Tensioni al picchetto Granarolo: operai stesi sotto i camion e scontri con le forze dell'ordine

Quando la polizia ha iniziato a sgomberare il picchetto, i manifestanti si sono stesi sotto gli automezzi per continuare a bloccarli. Un operaio e un carabiniere feriti: 'Non daremo tregua ai padroni"

Ancora un volta i facchini hanno bloccato ieri le entrate e le uscite del colosso alimentare per chiedere la riassunzione. Poco dopo le 7, "sono iniziate le operazioni di sgombero del picchetto - scrive il laboratorio Crash - che hanno visto i poliziotti alzare le mani, spingere a scudate e a trascinare a terra gli operai e i solidali" ma "molti operai si sono lanciati sotto i camion che tentavano di entrare o uscire dai magazzini - continua la nota - per continuare a bloccarli".

Ci sono volute ore per "trascinare da sotto i camion i manifestanti e circondarli in una zona poco distante". Un facchino, è rimasto ferito ed è stato trasportato in ospedale (GUARDA IL VIDEO): "Ci sembra che le reazioni isteriche della controparte mostrino che si è vicini ad una prima resa dei conti" e promettono di non fermarsi fino a quando i lavoratori non verranno tutti riassunti "non daremo tregua ai padroni delle cooperative della logistica. Intensificheremo iniziative pubbliche di lotta secondo le necessità del movimento operaio della logistica e aumenteremo le giornate di boicottaggio nazionale contro la Granarolo".

IL QUESTORE. "Da tempo in città si ripetono episodi, all'interno di manifestazioni di protesta, che mettono a repentaglio la sicurezza degli stessi manifestanti e delle forze dell'ordine. Episodi che non dovrebbero accadere, anche perché è nostro auspicio che non si creino fatti più gravi''. Così il questore di Bologna, Vincenzo Stingone, "Stamani c'è stato l'ennesimo episodio: manifestanti si sono stesi, nei pressi dei cancelli della Granarolo, sotto gli automezzi dell'impresa per ostacolarne i movimenti in accesso e in uscita. Nella circostanza, addirittura, un carabiniere è stato morso al braccio, quando insieme ad altri colleghi ha provato a rimuovere i manifestanti in resistenza passiva. Non ci sono stati tafferugli, ma anche questo è un episodio che crea il rischio di incidenti gravi. Come l'altra sera alla manifestazione davanti al Cie. Nessuno nega il diritto di manifestare, soprattutto su temi così sentiti e dibattuti. Ma un conto è manifestare, altra cosa è la violenza. Ed è questa che non deve accadere mai. Come i gesti di provocazione, anche in quella sede rivolti alle forze dell'ordine determinano il rischio di incidenti''.

''Questo non è il diritto di manifestare, questa è violenza, che va evitata a ogni costo. Non è interesse di nessuno, tantomeno delle forze dell'ordine, fomentare il rischio di scontri. La nostra filosofia di intervento è che l'uso della forza e anche dei mezzi di dissuasione è l'ultima delle opzioni possibili per noi. Ma è inevitabile che alla violenza dei manifestanti noi si risponda con gli strumenti consentiti dalla legge. Gli autori delle violenze anche in questa circostanza sono in corso di identificazione e saranno perseguiti puntualmente per legge, come in tutte le altre circostanze''. Anche il fatto che, in presenza di agenti e militari, all'interno di quella manifestazione qualcuno abbia deciso di vergare scritte sui muri del Cie, è un ''gesto ha detto ancora il Questore - che sembra fatto apposta per stimolare una reazione, e dunque scatenare incidenti, per poi dire che sono stati gli agenti a aggredire. Hanno scelto quel momento per farlo, proprio allo scopo di aumentare la tensione''. Ai feriti Stingone esprime ''tutta la propria vicinanza e solidarietà, compreso l'apprezzamento per aver saputo nonostante tutto gestire la situazione mantenendo i nervi saldi, evitando così che la situazione degenerasse".

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