"Fight Art. Arte “Face to face”: la mostra

Mai come in questi ultimi mesi, gli artisti sono stati messi, come la comunità cui si rivolgono, a dura prova: l’isolamento individuale e la conseguente sospensione del contatto reale con il mondo hanno richiesto nuove riflessioni, tanto sulla propria identità e relazione con l’altro, quanto sul proprio linguaggio e ricerca.  CUBO le vuole raccontare con la mostra FIGHT ART. Arte “FACE to FACE” che si terrà dal 6 luglio al 10 ottobre presso lo Spazio Arte (Piazza Viera de Mello, 3) a Bologna.

La mostra 

La mostra, che si avvale del contributo critico di Ilaria Bignotti è l’appuntamento annuale che CUBO, il Museo d’impresa del Gruppo Unipol, organizza per valorizzare la propria collezione artistica, divulgando la conoscenza dell’arte e rendendola fruibile al pubblico.

Raccogliendo la sfida di questi tempi, il progetto espositivo fa “confliggere” i linguaggi artistici in un “corpo a corpo”, evidenziando quanto sia importante, oggi, riscoprire il valore del confronto diretto, accogliendo anche il possibile scontro con l’altro, generatore di nuovi significati e rotte di senso: se bisogna reagire, bisogna farlo fino in fondo.  Per rafforzare tale pensiero, le opere esposte in mostra non saranno avvicinate per assonanze visuali e affinità linguistiche, ma per la loro distanza concettuale e diversità formale. Il contrasto come generatore di nuove possibilità: è questo un aspetto cruciale del progetto, che sarà ancor più pregnante quando il visitatore della mostra potrà vedere dal vero le opere esposte, anche attraverso le visite guidate, scoprendo inediti temi, sorprendenti suggestioni. Una mostra che è sfida, ring dello sguardo e match di relazioni.
Il progetto si arricchisce di interviste (visibili sul canale Youtube di CUBO) “screen to screen”: due a due, gli autori delle opere esposte hanno risposto a domande incalzanti che riguardano la loro esperienza in questi mesi, la loro pratica artistica, il rapporto con il passato e il dialogo con l’altro artista intervistato. Sollecitando in tal modo, ancor più incisivamente, la lettura dialettica delle opere esposte in mostra. Perché l’arte è un modo speciale di pensare (Harold Rosenberg), attivatrice di quel pensiero laterale necessario a raccogliere le sfide del cambiamento e del rinnovamento con potenza e onestà: “FACE to FACE”.
Descrizione opere in mostra

Ettore Frani facing Stefano Ronci

Affioramento e immersione del segno-icona. Fautori di una pratica e di un pensiero artistici tra loro distanti, Frani e Ronci si incontrano sulla superficie del campo visuale, dove l’immagine e la parola emergono appena: fantasmi metafisici in Frani, fenomeni metalinguistici in Ronci. Il primo crede in una pittura che è rivelazione del profondo, intesse con il riguardante una relazione segreta, in una contemplazione fatta di attesa e incontro con ciò che è ineffabile, che è oltre ed altrove. Il secondo mescola tutti i media e coinvolge il fruitore con un’indagine pluridisciplinare, in continua evoluzione: una ricerca come instancabile laboratorio che è esperienza e scambio, scoperta e rincorsa del futuro. 

Tommaso Fiscaletti facing Alessandro Lupi

Lo sguardo trasversale accomuna i due artisti che seguono due percorsi opposti: Fiscaletti è antropologo del proprio tempo e attraverso la fotografia è capace di raccontare storie e tradizioni di culture e geografie anche molto distanti. La sua indagine antimoderna mette in crisi i parametri occidentali, in nome di una inquietudine conoscitiva che è necessità di incontro e confronto con l’altro. Lupi è inventore instancabile di nuovo paradigmi visuali, capaci di smascherare e smontare le nostre abitudini percettive e cognitive, conducendoci per mano in opere multimediali dove la contemplazione è scoperta di nuovi, possibili sistemi di visione e di senso.

Angelo Marinelli facing Andrea Chiesi

Paesaggi metropolitani, periferici, abbandonati anche dall’uomo: vivono di e per se stessi, non attendono nulla, si sono conquistati il loro tempo e spazio. Siamo noi ad aspettare di esserne accolti, e restiamo, in attesa, a contemplarli: questa la poetica della pittura industriale e periferica, tagliente e radicale di Andrea Chiesi. Sospese in un paesaggio arborescente e misterioso, le presenze umane di Angelo Marinelli paiono generate dalla natura stessa che le avvolge e custodisce, riportandole al suo grembo non appena affacciate al nostro sguardo. Le cogliamo per l’attimo che ci è concesso, e vorremmo, forse, noi stessi sparire tra le foglie e le fronde che fitte ci chiamano.

Maurizio Bottarelli facing Giacomo Costa

La pittura di Maurizio Bottarelli nasce nel laboratorio del pittore alchimista che conosce le regole dei colori e i segreti dei supporti, eppure ogni volta riesce a farsi stupire dalla magia dell’imprevedibile mescolanza cromatica e dalla sorpresa dell’immagine che affiora sul campo, velatura su velatura. L’uomo e le tecnologie, l’industria e il progresso non abitano qui: la pittura di Bottarelli è una landa fertile e pura dove l’uomo può sostarvi con il solo pensiero. Le metropoli e i grattacieli di Giacomo Costa sono il frutto di distopiche alchimie dell’artista: egli ha a lungo attraversato il magma delle megalopoli e le periferie del mondo, e la sua opera si sovrappopola di architetture e nevrosi postmoderne. Un dedalo dove l’uomo ha fatto fuori l’uomo. Ne usciremo, forse: entrandovi.

Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto facing Mary Bauermeister 

Le opere scaturite dalla visionarietà affabulatoria del duo Tania&Lazlo sono paesaggi popolati da effimere presenze femminili che abitano lo spazio interstiziale tra la veglia e il sonno, la favola e la realtà, il mito e il rituale. Le incontriamo sul liminare della notte, nel momento in cui il pensiero logico cede il passo al potenziale onirico. Inattesa meraviglia. Mary Bauermeister ha vissuto una storia dove i sogni si potevano prendere per mano e gridarli in faccia al mondo. La sua è la vita di un’artista Fluxus che conosce la visione e sa essere visionaria. Per questo abita nel folto di una foresta e raccoglie sassi e terra: le sue opere mescolano alla natura la poesia e vanno a scavare nel profondo. Consapevole utopia.

Joanie Lemercier facing Mario Raciti

Due artisti diversi per generazione e geografia culturale, si incontrano nel tentativo di far apparire l’immagine attraverso il segno che si addensa o affiora sulla superficie del campo visivo. In Lemercier l’opera è la puntiforme affermazione di una trama che si compone grazie alle misteriose regole tecnologiche che la ha saputa generare. In Raciti, il guizzo pittorico si scava uno spazio di apparizione nella coltre stratificata degli impasti cromatici, gessosi, sabbiosi: il segno-traccia emerge in un punto, si assorbe in un angolo, tra presenza e assenza della parola pittorica. Entrambi nomadi e visionari: Lemercier nella rete digitale, Raciti nella trama metafisica.

Francesca Pasquali facing Luca Bellandi

La natura di Luca Bellandi si addensa e raggruma in una pittura filante che l’artista agisce sul campo, in gesti di consapevole potenza: non bisogna pensare, bisogna fare. Il pensiero è nelle mani che dipingono e così scoprono l’immagine che già c’era nella mente: bastava tirarla fuori. L’artista diventa uccello, carpa, pappagallo, fiore. E poi manichino. La natura si fa uomo. La natura di Francesca Pasquali è un luogo dove tornare: l’artista l’ha studiata bene, con i suoi occhi ne ha preso le misure, vi si è immersa con le mani. Poi ha deciso di dimenticarla a memoria, ha trovato dei nuovi materiali, plastici e industriali, e si è messa a lavorarli: Francesca piega, intesse, cuce, intreccia, assembla. Fa e disfa. Germinano nuove forme, organiche e metamorfiche. La natura diventa arte. L’arte si fa vita. 
Matteo Basilè facing Lidia Bagnoli
La materia pittorica a tinte vivaci di Lidia Bagnoli definisce il gioco e le sue serie regole: un attimo prima del movimento e dello slancio, l’opera coincide con il gesto di due bambini. Tutto è blu e giallo, luminoso, acquoreo e mutevole.  
 
La visionarietà fotografica di Matteo Basilè coglie il sonno profondo di una giovane donna. Immobile, in una veste virata nell’azzurro, Francesca riposa stagliata su un fondo nero: il suo corpo delinea un possibile paesaggio che pare proseguire nelle colline dove si staglia un misterioso osservatorio in un cielo di ghiaccio. In Bagnoli la vita, il movimento, l’energia di un voler fare ora; in Basilè il sogno, l’attesa, il mistero di un poter andare altrove.

CUBO è il museo d'impresa del Gruppo Unipol, uno spazio dove la cultura viene condivisa. Raccontiamo il patrimonio, la storia di Unipol e il ruolo sociale dell'assicurazione con il linguaggio della cultura e dell'arte, consapevoli che la cultura è il principale strumento di sviluppo, inclusione e dialogo sociale.

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