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Dozza, detenuto 37enne trovato senza vita: "Errore definirla morte per malattia"

Un uomo di 37 anni è morto in carcere, forse d'infarto. Lo rende noto il Coordinatore Provinciale della Uil Penitenziari che analizza il contesto in cui è avvenuta. Alla Dozza, su una capienza regolare di 500, oggi sono rinchiusi 900 detenuti

Foto Uil Penitenziari

Un uomo di 37 anni è morto nel carcere della Dozza, probabilmente d’infarto, Lo rende noto il Coordinatore Provinciale della Uil Penitenziari di Bologna Domenico Maldarizzi

N.U., nigeriano di 37 anni, in carcere per i reati di cui all'art.73 e 80 DPR 309/90 (connessi agli stupefacenti - ndr), è stato scoperto  questa mattina da un Agente di Polizia Penitenziaria che, appena accortosi dell’accaduto, ha subito avvisato il sanitario di turno, che ha avviato le procedure d’urgenza con l'intervento  del 118 che non ha potuto far altro che constatare il decesso.

"Sarebbe un errore rubricare morte per malattia il decesso di quest’uomo – afferma Domenico Maldarizzi - perché il problema è il contesto in cui è avvenuta. Al carcere della Dozza, su una capienza regolare di 500 detenuti ad oggi ne sono ristretti circa 900".

'LO SCATTO DENTRO'. La stessa Uil Penitenziari, nel settembre scorso, aveva reso nota un'indagine condotta alla Dozza, un po' migliorata dal 2008, quando, a seguito delle denunce, l'allora sindaco Cofferati inviò gli ispettori: 232 detenuti in attesa di giudizio, 134 in attesa di appello, 65 di Cassazione, 12 incarcerati per mafia, 31 per camorra, 18 per 'ndrangheta e 1 per affiliazione alla Sacra Corona Unita. 481, praticamente la metà, sono condannati con sentenza definitiva e 9 a "fine pena mai", ovvero all'ergastolo.

Al 31 dicembre del 2013 nelle 203 strutture penitenziarie per adulti erano ristrette 62.536 (59.842 uomini e 2.694 donne) persone a fronte delle 65.701 (62.897 uomini e 2.804 donne) detenute alla stessa data del 2012. Oltre al calo delle presenze complessive, afferma il sindacalista della Uil Penitenziari, il 2013 fa registrare importanti e generalizzate diminuzioni degli eventi critici più significativi. Un segnale incoraggiante che premia i sacrifici e la professionalità del personale impegnato nelle frontiere penitenziarie, ma che è anche conseguenza di scelte intelligenti operate dai vertici del DAP.
L’auspicio, conclude Maldarizzi, è che il Governo, Cancellieri in testa, ma il Parlamento, lavorino per sostenere lo sforzo organizzativo ed innovativo posto in campo dall’Amministrazione Penitenziaria garantendo mezzi e risorse idonee oltre a mettere in campo misure concrete (strutturali, giuridiche e organizzative) per garantire un trattamento dignitoso e rispettoso della persona in regime carcerario.

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