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Maxi-truffa milionaria per un incidente mortale: nel mirino nota compagnia di assicurazioni

Un complesso sistema fatto di studi legali compiacenti, riconducibile a un esperto in materia di antinfortunistica. Due misure cautelari disposte dal Gip

Di vero ci sarebeb stato solo l'incidente, purtroppo costato la vita a una donna di origini nigeriane nel 2014, nell'hinterland milanese. Tutto il resto della vicenda -secondo quanto emergerebbe dalle indagini- era una truffa milionaria.

Il Gip del tribunale di Bologna Domenico Panza ha infatti emesso un'ordinanza di misura cautelare, a carico di due soggetti, S.T., cittadino italiano e titolare di una agenzia di infortunistica, e un cittadino romeno di 36 anni, E.O.. i due, insieme ad altri indagati sono accusati di aver orchestrato una complessa quanto ingegnosa truffa ai danni dell'istituto di assicurazioni bolognese Unipolsai.

L'indagine è stata coordinata dalla procura di Bologna dal pm Michele Martorelli, e portata avanti dalla polizia stradale di Bologna e dalla questura di Latina. A vario titolo, insieme ai primi due sono indagati anche i legali dello studio legale partner della infortunistica e la relativa segretaria.

La truffa milionaria del risarcimento danni

Tutto è iniziato con un pagamento di circa un milione e 800mila Euro, a titolo di risarcimento dei danni conseguenti la morte della donna. I fatti risalgono al gennaio 2016, quando lo studio legale ha avanzato una prima richiesta risarcitoria a Unipolsai, quale delegato dagli eredi del de cuius, e cioè la donna deceduta a seguito del sinistro stradale, avvenuto nel maggio 2014, nell’hinterland milanese.

La cosa è finita davanti ai giudici, e con una sentenza del febbraio 2019 emessa dal tribunale civile di Roma, i legali dello studio ottenevano prima il pagamento e poi il pignoramento di oltre due milioni e mezzo di Euro.

Secondo quanto riferiscono gli investigatori, per effetto della notifica presso sei istituti di credito utilizzati dalla Unipolsai stessa, gli atti in questione hanno provocato il blocco di oltre 16 milioni di euro nonché l’operatività della stessa compagnia di assicurazioni. Durante tale fase e al fine di sbloccare la situazione creatasi con tale provvedimento Unipolsai ha pagato quanto richiesto, con assegni intestati agli eredi, uno per ciascun beneficiario, che non venivano però incassati dai beneficiari e lasciati scadere.

Tale inaspettata situazione appariva ingiustificata ai liquidatori i quali - sottolineano ancora gli investifatori - non potevano certo intuire che, tutto ciò, faceva parte -secondo quanto emergerebbe dalle indagini- di uno studiato sistema truffaldino.

Una nuova richiesta di versamento: spunta un misterioso beneficiario

Infatti, nel marzo 2020 i legali dello studio legale in questione avanzavano una nuova istanza nella quale richiedevano che l’importo dovuto, in un’unica soluzione, doveva essere versato su un conto corrente di una banca russa, il cui intestatario risultava O.E., cittadino rumeno di 36 anno, a seguito di una procura speciale asseverata da un notaio nigeriano.

Trattandosi di una operazione bancaria verso un paese sottoposto ad embargo (Russia), i più approfonditi accertamenti portavano alla luce che il cittadino rumeno in questione era già noto alle cronache giudiziarie quale componente di un gruppo che avrebbe lucrato indennizzi da sinistri stradali in cui erano coinvolte persone straniere.

Tale novità, portava la compagnia a svolgere indagini più approfondite tramite un investigatore privato, le cui risultanze portavano la società a depositare formale querela presso la procura della Repubblica del tribunale di Bologna. Il magistrato incaricato, il sostituto procuratore Dr. Michele Martorelli, delegava la squadra investigativa del compartimento Polizia Stradale di Bologna per le necessarie indagini. Indagini che evidenziavano come i legali dello studio, sotto la regia del titolare occulto S.T. e il suo faccendiere rumeno E.O., avrebbero prodotto falsa documentazione, apparentemente emessa da un notaio nigeriano, dove si attestava la volontà dei famigliari della defunta a procedere legalmente nei confronti degli istituti assicurativi italiani, al fine di ottenere un risarcimento.

Gli investigatori parlano di "una perfetta, o quasi, organizzazione truffaldina ben architettata e contornata di legalità poiché patrocinata da un insospettabile studio legale", sottolineando come "la 'mente' va individuata in S.T., che per decenni ha investito la propria attività professionale nell’ambito dell’infortunista stradale e del lavoro". A lui sarebbero attribuibili "le strategie e la scelta dei sinistri di cui occuparsi mentre E.O., fratello della compagna del S.T., risulterebbe una sorta di “Longa Manus” di quest’ultimo sia nella ricerca di potenziali affari, sia nella ricezione e messa a disposizione degli introiti a lui versati".

Nelle prime ore di oggi, l'epilogo. Il personale del compartimento polizia stradale di Bologna e della questura di Latina, ha dato esecuzione al provvedimento a carico del titolare della agenzia infortunistica, mentre sono in corso le ricerche di E.O. Nella circostanza sono state eseguite cinque perquisizioni domiciliari e presso lo studio legale. Risultano infine anche indagati i due avvocati dello studio la segretaria, per aver concorso alla formazione di alcuni atti e alla conservazione “occulta” delle pratiche.

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