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Cittadinanza stranieri | Bugani vs Grillo: 'Nessuna ribellione'

"Se Grillo si arrabbierà tornerò a fare il fotografo". Un polverone mediatico e una polemica inesistente: "I giornalisti si sono divertiti". Ma il M5S è diviso sulla cittadinanza agli stranieri

“Ah, che pazienza che ci vuole – ha commentato Massimo Bugani sulla sua pagina Facebook - io non mi ribello proprio a nessuno, circondato dai giornalisti sul tema della cittadinanza ho detto che ne avrei parlato con Beppe e che gli avrei fatto sapere che in comune ci eravamo già espressi favorevolmente e che noi tre (io, Marco Piazza e Federica Salsi) avremmo votato si. Un giornalista allora ha detto provocatoriamente: e se poi Grillo si arrabbia? e io sorridendo ho risposto che al massimo tornerò a fare il fotografo! Si son messi tutti a ridere e nessuno ha riportato la notizia, Repubblica si è divertita. La seconda parte del virgolettato, quella in cui dico che è giusto dare la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da genitori stranieri".

L’ARTICOLO. Sulle pagine locali di un quotidiano nazionale il titolo pubblicato era: Bugani si ribella a Grillo “Sui nostri stranieri sbaglia". Un po’ esagerato, come spiega Bugani, che contestualizza la battuta sul tornare a fare il fotografo in un’atmosfera che ipotizza soltanto un contrasto fra i due sulla base delle dichiarazioni del politico-blogger, su cui molti grillini non sarebbero d'accordo.

IL COMMENTO SUL BLOG DI GRILLO. Beppe Grillo sul suo blog aveva pubblicato la sua posizione sulla cittadinanza agli stranieri: “Priva di senso la cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono: è una questione utile solo a fomentare lo scontro. O meglio, il senso che ha è distrarre gli italiani dai problemi reali e trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della “liberalizzazione” delle nascite”.

LA CONSIGLIERA GRILLINA SAN VITALE. Antonia Iulia Dejeu, grillina eletta nel consiglio di quartiere San Vitale di origini rumene, sempre su Facebook commenta la nota di Bugani all’articolo di Repubblica ‎"Capogruppo, o mio capogruppo!" In un commento pubblicato sul Blog di Grillo la Dejeu aveva già chiarito e argomentato la sua posizione: A mio parere si deve proprio sostenere la campagna per sancire una realtà di fatto, si riconoscono i diritti a persone che già rispettano le responsabilità connesse a quelli diritti. E' l'unica scelta di buon senso. Non possiamo rimandare la decisione a quando avremmo dei parlamentari, perché è un’ingiustizia seria e grave che dura da troppo tempo. Seguendo l’iter degli altri paesi europei, che avendo un fenomeno immigratorio di più lunga durata si sono già regolati prima, è ora che ci si pensi anche in Italia. Un segnale di sostegno a persone che sono ormai 8% (13,5% in ER) della popolazione in Italia è urgente e desiderabile. A qualsiasi livello si dia questo segnale, anche se votare l’appoggio alla campagna “L’Italia sono anch’io” nei Comuni non ha una ricaduta pratica immediata. Secondo: parliamo di una grandissima ingiustizia da sanare: vedi i ragazzi nati e vissuti qui che oggi perdono il diritto di reclamare la cittadinanza al compimento dei 18 anni perché sono stati una volta via dall’Italia per qualche mese. E i soldi che Italia ha investito nella loro crescita e istruzione? Se vengono mandati via come stranieri alla prima difficoltà di rinnovare il permesso di soggiorno la perdita è immensa. Pensate che oggi una persona che ha un antenato (bisnonno) italiano può facilmente avere il riconoscimento della cittadinanza, anche se non c’è mai stato in Italia, non conosce la lingua e non vuole venire vivere qui, ma avere più facilmente il green card o stabilirsi in un altro paese europeo ... Dire: "Ho ben altro da fare" è superficiale. Se abbiamo una morale chiara, questa non può non applicarsi, sotto la veste del buon senso, anche ai temi che ancora non abbiamo chiarito. In quanto al diritto di voto amministrativo: parliamo di persone che hanno diritto al permesso di lungo soggiorno, che rispettano tutta una serie di parametri rigidi voluti dalla triade Bossi-Fini-Maroni, hanno superato anche un esame sulla conoscenza della lingua italiana, della cultura e delle leggi. Sono persone integrate, che pagano tasse e compiono i loro doveri, ma non le viene corrisposto il diritto di partecipazione completa alla vita della comunità. Alla fine mi presento: sono consigliere circoscrizione a Bologna, romena, mediatrice culturale. Credo di essere l’unica eletta non italiana nel M5S, e tra i pochissimi attivi che non hanno (anche) la cittadinanza italiana. Questo, pensando che, se l’Italia non si adegua all’uniformità delle leggi voluta dall’UE, gli stranieri più acculturati e benestanti potrebbero snobbare l’Italia e andare nei paesi dove il loro contributo è riconosciuto, è una perdita per l’Italia e il M5S, ma non possiamo chiedere a chi è nato straniero di unirsi a noi se ci disinteressiamo ai suoi problemi e non lo trattiamo da pari.


 

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