La scissione di Renzi scuote il Pd, ma per ora sindaci e consiglieri locali restano nel partito

Troppo 'fresca' la scossa tellurica, in molti aspettano a pronunciarsi. Intanto i vertici del partito mettono le mani avanti: 'Il Pd non è un autobus'

Un tremore nelle fondamenta del partito, ma questa volta la frana non si stacca. Almeno, non per ora. L'annuncio di Matteo Renzi di abbandonare il Pd con i suoi fedelissimi piomba come un elefante in un negozio di cristalli in Emilia-Romagna, dove già la tensione è palpabile in vista delle tutt'altro che sicure elezioni regionali. Sul fronte parlamentare, al momento invece si contano i cambi di casacca dei deputati Luigi Marattin (Ferrara) e di Marco Di Maio (Forlì), mentre l'ex sindaco di Imola e senatore Daniele Manca ha fatto sapere che non confluirà nel nuovo soggetto politico.

Anche per questo, in pochi per ora sembrano essere i dirigenti e gli amministratori locali disposti a seguire l'ex premier nella sua nuova creatura politica, Italia viva, il cui embrione saranno gli incombenti gruppi parlamentari autonomi in Camera e Senato. La casella dove si guarda di più nel bolognese è quella di Isabella Conti, molto vicina a Matteo Renzi in passato e campione di voti alle recenti elezioni amministrative, ma che in giunta conta anche diversi non renziani.

Nuovo partito Renzi, le ripercussioni nel Pd a Bologna

A Bologna è l'area di Per Davvero ad essere attenzionata, ma per il momento nulla si muove sia in consiglio comunale con Piergiorgio Licciardello e Raffaella Santi Casali che in regione con Giuseppe Paruolo. E neanche -al momento in cui si scrive- un renziano convinto come Davide Di Noi scioglie la riserva sulla improvvisa chiamata all'adunanza renziana. Silenzio anche da parte di Francesco Critelli, deputato bolognese in passato in attrito con i vertici locali del partito per la questione del doppio incarico di parlamentare e responsabile della federazione bolognese, nodo poi sciolti con l'elezione di Luigi Tosiani.

Insomma tutti gli esponenti renziani di ferro attendono che si chiariscano ulteriormente le intenzioni di Matteo Renzi, che peraltro ha sottolineato che Italia viva sosterrà con forza il governo Conte bis. Nel frattempo però sono il sindaco Virginio Merola e i vertici dem in regione a mettere dei paletti. Mentre il primo cittadino e presidente regionale del Pd parla di "grave errore" nei confronti della mossa di Renzi, profetizzando un nuovo aumento delle astensioni dell'elettorato di centrosinistra (con probabili riverberi nella campagna per le regionali, ndr), il segretario regionale Paolo Calvano e il capogruppo Pd a Viale Aldo Moro Stefano Caliandro mettono in chiaro un paio di cose.

Più conciliante il primo, Calvano lancia un appello a "rimanere nel Pd e ad investire insieme nel Pd: un Pd unito è più forte alle elezioni e dà forza al centrosinistra", mentre Caliandro, che ipotizza come i renziani possano saltare un giro per farsi rieleggere con il pd (Italia viva non si dovrebbe presentare prima di un anno alle lezioni, ndr) per poi transitare in massa nela nuova formazione di centro del senatore di Rignano.

"Bisognerà- tra dritto invece Caliandro- che nella composizione delle liste si faccia una operazione-verità: sta nel Pd chi crede nella operazione politica del Pd. Chi fa questa scelta ne deve essere consapevole, perché non si può pensare che il Pd sia un autobus da utilizzare". In altri termini, dunque, "chi vuole lasciare il Pd lo faccia subito e ci tolga da situazioni imbarazzanti. Al momento comunque non ho motivo di dubitare di nessun componente del gruppo, nessuno ha finora manifestato l'intenzione di uscire".

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