Elezioni a Imola: astensione e governo, così è caduta la roccaforte 'rossa'

C'è chi evoca il paragone con l'elezione di Guazzaloca a Bologna, ma a premiare l'opposizione sembra essere stato l'effetto-traino dell'intesa legastellata a Roma

Alla fine è succeso pure a Imola, anche lei città dal dopoguerra sempre in mano alla sinistra. Manuela Sangiorgi, del Movimento 5 Stelle, è il nuovo sindaco di Imola: la pentastellataha battuto al ballottaggio la civica in quota dem Carmen Cappello. Una nuova doccia fredda per i vertici Pd, che in regione si possono parzialmente consolare con la vittoria di misura a Salsomaggiore Terme, nel parmense.

Ma Imola pesa. Sangiorgi, è più in generale la macchina grillina, coordinata in emilia da Massimo Bugani, ha saputo raccogliere gli endorsement ufficiosi dell'elettorato leghista, complice la fresca luna di miele giallo-verde con gli italiani. Già la scarsa affluenza al voto -ferma al 52 per cento di poco sopra al 48 nazionale- non faceva presagire nulla di buono per il Partito Democratico. A questo si è aggiunto più di qualche voto utile dell'elettorato del centrodestra, ansioso pure lui di scalzare i rivali storici da una roccaforte altamente simbolica. Non si spiegano sennò, quei dieci punti di distacco nelle preferenze al ballottaggio di ieri, finito per premiare Sangiorgi con il 55,44 per cento, contro il 44,57 dell'avversaria.

La posta in gioco ora si alza. Con il vento in poppa partono i propositi pentastellati per la corsa alla scalata della Regione Emilia-Romagna, ultimo tassello di un progetto che se riuscisse avrebbe veramente un impatto significativo, anche sulla politica nazionale. In casa dem ovviamente c'è bisogno di leccarsi le ferite e fare il punto sulla strategia che dovrà accompagnare il centrosinistra all'appuntamento elettorale del 2019. La prima casella sarà verificare se l'attuale governatore Bonaccini possa essere adatto a un secondo mandato, ma occorre guardare anche ai vertici nazionali del partito, alle prese con una successione che non succede, con Renzi 'messo in cantina' (ma che di fatto controlla i gruppi parlamentari) e un reggente, Martina, che però non sembra essere in grado di riavviare la tela della narrazione democratica, uscita logorata da sette anni di presenza nelle maggioranze parlamentari.

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