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Alluvione, Figliuolo: "I soldi ci sono ma poche domande di rimborso danni"

Il commissario alla Camera per fare il punto sulla ricostruzione: "A volte perizie costano più dei ristori". E il PD chiede il rinnovo del mandato in scadenza a giugno

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I soldi non mancano. Secondo il commissario alla ricostruzione post-alluvione Francesco Paolo Figliuolo, a mancare sono le domande di rimborso: “Il problema delle risorse mi preoccupa poco o niente - ha detto durante l’audizione in commissione ambiente alla Camera dei Deputati, come scrive la Dire - spiegando che la difficoltà dei cittadini sta piuttosto nel presentare le pratiche necessarie per ottenere i fondi: “Abbiamo poche domande in questo momento sulla piattaforma, ma è un dato che statisticamente si riscontra anche in altri tipi di tragedie. il mio obiettivo è fare impennare questa curva subito”.

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In cassa, prosegue il generale, ci sono “circa 630 milioni di euro, a cui si sono aggiunti con l’ultima finanziaria 700 milioni di euro del credito d’imposta”, per un totla edi oltre un miliardo e 300mila euro. Il problema sta appunto nella messa a terra concreta di queste risorse: "Abbiamo messo gli sportelli - sottolinea Figliuolo - per dare impulso alla ricostruzione privata, per spiegare nel dettaglio come fare le domande. Spesso il problema è trovare i periti. Questo vuol essere anche un appello agli ordini di categoria, di dare anche loro una mano perché questa tragedia ha colpito tutti". Tanti, racconta ad esempio Figliuolo, esitano a fare una perizia che potrebbe costare più del bene da risarcire.

Da un lato, quindi, la necessità di accelerare la macchina della ricostruzione. Dall’altro, però, il dovere di controllare la regolarità dei cantieri: “Non c'è un atteggiamento di burocrazia cieca e becera, ma il commissario non può accettare abusi edilizi”.

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Di tempo ne è rimasto poco: a giugno scadrà il commissariamento da parte del governo, e lo stesso Figliuolo non ha certezze della sua conferma. Uno scenario che allarma i deputati del Partito Democratico intervenuti in aula, che chiedono il bis: “Questo ci obbliga a porre con urgenza a questo governo di produrre il decreto che rinnoverà il mandato” senza correre il rischio, nel peggiore dei casi, di “dover ricominciare daccapo tutto”. E leva gli scudi su una possibile revisione al ribasso della stima dei danni: “La quantificazione che noi affermiamo è quella fatta dai territori insieme alla Regione. I numeri devono restare fermi, perché ferma sia la determinazione del governo di reperire le risorse”.

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