Il giornalista Jacopo Storni: “L’Italia siamo noi”

Mercoledì 7 dicembre all’Altro Spazio in via Nazario Sauro a Bologna (ore 18), incontro con il giornalista Jacopo Storni, autore del libro “L’Italia siamo noi”, Roberto Morgantini (Cucine Popolari) e  José Venancio della Comunità peruviana. Introducono Roberta Cristofori (The Bottom Up) e Mauro Sarti  (Redattore Sociale) 

Gli immigrati? Non sono solo profughi, badanti, delinquenti e poveracci. Ci sono anche imprenditori, medici, ingegneri, avvocati, politici e poliziotti. Mercoledì 7 dicembre alle ore 18.00, presso l’Altro Spazio di via Nazario Sauro 24 a Bologna, presentazione di “L’Italia siamo noi”, il libro del giornalista Jacopo Storni che racconta l’altra faccia dell’immigrazione. 

L’appuntamento, organizzato dall’agenzia Redattore Sociale insieme alla rivista online The Bottom Up, vede la partecipazione a fianco dell’autore di José Venancio (Comunità peruviana di Bologna) e Roberto Morgantini (associazione Amici di Piazza Grande e Cucine Popolari). Introducono e moderano l’incontro Roberta Cristofori (The Bottom Up) e Mauro Sarti, giornalista di Redattore Sociale. 

Fiorentino, 36enne, Jacopo Storni collabora con Redattore Sociale, Corriere fiorentino e Corriere.it. In “L’Italia siamo noi” (edito da Castelvecchi, pagine 150, ) ha raccolto le storie degli immigrati che sono riusciti a inserirsi, a costruirsi posizioni rispettate, che hanno portato le loro competenze e il loro know-how in Italia. Persone che contribuiscono allo sviluppo economico del Paese e che escono del tutto fuori dallo schema del profugo bisognoso di aiuto e di assistenza. Un modo completamente diverso di leggere il fenomeno immigrazione, basato su racconti e testimonianze di uomini e donne in carne e ossa che, pur nati in altri Paesi, non solo si sentono italiani, ma danno all’Italia molto più di quanto hanno ricevuto.

Il libro è un viaggio tra i volti di un Paese multiculturale: c’è Fuad, primario somalo; Otto, il finanziere camerunense; Halyna, da badante a imprenditrice; Francesco, il poliziotto nero; Liliam, bambina di strada diventata cake designer; Toni, l’assessore nigeriano; Nelu, da schiavo del mattone a imprenditore edile; Jean Jacques, il prete africano; Molid, dal barcone al Novotel; Romano, il soldato eritreo col tricolore sul petto. Vite straordinarie, di chi non ha mai smesso di inseguire i propri sogni. 

“Finché continueremo a raccontare gli immigrati soltanto come profughi, poveracci, schiavi, badanti e delinquenti, gli immigrati resteranno sempre e soltanto profughi, poveracci, schiavi, badanti e delinquenti – dice Jacopo Storni –. Ho scritto questo libro per contribuire a ribaltare lo stereotipo sugli immigrati che vivono nel nostro Paese, per raccontare quelle storie di cui quasi nessuno parla, per tentare di ragionare sull’immigrazione con una prospettiva diversa. Un futuro multiculturale è inevitabile (e forse sarà un futuro migliore). In questo libro tento di raccontare l’Italia che ci aspetta”.

Jacopo Storni, già autore del libro “Sparategli. Nuovi schiavi d’Italia” uscito nel 2011, si è da poco aggiudicato la prima edizione del Premio “Giornalista sociale”, istituito da associazione Voltonet, Compagnia delle Opere, Misericordia di Firenze e Cesvot.

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