Erika Bertossi

Collaboratrice cronaca ed eventi

L'ennesimo commento (inutile) sul film dell'estate: "Barbie" aldilà del bene e del male

Chi l'ha detto che questo film avrebbe dovuto insegnarci qualcosa? Quante responsabilità addossate a un giocattolo che a otto anni non rappresenta affatto un modello da seguire, ma lo strumento per un'immaginazione: meglio cambiare pannolini ai bambolotti o abiti a Barbie?

È stato già scritto tutto ed è effettivamente superfluo aggiungere un'altra recensione/commento/critica al film dell'estate (ebbene sì, lo è che vi piaccia o no), ma visto che la rete è illimitata e che c'è un gran chiacchiericcio sul ti è piaciuto/ti ha fatto schifo, io non sono il tipo che trovi al cinema a vedere Barbie o perché nessuno mi ha detto che non è un film per bambini? e bla, bla, bla, ci sta che uno butti giù una lista di considerazioni da condividere con degli sconosciuti, visto che con gli amici l'abbiamo già fatto. 

Le basi: "Barbie" è un film di Greta Gerwig (regista e sceneggiatrice specializzata nel low budget, la conoscerete forse per 'Lady Bird' e 'Piccole donne') con Margot Robbie (quella di 'Tonya' e 'Once upon a time' di Tarantino) che interpreta Barbie e Ryan Gosling (vabbè, l'attore di 'La La Land', quello con gli occhi vicini) che sul grande schermo fa Ken. Fino a qui, lo sanno tutti. Uscito il 20 luglio '23 e prodotto dall'azienda di giocattoli Mattel (la stessa che produce la 'bambola') è una pellicola da un miliardo di dollari al botteghino globale e circa 17 miliari di euro in Italia (sempre in crescita). 

Barbie: il film il 12 agosto all'Arena Puccini

Non mi aspettavo chissà che cosa da questo film, ma il richiamo è stato irresistibile e nonostante i commenti letti e ascoltati in giro (giammai, che scempio, proprio la bambola che ha messo in giro quel terribile modello di donna perfetta...) ho infine scelto da che parte stare fra il non mi troverete mai in un cinema in cui danno Barbie e vado a vedere Barbie e sì, mi metto anche un vestito rosa e ho fatto proprio bene perché ho riso, mi sono divertita e mi sono ritrovata nei panni della bambina che ero, quella che non culla bambolotti per farli addormentare dopo il ruttino immaginario, ma che impugnando forbicine dalla punta arrotondata passa il tempo a creare abiti con i tovaglioli di carta e i ritagli di stoffa (gentilmente omaggiati dal tappezziere a ogni cambio di catalogo) affinchè la sua mini stangona bionda possa essere sempre adeguata ai mille impegni e alle innumerevoli avventure che l'aspettano, guidata con lunghi balzi dalla manine di una ottenne. Senza mai pensare che da grande sarei dovuta essere come lei e quindi ben lontana da qualsiasi senso di inadeguatezza. 

Ed è proprio dalla differenza fra il bambolotto da accudire giocando a essere la sua mamma e una action-figure snodabile, pettinabile e dai mille look che comincia il film. La citazione è evidente e diverte (pare sia piaciuta anche agli eredi del regista): come gli ominidi di "2001 Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick, un gruppo di bambine che dapprima sono occupate a prendersi cura delle loro bambole rudimentali ("Sin dall'inizio dei tempi, da quando è esistita la prima bambina, ci sono state le bambole...") dando loro il latte, facendo il bucato, facendole addormentare e così via. A un certo punto però qualcosa cambia e se nel capolavoro di Kubrick l'apparizione era un quella di un monolito, qui c'è lei: una gigantesca Barbie. La prima, quella del '59 con il vitino da vespa e il costume intero a righe bianche e nere. La reazione delle bimbe è immediata: iniziano a distruggere i bambolotti con cui hanno giocato fino a un momento prima. Uno di essi, roteando verso il cielo mezzo distrutto, riprende l'osso animale di Kubrick. Da lì, al posto dell'astronave, sappiamo bene che bionda ci attende...

Barbie il film  (4)

Come inizio niente male: io l'ho apprezzato (e pare anche gli eredi di Kubrick). Tutta la prima parte della pellicola in effetti è divertente e ironica. Il viaggio dentro Barbieland ti porta a voler riconoscere i modelli e scorgere la tua preferita: Barbie Tropical, Barbie Rock'n Roll e Barbie Fior di Pesco per quanto mi riguarda. E capita anche di riconoscere Barbie "stramba" che è quella coi capelli tagliati corti da manine umane (le forbici, sempre quelle con le punte ben poco affilate e arrotondate di prima) e colorati con i Turbo Giotto in pieno stile Punk (l'epoca in fondo era quella). Credo che nella realtà avesse i piedini spesso mordicchiati dai fratelli più piccoli. 

Insomma, senza svelare particolari e dettagli della trama del film (già noti ai più), si scopre chi è davvero Barbie e a quale esistenza perfetta sia destinata: assecondata, stimata e amata (da un Ken che vive solo in funzione di lei) ma che a un certo punto passa dal suo mondo a quello degli umani per portare a termine una missione. Essendosi intanto raddrizzati (umanizzati) i suoi piedi (che hanno perso l'inconfondibile forma da tacco 12) le regole del product placement impongono sandali da frate. La scena è carina perché Barbie stramba tiene in una mano una bellissima decolletè rosa gioiello Manolo Blahnik e nell'altra delle Birkenstock: la protagonista deve scegliere con cosa calpestare il mondo umano. Naturalmente io non condivido la scelta della biondona. 

Barbie scarpe

Barbie, passato il confine, si imbatte prima di tutto in un cat calling da cantiere e poi in tante altre espressioni di disparità di genere. Questa avventura la vive anche Ken (non avrebbe dovuto...), che scopre al contrario proprio qui da noi per la prima volta cosa sia il patriarcato e decide di importarlo lì da lui, dopo averlo assimilato a modo suo e averlo impacchettato con un bel look che tamarro è dire poco. Illuminato, si sente di poter rivoluzionare Barbieland e comincia in effetti a farlo una voltab rientrato. Compone anche una canzone dal titolo I'm just Ken nella quale racconta la sua frustrazione nell'esseresi sentito sempre  'il secondo violino'...E la canzone ci piace!

"Cause I’m just Ken
Anywhere else I’d be a ten
Is it my destiny to live and die a life of blonde fragility?
I’m just Ken
Where I see love, she sees a friend
What will it take for her to see the man behind the tan and fight for me?"

Non ci aspettavamo un capolavoro, ma devo dire che il nostro mondo descritto così come viene fatto nel film rosa (attraverso gli occhi di Barbie che conosceva solo l'universo Barbiecentrico) è sì da riso amaro, ma con un certo stile: tralasciando il discorso sul posto che occupano le donne nella società, che solo in apparenza è paritario all'uomo, diverte il sarcasmo sul politically correct (che negli USA ha le sue manifestazioni più estreme) perchè viene fuori che se lo dici bene puoi dire tutto. Ma il senso poi è sempre quello. Scelte irriverenti e il tema costante del "femminile" hanno reso "Barbie" un fenomeno globale sul quale si ha per forza qualcosa da dire (meglio avendolo visto prima magari che rifiutandosi per dire poi qualcosa comunque). Il mio qualcosa da dire è che mi sembra davvero esagerato attribuire a un giocattolo tutta quella responsabilità, tutta quella perfezione che secondo tante voci avrebbe creato modelli irraggiungibili e quindi frustranti.  

Segnali di culto, dress code in sala e in negozio: tutti in rosa, capsule collection ad hoc 

Cosa mi metto per andare al cinema? Non è che normalmente ci si ponga questo dilemma (fatta eccezione per quelle sale in cui d'estate non accendono l'aria condizionata e d'inverno spengono il riscaldamento) ma a quanto pare il film di Barbie ha fatto scattare un meccanismo cromatico importante e basta guardare le file davanti alle biglietterie e le persone sedute in sala per notare che il rosa spicca su qualsiasi altro colore. Non solo. Alcuni brand, principalmente di fast fashion, hanno dedicato alla mitica bambolina una piccola collezione dedicata: è il caso di Primark, Zara, Bershka e Mango. Ma la Barbie-mania non ha risparmiato neppure gli scaffali del supermercato e anche le salse strizzano l'occhio ai due protagonisti della pellicola. Ebbene sì, stavolta c'è anche Ken. 

Heinz Barbie

Barbie auto-test: cosa sì e cosa anche no

Ho riso? Sì. Quando? La scena Birkenstock versus decolletè. Ho pianto? No. Mi sono commossa? Mai. Mi sono annoiata? Un pochino, nella seconda parte del film (troppo allungata, a tratti lenta). La delusione più grande: non c'era il mitico ascensore che si bloccava sempre perché la cordicella si arrotolava. Il film Barbie dà risposte importanti sul ruolo della donna? No. Il film Barbie rivela cosa vogliono le donne? No. E' un film per bambini? No, non sotto i 12 anni. Da rivedere? Anche sì. Personaggio preferito? Allan, l'amico di Ken "che può indossare anche i suoi abiti"

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