Riforma PA: taglio delle province, mobilita’ e percorsi di carriera nel pubblico impiego

Le riflessioni della Direl in un convegno

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

La Riforma della Pa Renzi-Madia, diventata legge ad agosto, introduce nuove regole per i dipendenti pubblici, in particolare riguardo al licenziamento dei dirigenti, valutazione, percorsi di carriera e accesso al pubblico impiego. Di questa rivoluzione che tanto ha fatto e continua a fare discutere, se ne parlerà venerdì, 4 dicembre, al Comune di Bologna, nel corso del convegno promosso dal sindacato dei dirigenti degli enti locali. In questa occasione sarà costituita la Struttura Regionale Direl Emilia Romagna. Durante il convegno verranno presentate alcune proposte al governo da parte dei dirigenti pubblici che in questo momento si trovano a fronteggiare continui stravolgimenti organizzativi, come l’abolizione delle Province e la loro trasformazione in enti di Area Vasta e città Metropolitane: nessuno ne parla più ma sono ventimila i dipendenti pubblici coinvolti nel processo di mobilità.

Sono ventimila i dipendenti pubblici coinvolti in un processo di mobilità senza precedenti, che rende necessaria una riflessione molto approfondita sul corretto significato della mobilità, anche alla luce di quanto non sufficientemente precisato negli articoli 11 e 17 della legge n. 124/2015 (Riforma PA Renzi-Madia).

Mai come oggi, infatti, tutto il sistema pubblico istituzionale è in movimento a seguito delle innovazioni che si annunciano con la Riforma. Nonostante i proclami di miglioramento della macchina amministrativa da parte del governo, non sono affatto chiari i cambiamenti in atto, come il futuro dei dirigenti in mobilità a seguito dello scioglimento delle Province, enti intermedi di rango costituzionali, sostituite da  province montane, enti d'area vasta e città metropolitane.

I risparmi preventivati da quest'ultima legge, inoltre, si stanno in realtà rivelando “a rischio”, per le forti ripercussioni che potrebbero avere sui bilanci delle regioni e dei comuni.

Altro tema di strettissima attualità è quello relativo alla possibilità di fare carriera all’interno delle Pubbliche amministrazioni.

Per Direl, come nel sistema privato, dovrebbero contare anche nel pubblico impiego, l’esperienza e la formazione professionale acquisita sul campo. Solo coniugando il sapere con il saper fare si potrà lavorare a vantaggio della efficienza e dell’efficacia dell’azione amministrativa e il beneficio sarà dei cittadini. I dirigenti operano per il bene della collettività ma spesso sono visti considerati una casta di privilegiati.

La Direl, per depennare un pregiudizio storico, vuole dire la sua sull’attuale situazione all’interno delle Amministrazioni Pubbliche, sottolineando le problematiche e indicando le possibili soluzioni.

Anche la legge del 13 luglio 2015, meglio conosciuta come la “buona scuola” è stata accompagnata da polemiche e indignazione che non si sono placate nemmeno dopo la sua approvazione. Stesso discorso per tutti gli statali, ai quali manca un confronto vero con la politica che sappia ascoltare i reali bisogni dei servitori dello Stato.

Il 4 dicembre, al Comune di Bologna (Sala Anziani), piazza Maggiore, 6, ne discuteranno, a partire dalle 14.30: Carola Pagliarin, docente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova; Matteo Francavilla, formatore e consulente servizi per la PA-Dasein; Alessandra Cenerini, Presidente ADI (associazione docenti e dirigenti scolastici italiani); Antonio De Marchi, segretario vicario Direl. Le conclusioni sono affidate a Mario Sette, segretario generale Direl e Barbara Casagrande, segretario generale Unadis (Unione nazionale dirigenti dello Stato) e Codirp (Confederazione dei dirigenti della Repubblica).

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