Coronavirus, Bonaccini: "Noi i più vicini a Codogno, non vanifichiamo tutto"

Il presidente della Regione torna sulle ultime decisioni restrittive prese in Emilia-Romagna

Foto Stefano Bonaccini

La salute prima di tutto. In un lungo messaggio sui social, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, torna sulle utlime decisioni prese in materia di contrasto all'epidemia da coronavirus spiegando l'importanza di non vanificare i sacrifici fatti fino ad adesso.

"Non vorremmo che a causa di comportamenti irresponsabili di chi pensa sia tutto uno scherzo o tutto sia superato - scrive in un passaggio il governatore -, a breve venissero vanificati i sacrifici sopportati e dovessimo persino richiudere ciò che abbiamo via via riaperto, come sta accadendo in qualche altro Paese europeo. Perché a quel punto, oltre al ritorno della pandemia sanitaria, avremmo certamente in aggiunta drammatica “pandemia” sociale ed economica".

Il presidente, augurando un buon ferragosto a tutti, parte da lontano e ripercorre tutti i momenti difficili trascorsi.

"Mai avrei pensato, una volta rieletto presidente lo scorso 26 gennaio, di dover affrontare e contrastare una pandemia di tali terribili proporzioni. Ho visto negli occhi il dolore e la disperazione di troppe famiglie e comunità che hanno perduto propri cari. Non mi sono nemmeno potuto permettere di piangere - scrive - perché chi ricopre pro-tempore responsabilità come la mia ha il dovere di rimanere lucido, per prendere decisioni importanti in tempi ristretti, ma anche infondere fiducia in chi lotta in prima linea negli ospedali (rischiando la prova vita per salvare quelle degli altri) e non togliere speranza ai cittadini". 

"Eravamo la seconda regione più colpita, perché l’unica che aveva in pancia il vero focolaio italiano, quello del basso lodigiano lombardo: Codogno infatti è più vicina a Piacenza che a tutti gli altri capoluoghi lombardi. E’ qui che abbiamo preso le restrizioni più robuste nel Paese - ricorda Bonaccini - fummo i primi a chiudere le scuole, a chiudere bar e ristoranti, persino impedire il jogging. Così come, era marzo scorso, decisi di dichiarare zona rossa il comune di Medicina e zone arancioni le intere province di Piacenza e Rimini (sempre d’intesa con i sindaci e il ministero della salute). All’inizio ci siamo dovuti difendere e poi abbiamo imparato ad andare persino all’attacco del virus: facciamo ogni giorno migliaia e migliaia di tamponi e test sierologici come pochi altri in Italia, per monitorare, tracciare e isolare subito coloro che vengono trovati positivi".

"Guai a pensare di avere già vinto la partita, che solo con l’arrivo del vaccino potrà dichiararsi conclusa. Il virus (pur avendo lui perso forza e noi invece innalzato la capacità di contrasto) purtroppo circola ancora, basta guardare cosa avviene in tanti paesi occidentali vicini o lontani a noi. Guai a pensare che si sia immuni, soprattutto ora che i nuovi casi riguardano soprattutto persone con meno di 40 anni e giovanissimi, che pensano probabilmente di essere invincibili".

"Se la quasi totalità delle imprese e delle attività economiche in questa regione è aperta e tante persone hanno potuto tornare al lavoro è dovuto a due fattori: lo straordinario lavoro di decine di migliaia di medici, infermieri e operatori, in particolare della nostra sanità pubblica (quella che solo pochi mesi fa alcuni proponevano di privatizzare per buona parte!) assieme alle restrizioni che abbiamo imposto agli emiliano-romagnoli, per evitare il più possibile ulteriore diffusione della drammatica epidemia".

"Ancora a maggio temevamo di aver perduto per sempre la stagione turistica ed oggi, invece, in particolare in riviera romagnola, le attività ricettive, di ristorazione, gli stabilimenti balneari e ciò che ruota attorno al turismo sono in piena funzione. Ecco, non vorremmo che a causa di comportamenti irresponsabili di chi pensa sia tutto uno scherzo o tutto sia superato, a breve venissero vanificati i sacrifici sopportati e dovessimo persino richiudere ciò che abbiamo via via riaperto, come sta accadendo in qualche altro Paese europeo. Perché a quel punto, oltre al ritorno della pandemia sanitaria, avremmo certamente in aggiunta drammatica “pandemia” sociale ed economica".

"Chi non ha capito perché, insieme a Luca Zaia, abbiamo deciso di dare una stretta ad alcuni locali (basta si rispettino le regole e tutti possono continuare l’attività) e chi ha pensato bene di ricorrere agli insulti personali se ne faccia una ragione. Non arretro di un millimetro - conclude -, al primo posto la tutela della salute delle persone".

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