Bio-On, le intercettazioni: "Non solo colpa nostra, anche del sistema"

Nell'ordinanza del Gip gli estratti delle conversazioni dei vertici dell'azienda, tra la preoccupazione di far tornare le cifre e lo scontro con il revisore contabile

Mentre le scosse di assestamento del terremoto giudiziario che ha travolto la Bio-On devono ancora esaurirsi, non da ultime quelle sui lavoratori, emergono le prime intercettazioni finite nei fascicoli di Procura e Tribunale, estratti che documentano la crescente ansia per quel castello societario sempre più scricchiolante, assestando un duro colpo all'azienda-simbolo dell'innovazione Made in Bo.

Nell'ordinanza nella quale il Gip Alberto Ziroldi ha disposto gli arresti domiciliari per il presidente di Bio-On,Marco Astorri e l'interdizione dalla gestione aziendale di Gianfranco Capodaglio e Guido Cicognani (una misura cautelare interdittiva), viene ripercorso il complicato gomitolo di intrecci societari che avrebbe portato da una parte -queste le accuse- a ritoccare i bilanci della società, e dall'altro a fornire false informazioni a mercato e media, tanto da alterare l'andamento delle quotazioni azionarie.

E' soprattutto nell'ultimo periodo che le conversazioni tra gli indagati si fanno agitate, così come tra questi e altri, tra cui il revisore dei conti chiamato a certificare il bilancio dell'azienda. Infatti, da luglio, complice una pesante analisi del fondo americano Quintessential i conti non quadrano più tanto. Il fondo contesta a Bio-On di essere sostanzialmente una scatola vuota, dalla dubbia tecnologia e dalle dubbie capacità produttive.

Il titolo in borsa, dopo la diffusione del report, crolla dai circa 55 euro a poco più di 13. Bio-On allora contrattacca, chiama in causa il fondo e fa un esposto in Procura. L'indagine è però a carico di ignoti e tutti gli accertamenti della polizia giudiziaria piano piano portano elementi sempre più a carico del management dell'azienda bolognese. Si accendono le cimici dei magistrati, che captano alcune conversazioni.

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Terremoto Bio-On, le intercettazioni: "E' colpa del sistema"

E' il 29 settembre. I telefoni dei vertici sono già intercettati da tempo, e il presidente Astorri è al telefono con il revisore dei conti -indagato anche lui- che deve certificare il bilancio.

Proprio da quest'ultimo si levano seri dubbi, soprattutto sulla reale capacità massimale di Bio-On di produrre la quantità di bioplastica, i cui brevetti e licenze sono vendute in contratti milionari. Da mesi viene infatti ribadito che la potenziale capacità produttiva di bioplastica negli stabilimenti è di 1000 tonnellate all'anno. Una quantità giudicata molto al di sopra delle capacità di Bio-On dal rapporto di luglio di Quintessential. Una delle informazioni, questa, che ha messo in crisi il titolo in borsa, e un numero sul quale gli addetti ai lavori mormorano. Il revisore quindi avverte Astorri.

"...guarda che a Milano mi dicono che non va bene, a Roma l'altro giorno con quello là che doveva incontrare per vedere, ma evidentemente è lì che sta aspettando anche lui.. Roma e Milano guardano con grande scetticismo hai capito, queste tue grandi comunicazioni secondo me hai spinto troppo".

Astorri risponde cercando di giustificarsi: "...va bene, io mi prendo il mio pezzo di responsabilità, ma non è solo colpa nostra, è colpa del sistema che ci ha indotto a fare queste comunicazioni".

La conversazione tra i due si accede nei toni. Il revisore incalza Astorri, fino a perdere la pazienza. L'argomento è il rapporto di produzione della fabbrica di settembre, quello dove si evincerebbe che la produzione non è in linea con quanto dichiarato nel piano industriale. Il rapporto è arrivato solo dopo continue insistenze, e solo all'ultimo momento. Con notizie pessime. E i toni si accendono.

"1000 tonnellate -incalza il revisore- vuol dire circa 80 tonnellate al mese, ma se ne produci 5 ne abbiamo, puoi raccontare quel che vuoi, ma io c***o lo devo spiegare, capisci allora".

Astorri sembra non comprendere la gravità della situazione. Il rapporto produzione è arrivato in ritardo, e il revisore si arrabbia: "...perché a quelli di agosto gli arrivava il giorno dopo [il rapporto, ndr] e invece questi che sorprendono negativamente, arrivano solo il giorno prima", alludendo a un ritardo voluto della consegna delle carte.

Astorri però pare continuare a non cogliere il punto e alla parola 'negativamente' risponde: "Ma come negativamente abbiamo aumentato la produzione abbiamo prodotto di più cosa negativamente?". "NO, 5 tonnellate in un mese, era previsto molto di più Marco, non mi prendere per il c**o perché sennò basta" chiude imbufalito il revisore.

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Sempre nella stessa tesa comunicazione i due si confrontano con la vendita di alcuni titoli warrant, inizialmente dichiarati in una quantità poi rivelatasi molto più ampia. Questa vendita non sfugge agli investigatori. "La polizia giudiziaria" - scrive il Gip relativamente alla stima dei profitti generati dalla vendita nel mercato dei titoli, dopo avere su di essi esercitato le presunte condotte di false informazioni di bilancio - "stima al momento 36 milioni di Euro".

Astorri però, incalzato dal revisore, si affretta a precisare: "Oh, i 30 milioni di warrant sono venuti nell'azienda non li ho mica presi in tasca io oh i 30 milioni li ha presi l'azienda... cioè...abbiamo fatto l'impianto con quei soldi non li ha mica presi in mano Astorri... noi non abbiamo preso niente abbiam presi 7, 8, e infatti ne abbiamo messi 5 a testa cioè vorrei dire non è che ho la Zecca a casa, guadra che ti stai sbagliando i 35-36 milioni li ha presi la società non Astorri".

Terremoto Boi-On, le intercettazioni: "Le joint Venture? Fittizie"

Circa due mesi prima, a pochi giorni dal rapporto di Quintessential che spezza il titolo in borsa, due indagati si trovano agitati a parlare dell'architettura societaria che tiene in piedi il castello societario.

Le società, sette in tutto quelle contestate, servono -secondo i magistrati- sostanzialmente per generare delle compravendite, licenze per l'uso della bioplastica in parte partecipate da soggetti terzi, entrati in apposite Joint Ventures, ma il cui controllo rientra in un modo o nell'altro ai vertici Bio-On. Tra le realtà di minoranza di queste joint ventures si leggono anche nomi noti dell'industria bolognese, per ora estranei all'indagine.

Con queste società, controllate di fatto in un modo o nell'altro sempre da Bio-On o dai loro vertici -questa l'ipotesi accusatoria dei magistrati accolta in gran parte dal giudice- si sarebbe messa a bilancio la vendita fittizia di licenze all'uso del brevetto della bioplastica per Bio-On, riuscendo così a nascondere una sorta di partita di giro milionaria.

Uno degli indagati confessa a quell'altro: "Tutte le entrate delle Joint Venture sono fittizie, ehm, e solo la vendita del... è per quello che io sto così, non me attento e preoccupato, non solo per l'impianto di Castel San Pietro". E poi ancora, sui brevetti venduti: "...alle Joint Venture cui tu stavi facendo riferimento che hanno per oggetto non la vendita di una licenza di produzione ma di un brevetto...quei brevetti in alcuni casi non ci sono ancora o sono ancora da maturare o addirittura sono dei, come si dice, whishful thinking". In pratica i brevetti in questione -si ricostruisce anche nelle pagine dell'ordinanza che analizzano le suddette Joint Ventures- non erano operativi o lo erano solo sulla carta.

Terremoto Bio-On, il Gip: "Comunicazioni non veritiere fino all'ultimo"

Nelle conclusioni alle 40 pagine di ordinanza il Gip, per motivare le esigenze cautelari, descrive come Astorri abbia fatto "della strategia comunicativa il proprio atout vincente per l'affermazione sul mercato dei capitali, in ciò facilitato dalla possibilità di produrre e commercializzare il know how di un prodotto di massa, ecocompatibile e quindi destinato a suscitare le attenzioni sia del mondo degli operatori profesionali che dei risparmiatori".

Una strategia- si specifica - "roboante, ammiccante, ottimisticamente proiettata, che sottaceva però alcuni dati di fondo", ovvero le licenze fittizie e i bilanci ritoccati per far quadrare i conti, come spiegato nell'ordinanza.

Ancora, il giudice definisce che "gli elementi qui rappresentati dimostrano dunque una persistenza nell'illecito, anche di fronte all'evidenza contraria, dettato dal disperato tentativo di salvare la società da un crollo che, al netto dell'attacco di Quintessential, appare profilarsi come evento ineludibile".

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