Mercoledì, 19 Maggio 2021
Cronaca

Tentata estorsione al Bologna Fc: ex agente verso il rinvio a giudizio

La Procura intende procedere nei suoi confronti per tentata estorsione nei confronti della dirigenza del club. Nelle mail minacce e allusioni anche nei confronti del presidente Saputo

E' finito nei guai R.G, 60enne romano, indagato dalla Procura per tentata estorsione. Via Garibaldi ha consegnato all'indagato l'avviso di fine indagine, atto che di consueto precede la richiesta di rinvio a giudizio. Nei fatti l'indagato, agente di raccolta sponsor collaboratore della Innnova (che a sua volta procacciava sponsor per il Bologna Fc) avrebbe minacciato e fatto pressioni per farsi consegnare "somme di denaro non dovute per prourare a se o a terzi ingiusto profitto con altrui danno".

Sempre secondo la Procura il denaro sarebbe stato chiesto in virtù di "compensi non maturati e relativi ad asserite provvigioni" rivolgendo "anche con cadenza mensile" tra il dicembre 2016 e l'agosto 2017 ultimatum e minacce di rivolgersi alla stampa, nei confronti della dirigenza.

Sotto la lente degli investigatori sono finite in particolare quattro mail, mandate da R. al dirigente Tognozzi, all'Ad Fenucci e al presidente Saputo. In quest'ultimo caso al presidente italocanadese patron del Bologna vengono scritte il 16 giugno frasi dai toni accesi: "Per me è abbastanza io voglio essere pagato prima del 10 luglio per tutto il lavoro che ho fatto per il Bolgona! Per favore chiama Fenucci e digli di chiamarmi immediatamente!". E ancora: "Lascia che Bergamini mi consenta di prendere gli ultimi 50mila euro che mi ha rubato e che il Bologna gli ha consentito di rubarmi... stai attento".

Ma non è tutto, in un'altra mail, inviata a fine agosto in inglese sempre a Saputo, l'indagato rivolge parole ancora più esplicite: "Ho deciso di parlare con gli stessi giornalisti che hanno pubblicato il report sulla tua famiglia nel 2007". E ancora: "O troviamo un accordo tra noi o sarò costretto a parlare ad alta voce con la tua famiglia di questa vicenda".

Nell'atto di fine indagine, firmato dal Pm Ceroni e controfirmato dal Capo Amato è riportato come le somme pretese dall'indagato siano da ritenersi "assolutamente non dovute" e che per ottenere "inesistenti ragioni creditorie" l'ex agente abbia divulgato alla stampa locale una serie di "false informazioni" che avrebbero arrecato un primo danno di immagine alla società.

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