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Il mestiere dello 007: 'Tradimenti sì, ma staniamo anche i dipendenti che fanno i furbi"

Un'intervista a Franco Ponzi per conoscere meglio il mestiere del detective: "Per il 60% lavoriamo per le aziende. Assenteismo e finte 104, i datori di lavoro ci pagano per smascherare i furbetti. Molti anche i casi che però ci troviamo a rifiutare"

Immaginare la professione di investigatore privato è complicato: difficile non cadere nell'errore di considerarlo in modo superficiale esclusivamente un cacciatore di adulteri impegnato in pedinamenti e appostamenti notturni, oppure un affascinente sciogli-misteri che vive nel buio di un ufficio decadente tra il fumo della sua pipa e i clienti stravaganti. 

Forse la verità sta nel mezzo. Certo è che l'atmosfera all'agenzia Ponzi di via dei Mille evoca le spy-story anni Quaranta e Cinquanta, con tanto di foto che ritraggono il fondatore Tom (la sua fu la prima agenzia in Italia) in pose decisamente da film noir, ma anche insieme ad alcune dive dell'epoca (Gina Lollobrigida per esempio): Tom Ponzi oltre che come detective, ebbe notorietà anche come attore per il piccolo schermo (nel '70 diede il suo volto al commissario Sciancalepre in una mini serie della Rai) e fu probabilmente in questo ambiente che ebbe modo di incontrare le personalità ritratte con lui in bianco e nero.   

E' Franco Ponzi, nipote di Tom e figlio di Vittorio (che con lo zio gestiva l'agenzia) a raccontare la professione di detective privato, a partire dai casi più frequenti che bussano alla porta dello studio bolognese per finire a parlare anche di quelli che deve rifiutare, viste le richieste bizzarre: "Quando mi chiedono di fare cose illegali (senza saperlo) dico con sarcasmo, che tanto vale fare una rapina in banca". 

Fra le nuove mansioni degli 007, come viene annunciato anche dalla CON.IPI, la Confederazione Nazionale Investigatori Privati Italiani, adesso anche quella di stanare i ” furbetti” del cartellino: "Via libera dalla Corte dei Conti che autorizza il dirigente pubblico ad avvalersi anche di detective privati per scovare il furbetto di turno - si legge nelle ultime notizie della confederazione - A ricorrere a investigatori esterni era stato il presidente di una compartecipata del Comune di Arco (Trento): i giudici contabili si sono espressi proprio su suo appello, visto che gli era stata addebitata la spesa per le indagini. Per la Seconda sezione giurisdiziale centrale d’appello della Corte deve infatti ritenersi che l’urgenza abbia indotto «ad utilizzare il mezzo che appariva attendibilmente più idoneo, anche per la prevedibile maggiore rapidità d’intervento, a disvelare il comportamento del dipendente sospettato di svolgere attività retribuita presso terzi nel periodo di congedo parentale»". Attenzione dunque dipendenti, potreste avere alle calcagna un investigatore privato. 

Quali sono le ragioni che portano aziende e privati a rivolgersi a un investigatore?

Il 60% dei nostri clienti si rivolge a noi per investigazioni commerciali/industriali: frequenti le richieste per controllare dipendenti assenteisti, verifiche su usi improprii della legge 104 (permessi retribuiti per disabili o assistenza malati in famiglia), concorrenze sleali, brevetti e simili. Il restante 40% sceglie di assumere un investigatore per ragioni che rientrano nella sfera privata: infedeltà, genitori che fanno controllare i figli perchè temono che non vadano a scuola o frequentino brutte compagnia, ricerca di eredi, colf che rubano, lettere anonime...C'è poi tutta quella parte che riguarda le frodi assicurative, per le quali spesso collaboriamo con la Polizia Stradale. 

In generale c'è dunque un rapporto di collaborazione con le forze dell'ordine?

Certamente. La nostra professione è disciplinata dall'articolo 222 del nuovo codice penale: siamo legittimati a raccogliere prove nella sfera privata e familiare/matrimoniale, oppure nel campo industriale. Nel momento in cui il cliente decide di fare denuncia, allora tutto passa nelle mani delle forze dell'ordine. 

Le capita di non accettare dei casi? Quali sono le richieste più assurde che le siano capitate?

Accade molto, molto spesso. Di esempi ne avrei molti, ma gliene racconto uno recente. Si è presentata nel mio ufficio una donna sull'ottantina (una nonnina insomma) e con un giro di parole mi ha fatto capire che voleva far malmenare una persona. Naturalmente ho accompagnato la signora alla porta spiegandole che non facciamo cose del genere e che non dovrebbero farlo neppure altri. Capita spesso anche che delle persone arrivino qui e mi chiedano dei tabulati telefonici: di solito rispondo che facendo una rapina in banca rischiano di meno. Giusto per far capire bene cosa è legale e cosa no. 

Lavorate anche alle scomparse. Qualche caso risolto, magari particolare?

La nostra agenzia anni fa ritrovò, a seguito di un impegnativo lavoro di ricerca, un uomo che si era arruolato nella legione straniera. Fu un bel colpo, messo a segno appena in tempo: se avessimo tardato di poco avremmo definitivamente perso le sue tracce. 

Le evoluzioni tecnologiche hanno cambiato e semplificato la vita di tutti noi. Immaginiamo quanto siano diventati indispensabili alcuni strumenti per chi fa l'investigatore privato...

Beh, le cose sono cambiate molto da quanto utilzzavamo i ponti radio e di fermavano a telefonare alla cabina telefonica. La prima svolta è stato l'avvento dei navigatori satellitari: i sedili posteriori della mia auto erano letteralmente sommersi da mappe e cartine, indispensabili per i pedinamenti, che spesso vanno anche fuori dalla zona di appartenenza naturalmente. Il fatto di avere a disposizione (e poter acquistare anche online, con notevole semplicità) gli spy-phone non significa che sia legale spiare le persone, ascoltare le conversazioni, leggere le chat: attenzione alle investigazioni fai-da-te, che spesso non portano a nessun risultato, spesso a qualche guaio. 

In quanti siete a Bologna?

Siamo in sei in agenzia, tutti altamente qualificati e ognuno ha delle competenze specifiche che vengono messe in gioco a seconda dei casi che entrano in agenzia. E tutti dobbiamo essere anche un po' psicologi...

Come viene calcolato il compenso di un investigatore privato?

Semplicemente con una tariffa giornaliera sulla quale pesano naturalmente gli spostamenti, che possono essere di qualche chilometro oppure di qualche centinaia di chilometri. 

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