Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca Via Enrico Mattei

CIE, Zampa: "Come lager e troppo costosi. In via Mattei non deve riaprire"

Per Frascaroli 'Riaprirlo sarebbe uno spreco di risorse e si rimetterebbero le persone in condizioni anticostituzionali'. Il Comune pronto a progetti alternativi per la struttura di via Mattei

Il Cie di Bologna non deve riaprire. "In caso contrario troveranno un muro altissimo e fortissimo da parte di tutti i parlamentari del territorio". A dirlo è Sandra Zampa, deputata bolognese del Pd, che questa mattina a Palazzo D'Accursio ha fatto il punto insieme all'ex ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, e all'assessore comunale al Welfare, Amelia Frascaroli, sul centro di via Mattei chiuso ormai da un anno. "E noi vogliamo conservarlo gelosamente chiuso", insiste Zampa.

Ad oggi, spiega Frascaroli, "per la Prefettura non ci sono ancora le condizioni strutturali per riaprirlo. E per noi non deve riaprire. Sarebbe uno spreco di risorse, si rialzerebbero muri e si rimetterebbero le persone in condizioni disumane e anticostituzionali". Subito dopo la chiusura, nel marzo 2013, la Prefettura diede il via a una prima tranche di lavori, grazie ad alcuni fondi da parte del ministero dell''Interno. Poi tutto è rimasto fermo. "Speriamo che anche su questo si resti fermi, che non ci siano ulteriori investimenti- insiste Frascaroli- il Prefetto è molto deciso sul fatto di non riaprire perchè in questo momento mancano le condizioni". E, assicura l'assessore, "non sta cercando altri fondi".

Ma "ogni tanto a Roma a qualcuno salta in testa che bisogna riaprire un Cie nel centro-nord- afferma Zampa- e sarebbe piu' facile riaprire quello di Bologna, che è una caserma dismessa, invece di quello di Modena che aveva un affitto molto salato". Non è detto quindi che dal Viminale non arrivino nuovi finanziamenti. "Ma anche se esce un nuovo bando per riaprire la struttura- afferma ancora Frascaroli- potrebbe anche non riaprire sotto forma di Cie".

Il Comune di Bologna sarebbe pronto a elaborare progetti alternativi per usare la struttura di via Mattei, ad esempio come centro d'accoglienza. "Abbiamo talmente bisogno di spazi che facciamo presto a fare un progetto", sottolinea Frascaroli. L'iniziativa di oggi, dunque, serve per tracciare una linea del Piave. "Io sostengo e appoggio la richiesta che è venuta dal Comune di Bologna di non riaprire il Cie di Bologna- afferma Kyenge- ma questa richiesta riguarda anche tanti altri centri in tutta Italia, la proposta viene dal territorio dalle Istituzioni locali e da una mobilitazione di consapevolezza di quello che rappresentano questi centri".

Tra le spese per il mantenimento delle persone nei Cie e per la manutenzione delle strutture, "il costo annuale è molto elevato, minimo 200 milioni all'anno, a cui sono da aggiungere le spese per i rimpatri- calcola Kyenge- bisogna cominciare a riflettere". Tra l'altro, sottolinea l'ex ministro, "molti sono dentro solo perchè sono colpevoli di aver perso il lavoro", molto spesso a causa della crisi. "Per cui credo che bisogna rivedere tutto questo- afferma Kyenge- rispetto ai tempi che stiamo passando e ai risultati molto scarsi riferiti agli obiettivi" della legge che ha istituito i Cie.

Nel 2009, il tempo di permanenza massimo nei Cie è salito da 60 giorni a 18 mesi. E Zampa ci tiene a ricordare alcuni dati. "Nel 2012 sono stati 7.944 i migranti trattenuti nei Cie- afferma la deputata Pd, citando i dati della Polizia di Stato- di cui solo la meta'' è stata effettivamente rimpatriata. Rispetto al 2010, il rapporto tra migranti rimpatriati rispetto al totale dei trattenuti nei centri è salito di appena il 2,3% e nel 2011 è stato irrilevante: +0,3%". Questo, secondo le due deputate Pd, dimostra "l'inutilità dei Cie". Zampa in particolare, oltre a quello di Bologna, segnala il Cie di Milano, che "è un lager: ci sono malati psichiatrici, tutti gli immigrati transessuali e i casi estremi. Ho invitato piu'' volte il sindaco Pisapia ad andare in visita". Invece dei Cie, sostiene dunque Kyenge, serve una "politica per l'integrazione alternativa, con centri di accoglienza al posto di questi centri. Ma il discorso è piu' ampio. Bisogna cercare alternative all''espulsione che non siano rimanere dentro un centro per 18 mesi". E occorre "rivedere tutto sia in termini di normativa sia quanto riguarda l''ingresso delle persone sul territorio". E' un tema, insiste l'ex ministro, che "riguarda i diritti umani e che anche a livello europeo deve tornare molto forte".

(agenzia Dire)

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

CIE, Zampa: "Come lager e troppo costosi. In via Mattei non deve riaprire"

BolognaToday è in caricamento