Un milione di euro alle scuole private: nuovo referendum? Clima caldo, lunedì il verdetto

Si scaldano gli animi sulla questione finanziamenti alle scuole paritarie sulla cui ammissibilità i garanti del Comune di Bologna si esprimeranno lunedì. "Strappo grave" per Bologna al Centro

Ammontano a poco più di un milione di euro i finanziamenti che il Comune versa ogni anno alle scuole paritarie e che un referendum consultivo proposto dal comitato Articolo 33, un gruppo che raccoglie in nome della laicità realtà sindacali, associative e della società civile vuole mettere in discussione dopo che il Tribunale di Bologna si è espresso a loro favore, intimando ai saggi di decidere entro una settimana sull'ammissibilità.

MEROLA. "Preferirei un ampio anno di laboratori di partecipazione per discutere, senza l'assillo di una scadenza si/no" - ha commentato il sindaco Merola, dicendosi non contrario alla consultazione ma sottolineando che "alle urne non si potrà andare ad agosto o settembre". Da qui la proposta di "una proroga di un anno delle convenzioni" con, però, un ammonimento chiaro, inviato anche ai compagni di coalizione: "Uno dei modi per difendere la scuola e i nostri bambini è andare avanti con le convenzioni. Dirottare risorse sulle scuole comunali non risolve i problemi e allo stesso tempo lascia a spasso quelli delle scuole private".

LA DIOCESI. Monsignor Giovanni Silvagni spinge perché si eviti lo scontro: “Risorse limitate creano separazione; ora siamo tutti poveri, si eviti lo scontro”. Questo l'auspicio del vicario generale della diocesi di Bologna in commento al possibile referendum. "E' una questione molto delicata con il rischio di un appiattimento e di una banalizzazione dentro un quadro ideologico". 

SANDRA ZAMPA. La deputata bolognese del Pd commenta che: “Non bisogna avere nessun timore dei referendum, è giusto che i cittadini si esprimano". Ai microfoni di Radio Tau ha spiegato: "Lasciamo che le persone dicano con libertà quello che pensano e poi andrà valutato ciò che accade in modo che non diminuisca l'offerta e che quindi in realtà non si faccia un danno indirettamente". Poi conclude: “Penso che non si possa aumentare la quota di finanziamento per i privati”.

PDL. Un "esterrefatto" Fabio Garagnani, coordinatore cittadino del Pdl replica citando una legge del 2000: "La possibilità di un referendum prescinde dal fatto che in Italia esiste una legge, la 60 del 2000 promossa dall'allora governo di centrosinistra, che definisce il sistema pubblico integrato come compresenza di scuole statali e paritarie, titolari dei medesimi diritti e doveri". Inoltre per Garagnani "l'ente locale, Bologna nel nostro caso, non avrebbe la possibilità di garantire la fruizione di determinati diritti ai frequentanti di quelle istituzioni educative nell'ipotesi di una loro chiusura e nel caso di Bologna si tratta di circa il 10% della popolazione scolastica".

BOLOGNA AL CENTRO. Per Angelo Rambaldi e Paolo Giuliani di Bologna al Centro: “La nostra città si avvia a divenire un caso nazionale in cui, attraverso uno strumento apparentemente neutro, c'é il rischio, altissimo, che venga cancellata la sussidiarietà in ambito scolastico". Ancora più duri: "la macchina da guerra (Pd, Sel, Idv, Prc, Cgil, cattolici autocefali con cappellano militare al seguito), inventata dalla fervida intelligenza politica della dirigenza Pd bolognese, ha creato le condizioni per uno strappo di una gravità eccezionale".

IL CEV. E’ d’accordo con il sindaco Maurizio Cevenini: “Nessuno di noi può mutare posizioni assunte nel tempo e consolidate, anche per non dare la sensazione di seguire l’onda. Io ho sempre avuto una posizione che ritengo equilibrata: la difesa della scuola pubblica non comporta l’esclusione del contributo alle paritarie. Se avessi fatto il sindaco avrei fatto cosi’. Questa e’ lo scherma del Comune di Bologna e di altri enti”. Il Cev voterebbe dunque ‘no’, cosi’ come il cattolico Tommaso Petrella, neo-consigliere comunale democratico. “Ormai e’ una tradizione di Bologna ed e’ un dato acquisito che le scuole private svolgono un compito pubblico – dice  - ormai le barriere ideologiche sono cadute da tempo".

UDC. “Se referendum sarà spero che i cittadini bolognesi sappiano comprendere il valore vero di un sistema educativo che riconosce il servizio pubblico svolto anche dai privati senza il quale la domanda complessiva non potrebbe essere mai soddisfatta anche, ma non e’ il solo motivo, per questioni finanziarie”. Lo afferma Maria Cristina Marri, coordinatore provinciale dell’Udc, mettendo in guardia dal rischio di revocare i finanziamenti pubblici alle scuole materne private di Bologna.

 

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