Finto appalto per frodare il fisco, nei guai nota azienda

Sequestrati oltre 550mila euro dalla Guardia di Finanza, ovvero il presunto ammontare dell'imposta evasa

Evadeva le imposte grazie a dei finti licenziamenti collettivi, mantenendo in realtà i lavoratori al loro posto tramite un contratto di appalto simulato, l'azienda di Zola Predosa, in provincia di Bologna, finita nel mirino della Guardia di finanza bolognese.

Per questo i finanzieri fanno sapere di aver eseguito, su disposizione del gip Domenico Truppa, un sequestro di disponibilità bancarie per 568.621 euro, pari al valore delle imposte evase, nei confronti dell'amministratore unico (a cui sono stati sequestrati 558.081 euro) e del presidente del Cda (per lui il sequestro e' di 'soli' 10.540 euro) di un'azienda, indagati per una frode fiscale realizzata emettendo, tra 2013 e 2018, fatture false per circa 2,6 milioni di euro.

L'azienda, a quanto si apprende, sarebbe 'La vecchia malga', specializzata nella vendita di prodotti enogastronomici di qualità, e per i due, un 73enne e il figlio 45enne, è stato emesso l'avviso di fine indagine, che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. L'inchiesta, coordinata dal pm Manuela Cavallo e condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria, nasce, spiegano le Fiamme gialle, da "un'altra attività investigativa condotta dalla Procura di Bari, che aveva svelato l'esistenza di un meccanismo fraudolento ideato da un consulente del lavoro pugliese, che proponeva alle società che assisteva di 'esternalizzare' fittiziamente i propri dipendenti tramite la loro formale assunzione da parte di una srl con sede a Monopoli, in provincia di Bari".

In sostanza, il professionista suggeriva ad ogni cliente di "licenziare il proprio personale per farlo poi riassumere dalla società pugliese che garantiva, tramite un contratto di appalto simulato, la continuita' delle prestazioni lavorative dopo i licenziamenti".

Lo schema fraudolento messo in piedi dal consulente del lavoro pugliese, proseguono i finanzieri, è stato replicato anche con la società di Zola Predosa "grazie alla stipula con la srl di Monopoli di un contratto di appalto simulato per la fornitura di servizi relativi alla produzione e vendita di prodotti alimentari da svolgersi nella sede della ditta bolognese, mentre di fatto tra le due contraenti c'era un mero rapporto di somministrazione di manodopera".

Questo stratagemma, sintetizza la Guardia di finanza, "consentiva alla società bolognese di mantenere alle proprie dipendenze circa 55 lavoratori senza sopportare i relativi oneri contributivi", e di lucrare anche "il risparmio di imposta derivante dall'utilizzo indebito dell'Iva indicata nelle false fatture, pari a circa 2.600.000 euro, emesse tra il 2013 ed il 2018, a fronte del contratto di appalto che in realtà nascondeva un'illecita somministrazione di manodopera".

Dal canto suo l'azienda pugliese "lucrava il corrispettivo derivante dall'appalto e beneficiava illecitamente degli sgravi contributivi previsti per l'assunzione di personale reduce da licenziamenti collettivi".

A sostegno dell'ipotesi accusatoria, concludono le Fiamme gialle, sono stati raccolti "molteplici elementi probatori, dal momento che l'appaltatrice di Monopoli non risultava disporre dei mezzi e delle strutture necessarie all'adempimento dell'obbligazione, mentre la gestione del personale dipendente, che spesso non era nemmeno consapevole dell'avvenuto avvicendamento, restava di fatto in capo all'originario datore di lavoro". (Ama/ Dire)

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