Povertà: reddito minimo di cittadinanza, al via il test in Emilia Romagna

L'Assemblea legislativa regionale si impegna ad approvare una legge che promuova una sperimentazione del reddito minimo di cittadinanza come contrasto alla povertà

L'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna si impegna ad approvare una legge regionale che promuova una sperimentazione del reddito minimo di cittadinanza. Un ordine del giorno approvato a maggioranza (astenuti M5s, contrari Lega nord, Fi -Fdi) oggi nella seduta sul bilancio della Regione. L'atto d'indirizzo, presentato dai capigruppo di Sel, Igor Taruffi, Stefano Caliandro (Pd), Piergiovanni Alleva (Altra-Emilia-Romagna), impegna la Giunta a potenziare, dal prossimo bilancio di previsione, gli strumenti di contrasto alla povertà, "anche con appositi ed innovativi interventi di sostegno al reddito, promuovendo la sperimentazione di forme di reddito minimo garantito", e a stimolare il Governo nazionale "nella predisposizione di una normativa in tema di reddito minimo garantito".

Sono misure necessarie di fronte al fatto che otto anni di crisi hanno fatto "aumentare in modo vertiginoso" il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà e quindi in attesa di una legislazione nazionale, "è necessario che la Regione, per quanto di sua competenza, introduca provvedimenti legislativi in grado quanto meno di evitare l'acuirsi del fenomeno che da economico si sta trasformando in crisi sociale".

Respinto l'emendamento M5s che chiedeva l'avvio della sperimentazione del reddito minimo di inserimento in Emilia-Romagna già a partire dal secondo semestre 2015 e la piena attuazione delle norme regionali per la promozione della cittadinanza sociale che "già prevedono tale sperimentazione", secondo i pentastellati Sullo stesso argomento, respinto l'ordine del giorno del solo Alleva in tema di contrasto alla povertà e di incremento dell'occupazione, che impegnava la Giunta regionale ad introdurre nel welfare regionale "una prima forma di reddito garantito minimo a cominciare dagli strati sociali per i quali è meno probabile un recupero lavorativo". (agenzia Dire)

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