convinzione di coscienza. Se un medico non se la sente di praticare un aborto non deve essere penalizzato"

La preghiera anti-aborto

Il bando per ginecologi non obiettori di coscienza al San Camillo di Roma ha scatenato tante reazioni e, in ultimo ieri, l'ordine dei medici della capitale l'ha definita una discriminazione bella e buona. Andrea Mazzi, della Comunità Papa Giovanni XXIII, è animatore del servizio della famiglia e della vita per la zona Emilia e spiega che: "Sul San Camillo posso dire che l'ingiustizia è un'ingiustizia grossa. Siamo di fronte a una pesante discriminazione visto che la selezione si basa su una convinzione di coscienza. Se un medico non se la sente di praticare un aborto non deve essere penalizzato". 

E mercoledì mattina, di fronte al Policlinico Sant’Orsola, si è svolto un momento di preghiera di vicinanza ai bambini che stanno per essere abortiti e alle loro mamme organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Presente in via Massarenti il Responsabile Generale dell'associazione, Giovanni Paolo Ramonda: "Siamo al fianco di queste creature innocenti e indifese che come diceva don Benzi non hanno neppure il diritto di replica. Siamo qui come voce silenziosa che in maniera non-violenta esprime un sì pieno alla vita".

Papà di casa famiglia, Ramonda ha ribadito: "Alle donne in difficoltà siamo vicini con possibilità di accoglienza per loro e per i loro figli. Possiamo dare accoglienza ai nascituri anche dopo il parto in anonimato. All'ospedale Sant'Orsola si sono verificati 612 aborti nel 2015. Hanno scelto di non abortire, quando sono state offerte loro possibilità di aiuto concreto, 3 donne su 4 in Emilia Romagna nel 2015".

E a proposito di numeri, Andrea Mazzi precisa (dati del Ministero alla mano) che "Il mestiere dei medici non è praticare l'aborto e questa non è un'emergenza, visto che in Italia si contano una media di 2/3 interruzioni di gravidanza alla settimana. Per quanto riguarda l'Emilia inoltre, gli obiettori di coscienza sono molto meno rispetto alla media, la Regione è la penultima dopo la Val d'Aosta. Le donne in questa situazione spesso subiscono delle campagne di pressione dalle persone che hanno intorno e bisognerebbe valorizzare gli obiettori, che spesso riportano lucidità". 

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