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Aggressioni in ospedale, Gibertoni: "Allo studio giubbetto difensivo"

L'ultima frontiera della serie di contromisure messe in campo da Ausl per contrastare il fenomeno

Un "gilet protettivo dotato di dispositivi anti aggressione che inibiscono il contatto fisico". Questa la sommaria descrizione dell'ultima frontiera di contrasto alle aggressioni ai danni del personale sanitario, culminata in un episodio occorso nel weekend con il ferimento di sei persone tra medici e infermieri, dopo le escandescenze di un soggetto al triage del Pronto soccorso dell'ospedale Sant'Orsola.

Poco si conosce ancora del dispositivo in particolare, ma è da tempo che la questione è sul tavolo. Si contano infatti in continuazione gli episodi di violenza, verbale o fisica, nei confronti dei sanitari impegnati nei turni del Ps. Tra le contromisure già approntate si annovera la convenzione con alcuni istituti di vigilanza e la formazione del personale anche con corsi di autodifesa, mentre secondo una road map, entro l'anno dovrebbero arrivare anche telecamere e un sistema di pulsanti per chiedere aiuto più facilmente da arte degli operatori sanitari.

Aggressione al Pronto soccorso: feriti in sei tra medici e infermieri

Gli fatti dell'altro giorno "non possono essere tollerati in alcun modo - ci tiene a precisare Chiara Gibertoni, direttrice dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna - e il tema della sicurezza degli operatori è al centro dell'attenzione e insieme alle organizzazioni sindacali stiamo cercando ulteriori azioni oltre a quelle messe in campo fino ad ora. E' evidente che gli sforzi compiuti non sono ancora sufficienti".

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