Carabellò: "Il testamento è falso, per noi è questo il movente della scomparsa"

La grafologa conferma i dubbi e la perizia è stata depositata. Per la famiglia non è una bella notizia: "Se il testamento è falso ora siamo certi che ci sarebbe stato un motivo per fargli del male"

Biagio ed Elisabetta e la lapide della donna

Non finiscono le sorprese sulla scomparsa di Biagio Carabellò, svanito nel nulla da via Tiarini la mattina del 23 novembre 2015: è stata la sorella Susanna a dare una svolta alle ricerche del 46enne quando, cercando delle risposte e degli indizi nella casa del fratello, ha trovato un testamento di cui nessuno sapeva nulla e che lo vedeva destinatario dell'eredità della fidanzata Elisabetta Filippini, stroncata da una malattia.

Un'eredità che a Biagio non interessava, tanto era il dolore per la perdita della sua "Betta" e che avrebbe chiesto all'amica S.V di bruciarlo. Un'eredità che è andata invece proprio a quest'amica, che tanto si era presa cura di Elisabetta nelle sue ultime settimane di vita, e la quale due anni dopo il decesso della donna aveva presentato un secondo testamento (qui spieghiamo i motivi per cui sarebbe falso), oggetto oggi della perizia grafologica a cura di Nicole Ciccolo.

"La perizia è stata depositata e purtroppo il responso è drammatico visto che attesterebbe che il testamento di S.V. è falso - spiega l'avvocato della famiglia Carabellò Barbara Iannuccelli - questa per noi è una notizia drammatica perchè adesso avremmo il movente. La Procura sta indagando. La grafologa non ha dubbi, sono tanti gli aspetti che fin da subito sono saltati agli occhi: i puntini sulle i, gli ovali delle lettere che hanno punti di origine diverse, lo schema delle righe che pare ricalcato dal primo testamento...". Il commento si riferisce al fatto che essendo Biagio tornato in sè dopo un periodo buio (la depressione per la perdita della donna che amava) poteva aver deciso di rivendicare i suoi diritti sui beni della fidanzata contestando il lascito assegnato all'amica. 

Sono emersi dei nuovi elementi nel frattempo? "Abbiamo parlato con un'amica di Elisabetta - continua il legale che si sta occupando del caso di scomparsa - e ci ha raccontato che si lamentava perchè non sapeva come liberarsi di una donna che si era praticamente 'trasferita' a casa sua dicendo di volerla aiutare. Le ha chiesto suggerimenti su come poterla allontanare e questo dimostrerebbe che la sua presenza non era nè indispensabile, nè gradita. Inoltre dei testimoni ci hanno parlato di quadri e oggetti che venivano portati fuori di casa negli ultimi giorni di vita di Betta: l'appartamento era stato svuotato. E qui andiamo ad aggiungere anche l'accusa di furto aggravato. Si è aperto un ampio scenario insomma, con tanti reati". 

E poi c'è un particolare sulla giornata del 21 giugno, data scritta sul testamento di S.V...."Sì. Abbiamo trovato le cartelle cliniche di Betta e proprio quel giorno del 2010 si era recata in ospedale per fare delle tac e DEGLI altri esami piuttosto invasivi. Una giornata impegnativa insomma, nella quale prevediamo che l'affaticamento e lo stress per i test e le visite non le abbia potuto permettere di mettersi a tavolino e scrivere le sue ultime volontà. Non ha mai avuto delle lunghe degenze e l'unica persona che era autorizzata ad avere le sue informazioni cliniche e ad accompagnarla era Biagio".  

SU FACEBOOK SPUNTANO I MACCHINONI: E' ARRIVATO BABBO NATALE. Ieri sera Chi l'ha Visto si è tornato ad occupare del caso Carabellò e nel servizio sono stati mostrati anche alcuni post dell'ereditiera S.V. che nel dicembre del 2014 aveva pubblicato delle auto di lusso: "E' arrivato Babbo Natale - diceva il post - meglio la Jaguar bianca o la Jaguar nera?". E infine, il giorno della vigilia di Natale: "Ho scelto la nera". E invece nulla del lascito di Elisabetta è stato ancora dato per le missioni dei Salesiani alle quali teneva tanto. La conferma, davanti alle telecamere, del professor Guido Pedroni, responsabile delle missioni Don Bosco: "Sono sei anni che promette di dare qualcosa, ma non lo ha mai fatto". 

IL "RIASSUNTO" DEL GIALLO DEI DUE TESTAMENTI. Fra il giugno e il luglio del 2009 Elisabetta Filippini, malata di cancro da tempo, scrive il testamento che è stato trovato a casa di Biagio Carabellò e di cui una copia è conservata nelle stanze dei Salesiani, visto che la donna voleva destinare parte dei suoi beni a una missione in Africa. Un anno dopo, il 30 giugno del 2010, 'Betta' muore. Nel dicembre 2012 la donna che le era stata vicina negli ultimi giorni della sua vita presenta un nuovo testamento nel quale è citata come destinataria dell'eredità. Alla stessa donna, nel dicembre 2010 (quindi pochi mesi dopo il decesso, in uno dei momenti più duri della sua vita) Biagio consegna il 'primo' testamento allegato a una lettera nella quale le chiede di bruciarlo. Poco dopo Biagio tenterà il suicidio. Lo scorso novembre infine la scomparsa di Biagio. 

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