Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca Budrio

Budrio: cittadinanza onoraria ai figli di cittadini stranieri residenti in città

Da tre anni a Budrio la festa della Repubblica è diventata una vera e propria occasione per pensare a cosa significa davvero essere "cittadini", in questo caso "cittadini italiani"

Da tre anni il 2 giugno a Budrio si conferisce la cittadinanza onoraria ai bambini e ragazzi figli di stranieri che hanno completato nel nostro paese un ciclo di studi. Oggi, in particolare sono state consegnate 39 cittadinanza onorarie accompagnate da una copia della nostra Costituzione.

"L’attuale legge del 1992 non prevede lo ius soli (riconoscimento della cittadinanza sulla base del luogo di nascita), ma impone che la cittadinanza possa essere richiesta dai figli di genitori stranieri soltanto al compimento dei 18 anni. La conseguenza è far sentire un bambino diverso ed estraneo dal Paese in cui è nato e allo stesso tempo lontano dal Paese d’origine dei genitori." Così il sindaco di Budrio Giulio Pierini per cui "sentirsi cittadini significa infatti sentirsi parte di qualcosa che va oltre il singolo, significa partecipare attivamente alla vita del proprio Paese. La cittadinanza non porta all’uniformità o all’abolizione della ricchezza culturale, ma aiuta l’integrazione, mettendo le persone sullo stesso piano: stessi diritti e stessi doveri."

Dal 2013 Budrio ha perciò deciso di avviare "un percorso di inclusione e, insieme, di battaglia culturale e politica per il riconoscimento formale di ciò che è già realtà. Oggi i figli di stranieri che nascono qui, che qui crescono, vanno a scuola, che giocano i figli di italiani, non hanno la cittadinanza italiana: in pratica non hanno cittadinanza alcuna, faticano a sentirsi parte di qualcosa e a sentirsi riconosciuti e valorizzati. Questi ragazzi sono budriesi, si sentono budriesi, ma tecnicamente non sono italiani." Solo a 18 possono scegliere, nel lasso di un anno, di diventare cittadini italiani a tutti gli effetti.
"Tutto questo, semplicemente, è sbagliato e ingiusto - rimarca Pierini -. E' ingiusto verso di loro, verso le loro aspettative; sbagliato perché un riconoscimento negato produce una reazione contraria e negativa e non aiuta loro né il resto della società. Per questo abbiamo deciso di seguire l'esempio quei comuni e province che in questi anni hanno assegnato la cittadinanza onoraria a questi ragazzi. Lo facciamo però non alla loro nascita qui in Italia, ma al compimento di un ciclo scolastico: ecco, questa potrebbe essere una buona legge, quella che assegna la cittadinanza non alla nascita (ius soli), ma al rilascio di un diploma scolastico in Italia."

Una scelta, questo riconoscimento, seppur simbolico, che comunque "può creare discussione, dare l'idea che non si vogliano guardare i tanti problemi di integrazione che la presenza di stranieri in Italia ha portato e sta portando", mette le mani avanti il sindaco di Budrio, ceh a scanso di equivoci specifica che "nessuno chiude gli occhi. Così come siamo accoglienti, rispettosi, aperti – questo deve essere l'Europa di fronte a tragedie epocali come quelle a cui assistiamo tutti i giorni nel Mar Mediterraneo – allo stesso modo chiediamo e dobbiamo pretendere rispetto, rispetto delle regole, della proprietà privata, e ovviamente equità di trattamento verso chiunque nei servizi e nei benefici erogati dagli enti pubblici. Sappiamo che non è così, se non in rari casi, ma non si può neanche dare l'idea che ci sia un trattamento privilegiato per qualcuno."

Il punto, per il primo cittadino, però è che "la politica e le istituzioni devono avere la capacità di separare i problemi, per non semplificare sempre tutto: sul punto che riguarda l'accoglienza che è l'essenza della nostra convivenza civile (non qui, in tutta Europa) non mi muovo di una virgola. A Budrio dallo scorso autunno abbiamo accolto e stiamo ospitando 12 ragazzi all'interno dell'operazione Mare Nostrum. Stiamo gestendo bene questa presenza a Budrio e in tutto il distretto Pianura Est: alcuni dei ragazzi lavorano come volontari nella pulizia di aree pubbliche e nelle feste di paese com'è successo nella scorsa edizione di Primaveranda. Una risposta concreta alle polemiche e alle paure, un primo passo verso l'integrazione e la conoscenza reciproca."

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