Apre al Pilastro la pizzeria etica: 'In periferia perché si può trovare più umanità'

Nei locali del circolo Arci la Fattoria inaugura un nuovo nodo della rete delle pizzerie etiche, dove i prodotti rispettano i diritti dei lavoratori, i circuiti lontani dalle mafie e l'ambiente

Ingredienti coltivati in aree risanate e confiscate alle mafie, nessun lavoratore pagato a voucher, acqua non imbottigliata gratis. Sono solo alcune delle caratteristiche della rete di pizzerie etiche, che ha dato vita a un nuovo locale, in un posto speciale. 

Si tratta de "La fattoria di Masaniello", già pizzeria da asporto in via San Donato, ora ristorante da 150 coperti che rianimerà il ristorante del circolo Arci alle porte del quartiere Pilastro. Taglio del nastro ieri pomeriggio con un incontro, "La rete che genera valore", che ha visto come ospiti anche il giornalista Sandro Ruotolo e il procuratore antimafia di Napoli Giuseppe Borrelli.

"Vogliamo estendere il modello delle pizzerie etiche" si tratta di un "modello nuovo, fatto di beni confiscati, non assumiamo a voucher, non facciamo pagare acqua, che nasce in periferia perché qui spesso si può trovare più umanità" ha detto a Bologna Today Michele Ammendola del Comitato Iolotto

Cosa significa prodotti da beni confiscati? "Abbiamo creato un menu all'interno del quale prodotti, come la bufala presidio Peppe Diana di libera terra, o i friariellli di Nco, Nuova cooperazione organizzata, che vengono realizzati da coop sociali utilizzando beni agricoli confiscati alla Camorra e alle mafie in generale, portate avanti da ragazzi e ragazze ex tossicodipendenti" in pratica "il cittadino comune comprando la pizza alimenta un circuito di lavoro virtuoso, pulito, un consumatore etico che può fare la sua parte anche se non è legislatore, poliziotto, magistrato"

"Alla Fattoria la pizza margherita al tavolo costa 5 euro, da asporto 4, siamo etici e neanche cari - continua Ammendola - il progetto Masaniello dal 10 di Aprile darà lavoro a 14 persone, solo con contratto" per "mettere al centro non tanto il profitto, siamo una cooperativa sociale, quanto la sostenibilità". 

L'obiettivo è ambizioso, essendo questo un circolo Arci, vuole condizionare i comportamenti di tutti i circoli di Bologna nei loro acquisti per la ristorazione "ad esempio acquistando il caffè confezionato nel carcere femminile di Pozzuoli, uniformi di servizio prodotte dalla coop Altri Orizzonti, che sottrae dalla strada le vittime di tratta" alcuni esempi per "creare una filiera di approvvigionamento pulita, etica, e libera da mafie, lontano dalle clientele e dai modelli economici speculativi, frequenti nelle realtà depresse".

"Dignità alle persone, perché non si pieghino per servire agli scopi della malavita". Senza dimenticare la possibilità di lasciare "la pizza sospesa", ovvero pagata dai clienti, che verrà destinata alle persone più bisognose. 

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