Omicidio al parco Lunetta Mariotti: 'Gli ha detto vieni, c'è qualcosa da mangiare'

Parlano gli amici e i parenti di 'Laye', il 46enne senegalese accoltellato la notte scorsa, che avrebbe portato al parco la persona sbagliata: 'E' morto un uomo con il cuore bianco'

'Laye' il senegalese ucciso al parco (Foto FB)

"Sono venute almeno 200 persone qui da ieri, e parlo di bianchi, di italiani".A dirlo a Bologna Today è Leon, cugino di Abudullaye Sall, per gli amici 'Laye', il 40enne senegalese ucciso con una coltellata al collo la notte tra sabato e domenica nel parco Lunetta Mariotti, adiacente a Villa Angeletti, nel quartiere Navile. 

Un'area tutto sommato tranquilla secondo Daniele, titolare del chiosco Blue Diamond: "Più in là dormono dei disperati è a volte tra loro si inserisce qualche spacciatore" e sembra proprio il caso dell'altro notte "sono qui dal 2011 e prima qui c'era una città, dovevo correre spesso la notte perchè cercavano di rubare, poi hanno ripulito. Ora il parco è aperto 24 ore, prima chiudeva alle 20 ed arrivavano diversi soggetti a fare affari. Per il resto la gente viene volentieri, è un spazio bello, vicino al centro, grazie anche all'organizzazione di eventi, incontriamo spesso il Presidente del Quartiere Daniele Ara e passa spesso l'esercito". 

"Che in un giardino i senza casa possano andarci a dormire è immaginabile, ma non si è mai sentito niente di particolare - ci dice Mirella, una signora di 63 anni - io abito in Zanardi, certo il nostro è un quartiere a volte problematico, ma qui al parco vengo spesso, ci sono tante persone in bicicletta e portano anche i bambini perchè ci sono i giochi, davvero una storia triste se si tratta di senzatetto". 

Ma Laye non era un uomo che viveva per strada, arrivato in Italia una ventina di anni fa, abitava in un appartamento in Bolognina con altri connazionali: "E' stato uno dei primi lavoratori di colore dell'Euromercato, quello che una volta era di Berlusconi - dice Leon - poi la vita cambia, stava attraversando un periodo difficile, ma niente spaccio o droga, forse si era rifugiato nella bottiglia quello sì". 

"Era un amico, chi non conosceva Laye, noi lo conoscevamo bene" ci dicono alcuni ragazzi italiani arrivati sul luogo dell'omicidio "era sempre disposto ad aiutare", dunque questa volta avrebbe invitato al parco la persona sbagliata, nonostante la diffidenza degli altri. "Gli avrà detto vieni, c'è qualcosa da mangiare, stai tranquillo e puoi lavarti" dice Leon. 

Nel parco, qualche giaciglio di fortuna, panni stesi, alcuni orti coltivati da anziani e la tanica che usano per prendere l'acqua dalla fontana e lavarsi sotto le tante piante di fico.
"Quello che l'ha ucciso non ci stava tanto con la testa, era uscito di galera da poco ed è arrivato qui nel periodo del Ramadan" ci ha detto un giovane magrebino "parlava diverse lingue, anche un dialetto libico perchè è stato lì prima di venire in Italia, ora ha ucciso un uomo dal cuore bianco", pulito, generoso e senza cattiveria. 

Da quanto si apprende, i Carabinieri, giunti chiamati proprio dal presunto omicida, un nord-africano di circa 40 anni, stanno sentendo anche un altro testimone. "Ci hanno raccontato che dapprima ha inseguito un pakistano gridando che gli doveva dei soldi, poi ha cominciato a dire che non trovava la sua cocaina, così ha svegliato Laye ed è stato visto usare un coltello da cucina di 40 centimetri, ma nessuno immaginava che stesse infierendo su di lui", dice Leon, da 23 anni in Italia, lavoratore in cassa integrazione della Coop Costruzioni. 

"Si leggono molti commenti alla notizia sui siti e sui social, tipo meno male, uno in meno oppure feccia, senza informarsi, capire... Laye ha tre figli in Senegal e dovremo occuparci anche di loro, quando ci daranno il via libera, reciteremo una preghiera e faremo di tutto per riportarlo nel suo paese". 

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